Lanterna Verde

Green Lantern (USA, 2011)
di Martin Campbell
con Ryan Reynolds, Blake Lively, Peter Sarsgaard, Mark Strong

Lanterna Verde è stato identificato come “film di supereroi da deridere dell’anno” da tempo immemore e non ne può uscire: vittoria no contest e fine. Il che, se vogliamo, è un risultato mica da ridere, nella stagione che vede sbarcare al cinema anche il manzo biondo vestito di blu con la A di America piantata in fronte e il film con gli dei nordici in armatura che si sparano le pose shakespeariane e un quarto di bue che lancia martelli come protagonista. Sarà per colpa dell’ombelico a vista. Quindi, insomma, è un film brutto e non si discute. Punto.

Ma lo è davvero, così brutto? Mah. Roger Ebert dice che gli è piaciuto più di Thor, e io non so se dargli torto. Alla fine è più o meno la stessa roba: un film pieno di luci colorate, mitologie arzigogolate, robe assurde e personaggi sgargianti che a fumetti funzionano ma per non renderli patetici al cinema ci devi infilare tante risate. Entrambi diretti dal solido regista d’esperienza che fa il possibile per dare dignità alla baracca. La differenza principale sta nel fatto che Lanterna Verde si sforza tantissimo di essere ganzo, mentre Thor si accontenta di essere manzo. Oddio, ci sarebbe anche la differenza che con Thor mi sono piuttosto annoiato, nonostante qualche risata, mentre tutto sommato Lanterna Verde m’è passato via liscio, placido, sereno e pure con qualche risata, anche se è un film palesemente più confusionario e sconclusionato.

Il problema principale di Lanterna Verde è che è stato scritto senza senso della misura. C’è dentro veramente una marea di roba, troppa troppissima. Alieni puffettosi che escono da ogni angolo, tre o quattro diverse fonti di potere, leggende, teorie, piani e cospirazioni in ogni dove, personaggi che si accumulano l’uno sull’altro, effetti speciali a catinelle, un turbinio di roba stipato a forza in due ore di film, a creare un saturo bignamino in cui tutto sembra tirato via, buttato lì per far numero e pazienza se non c’è tempo per raccontarlo davvero.

Martin Campbell fa comunque il suo e alla fin fine il film si regge decentemente in piedi, anche se a un certo punto ho avuto la netta impressione che chi ha curato il montaggio non ci stesse capendo più molto, perché davvero ci sono due tagli verso metà in cui ho perso il filo logico. Ma magari è un problema mio. Un problema del film, invece, è Ryan Reynolds, che si conferma a pieno titolo nel gruppo di quelli che se li metti a fare da spalla sono ottimi e a volte magari capita pure che si mangino il film, ma se devono reggerti la baracca da protagonisti, giocando solo di carisma perché la sceneggiatura si don dimenticati di scriverla, eh, improvvisamente la statura cala. Ma va pur detto che non sono molti quelli in grado di vincere e convincere con un compito ingrato del genere.

Tutto è sprecato, compresi degli effetti speciali come al solito più convincenti di come sembrasse dai trailer, perché tanto comunque non hai il tempo di osservarli, questi universi fantastici – mentre Thor, lui sì, perlomeno ci si beava convinto, nel farti curiosare con insistenza nei suoi mondi assurdi – e compreso Peter Sarsgaard, che si sforza, fa le faccette e interpreta un personaggio dal bel potenziale, ma non c’ha tempo di fare nient’altro che faccette. Insomma, ci siamo capiti: otto miliardi di cose potenzialmente interessanti, manco una che venga sfruttata come si deve.

E allora deridiamolo, questo pover’uomo dall’ombelico verde, perché così ci impone l’opinione pubblica. Anche se alla fin fine non è altro che un film in cui degli uomini colorati si combattono sparando cose colorate e creando mirabolanti effetti speciali con la forza della fantasia, come tante piccole Maghe Magò. Si sforza troppo senza riuscire in quasi nulla, ma alla fin fine passa via e provoca perfino un paio di risate. Sarà mica tanto diverso, Thor?

Il post lo pubblico adesso perché adesso il film esce in Italia e mi piace l’idea di cavalcare l’onda. Il film, però, l’ho visto in lingua originale, in un cinema di Monaco, un mesetto fa. In 3D. E il 3D faceva pena. Sembrava di guardare una roba fatta col motore grafico di Paper Mario, per quanto tutto risultava piatto (anche se devo dire che le robe luminose verdi erano molto luminose). Ho visto pochi film in 3D ma, da quel che mi ricordo, Avatar e Tron Legacy non m’hanno fatto questo effetto. Pure il trailer dei Tre Moschettieri dell’Anderson ganzo, proiettato prima di Lanterna Verde, m’è sembrato di tutt’altro spessore. Da questo deduco che a Lanterna Verde il 3D l’hanno appiccicato in postproduzione. Sbaglio?

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