[FF11] Non avere paura del buio


Don’t Be Afraid of the Dark (USA, 2011)

di Troy Nixey
con Bailee Madison, Guy Pearce, Katie Holmes

Tanto quanto qualsiasi film diretto da Guillermo del Toro merita tutte le attenzioni, le buone intenzioni e le belle speranze di questo mondo, è ormai evidente che qualsiasi film prodotto da Guillermo del Toro ha ampie probabilità di rivelarsi una cagata invereconda. È per esempio il caso di questo Don’t Be Afraid of the Dark, che sembra talmente un film di Del Toro da sfiorare la parodia: è raccontato dal punto di vista di una bambina, ha le creature fantastiche e affascinanti, balla sereno avanti e indietro fra la fiaba e l’orrore tutto il tempo… gli manca solo il contesto storico latineggiante. Il problema è che si tratta di materiale che può rendere solo se gestito da un regista con le palle e il talento di Del Toro, mentre l’esordiente Troy Nixey ne tira fuori una specie di ridicolo filmetto che sembra la versione stupida di Gremlins. Anzi, di Critters.
La storia. Una bambina talmente brutta e antipatica che potrebbe essere la figlia di Katie Holmes ha i genitori separati ed è un po’ isterica. La madre la riempie di psicofarmaci e la spedisce a vivere col padre, Guy Pearce, che sta ristrutturando un’antica magione assieme alla sua nuova sgarzolina. Che guarda caso è Katie Holmes. Purtroppo vuole il destino che nascoste in un cunicolo sotto la cantina della magione vivano delle strane, inquietanti, dispettose, affamate, incazzate nere creaturine realizzate con della computer grafica appena decente. Ovviamente la bambina protagonista si convince che siano i suoi nuovi migliori amici, le libera e scatena il putiferio.
Un putiferio che, purtroppo, non ha né il fascino divertente e un po’ lugubre di Gremlins, né quello trash e bruttarello di Critters. È solo una triste tiritera di luoghi comuni dell’horror, accompagnata da effetti speciali di poco conto e creature che son convinte di far paura ma fanno in realtà poco più che ridere. Aggiungiamoci la pessima scelta di abbandonare, a circa due terzi di film, il punto di vista della bimba protagonista per spostarsi altrove, ed ecco che quel poco di sensato che c’era va a farsi benedire. Un fallimento completo, un film di una tristezza infinita, certo non una roba per la quale possa valere la pena di sorbirsi novanta minuti di Katie Holmes. Che, fra l’altro, l’ho scoperto proprio con questo film, ha una voce perfino più insopportabile delle sue smorfiette.

Ho dato al post il titolo in italiano perché mi sono fidato di IMDB, che sostiene sia quello. Sostiene anche che il film nello Stivale uscirà a gennaio 2012, nientemeno. Considerando la ciofeca che è, non sto a farmi lo sbattimento di aspettare gennaio per pubblicare il post. In questa sede, comunque, voglio fare i miei complimenti ai geni che hanno selezionato le foto promozionali (e ai geni supplementari che le hanno inserite nel catalogo del Fantasy Filmfest), considerando che ce n’è una che mostra in maniera chiara il finale del film. Sul serio, c’è una foto che, se la vedi, e io l’avevo vista, (1) già durante il prologo capisci che fine farà uno dei protagonisti, (2) arrivato a metà film capisci che la situazione dipinta in quella foto è il finale del film e (3) qualsiasi possibilità di provare anche solo un minimo di tensione durante la scena finale va ovviamente a farsi benedire. Bella prova.

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