[FF11] A Lonely Place to Die

A Lonely Place to Die (UK, 2011)

di Julian Gilbey
con Melissa George, Ed Speleers, Sean Harris

Un gruppo di amici e conoscenti si ritrova nelle Highland scozzesi per farsi una sana dose di scalate. Durante una scampagnata nei boschi, però, scovano una bambina esteuropea imprigionata in un modo che non svelo perché è troppo bello. Ovviamente la liberano e se la portano via. Altrettanto ovviamente, è la classica situazione in cui chi non si fa gli affari suoi finisce nei guai grossi. Ed è così che ha inizio un film tutto brividi, azione, inseguimenti, sparatorie e morti ammazzati che ho trovato di un ridicolo, un noioso e un banale allucinanti. Spulciando fra le external reviews di IMDB, però, leggo in giro quasi solo entusiasmo per questa minchiatona, e mi chiedo allora se non possa essere io ad averla affrontata nella maniera sbagliata.

Il problema principale, per quanto mi riguarda, sta nella regia tutta esaggerata, nell’eccessivo prendersi sul serio – con qualche spunto di impacciata e un po’ ridicola autoironia lasciato nelle mani dei cattivi di turno – e in un utilizzo delle musiche delicato come un rinoceronte in calore. Mi è bastato il prologo del film, con quella regia tutta spettacolino e quelle musiche roboanti, a farmi uscire completamente dall’atmosfera giusta, senza che ci fosse modo di tornare dentro. Colpa mia, senza dubbio.

Ma colpa (anche) soprattutto delle musiche, davvero. Qualsiasi cosa succeda, partono gli archi, intensi, colossali, trascinanti. Si rompe una corda a metà scalata e partono gli archi. Qualcuno urla e partono gli archi. Uno si mette a correre e partono gli archi. Aprono una bottiglia d’acqua e partono gli archi. Uno starnutisce e partono gli archi. Si alza un filo di vento e partono gli archi. Sorge il sole e partono gli archi. Melissa George alza un sopracciglio e partono gli archi. Ma che palle.

Molte delle scene di ‘sto film mi sarebbero probabilmente piaciute da matti, se ci fosse stata una colonna sonora un po’ meno impegnata a farti sentire in un kolossal d’azione. Le altre scene no, non mi sarebbero piaciute comunque, perché sono troppo tirate per le lunghe e troppo pompose nella regia, senza che ci sia mezza idea a renderle interessanti. Insomma, dupalle.

E il vero dramma è che per guardare ‘sta roba mi sono perso la diretta dei primi tre periodi di gioco fra Italia e Germania

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