Captain America – Il primo vendicatore

Captain America – The First Avenger (USA, 2011)
di Joe Johnston
con Chris Evans, Hayley Atwell, Sebastian Stan, Hugo Weaving

In mezzo a tanti film che escono settimane, mesi, anni prima rispetto all’Italia, Captain America è al contrario uscito qui in Germania più tardi. Non so come cacchio è che funzionino ‘ste cose, ma il risultato è che ho dovuto aspettare di tornare da Colonia per poterlo vedere e ne scrivo quindi adesso, a completare una tripletta di post un po’ tutta supereroi. Bello, no? Comunque, Captain America mi è piaciuto. Arriverei quasi a dire che mi è piaciuto parecchio, ma non voglio allargarmi troppo. È stato però curioso andare a vederlo dopo averne letto un po’ dappertutto sui siti e i blog che seguo regolarmente, soprattutto perché farsi un parere su come fosse questo film era impossibile. Captain America ha generato tutto lo spettro delle possibili opinioni su un film di supereroi in una scala che va da Elektra a Il cavaliere oscuro e il bello è che l’ha fatto non solo in termini di gradimento generale, ma anche proprio di pareri sui singoli elementi del film.

Per dire, da più parti ho letto che si prenderebbe molto (troppo) sul serio. Eh?

No, davvero: eh?

Ok, possiamo convenire che il protagonista è più serioso di un Tony Stark che fa il coglione dall’inizio alla fine di entrambi i suoi film, mentre ci sarebbe già da discuterne rispetto a Thor, che ok, fa ridere il suo calarsi nel contesto alieno della Terra e lanciare boccali in giro, ma passa mezzo film urlando “FOOL” a Anthony Hopkins e piangendosi addosso per il destino beffardo. Ma insomma, al di là del protagonista che sicuramente, fra l’afflato eroico e il taglio romantico/malinconico, si prende piuttosto sul serio… eh?

Fra le battutine che comunque il “brooklynese” tira fuori un po’ di continuo, i suoi battibecchi con la, ehm, notevole Peggy, il simpatico Dominic Cooper nei panni del babbo di Stark, Tommy Lee Jones che fa Tommy Lee Jones, il dottor Zola che pare Fantozzi, la simpatia di Stanley Tucci… tutto mi sembra Captain America tranne un film che si prende troppo sul serio. Poi mi puoi venire a dire che il siparietto con Peggy che spara allo scudo non ti ha fatto ridere, e ok (a me sì), ma non è questo il punto. Il punto è che a me sembra la stessa roba di tutti gli altri, un filmetto simpatico, divertente, colorato e puffettoso, che scherza un sacco ma ha i suoi momenti in cui fa le cose per sul serio. Comunque la sto buttando un po’ troppo sulla difensiva, cambiamo discorso.

Il primo vero limite di Captain America è che, come un po’ tutti ‘sti film, non riesce ad approfondire per davvero. Intuisce per bene quelli che sono gli elementi cardine del personaggio, ma li piazza lì in fila tanto per far numero, senza lavorarci bene attorno per davvero. Perché non c’è tempo, visto che bisogna raccontare tutto in due ore infilandoci dentro i nostri bravi collegamenti ai Vendicatori. Perché non c’è voglia, visto che poi alla fin fine sempre l’avventurona sbarazzina per tutta la famiglia bisogna tirar fuori. E magari anche perché non c’è troppa capacità, ci mancherebbe.

Fatto sta che Captain America ha comunque una parte iniziale molto riuscita, sia nel rendere quasi credibile il mingherlino macrocefalo, sia poi in tutto il processo di “maturazione” che passa dal teatrino della scimmietta ammaestrata all’eroe di grandi e piccini. È simpatica, divertente, riempie lo schermo con Hayley Atwell, ti butta lì le battutine di Tommy Lee Jones e racconta tutta la faccenda in maniera molto gradevole, con fra l’altro un Chris Evans che si impegna anche abbastanza a variare faccia, postura e atteggiamento in base all’evoluzione del personaggio. A fare l’attore e non solo l’omino Michelin, insomma. Poi, però, vengono fuori le magagne. Joe Johnston è in realtà piuttosto bravo a dare corpo al tutto, a imprimere una solidità narrativa e un senso del racconto che manca in altri film impegnati a stipare nelle due ore più scene ganze possibile. Il problema è che poi, quando servirebbero le scene ganze, non riesce a realizzarle, e tira invece fuori dell’azione di un piatto e un anonimo pazzesco. Il che, considerando che da metà in poi ci sono praticamente solo scazzottate e sparatorie, non è proprio il massimo.

Poi hai voglia a discutere di Chris Evans che non c’avrebbe il carisma di Capitan America quello vero, del Teschio Rosso che non vale un’unghia di quello dei fumetti, di questa e quell’altra cosa che a me proprio guarda interessano zero. Se la scena dell’assalto al treno fosse stata il momento spettacolare che uno s’aspetta su quella prima inquadratura, tutti sarebbero usciti dal film gasatissimi. E invece meh, casca uno da un treno e quasi non te ne accorgi. E lo stesso Evans, che pure preferisco quando fa quel che sa fare meglio (il coprotagonista sbarazzino, simpatico e talmente gagliardo che si magna il film), nel non riuscire a mettere veramente su schermo l’uomo più carismatico del pianeta che Cap dovrebbe essere ha secondo me molte meno colpe della messa in scena e della direzione degli attori da parte di Johnston.

Eppure, nonostante i limiti, che ci sono, Captain America mi è piaciuto. Molto? Sì, dai, molto. È un buon film che fa quel che deve fare, racconta una storia con un minimo di consistenza, infila dovunque strizzatine d’occhio e cosette per i fan, fra un baffetto di Dum Dum Dugan, uno Zola nel televisore, un “magari poi arriva il Soldato d’inverno” e via dicendo, elabora e riassume in maniera sensata un bel po’ di storie originali, si incastona molto bene nel mega progetto dei Vendicatori, ha dei protagonisti simpatici e divertenti, ha un cattivo che magari non fa molto, ma è davvero figo da vedere (e da ascoltare, Weaving è sempre un piacere) e prosegue nel definire questo assurdo, colorato, scherzoso, divertente mondo Marvel cinematografico. In più ha il coraggio di prendersi i suoi giusti tempi nell’introdurre il ganzo con l’uniforme figa (anche se il rovescio della medaglia è una seconda metà di film che invece gestisce le cose un po’ troppo sbrigativamente), e ha una bellissima parte conclusiva, con non uno ma addirittura due finali uno più bello dell’altro. E dopo i titoli di coda c’è pure il trailer hard on. Essù, dai.

L’ho visto qua a Monaco, nel solito bel cinema che mi fa i film in lingua originale, scegliendo accuratamente uno spettacolo in 2D, perché davvero non avevo voglia di vederlo in altra maniera. Fra l’altro per la prima volta ho fatto caso, scrutando i titoli di coda, a quanta caspita di gente lavora sul processo di conversione dal 2D al 3D. Una roba allucinante, per fare poi due sagome di cartone. Mah. Comunque, guardarlo in lingua originale è sfizioso perché gioca un sacco con gli accenti dei vari personaggi, più o meno minori. Tutta roba che con una traduzione si perde per forza. E, a proposito di traduzione, ma ho capito bene? Veramente dopo il giustiziere psicopatico che dice “io sono… de panisher!”, dopo averci costretti a chiamarlo spaidermen, adesso pure questa? Cheptein America? Cacchio, ma è il suo grado, è un militare. Vabbuò, che poi arrivo giusto un filo in ritardo, a commentare questa cosa, quindi anche chissenefrega.

2 pensieri riguardo “Captain America – Il primo vendicatore”

  1. Per una volta direi che siamo d'accordo praticamente su tutto.
    Per il 3D non ti sei perso niente.
    Mi fa rabbia che nella proiezione per giornalisti siamo rimasti ad aspettare la fine dei titoli di coda… e non c'era un bel niente!

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