Cannes a Milano 2011

A maggio ho scritto questo post qua per lagnarmi del fatto che, per la prima volta dal 1996, non sarei riuscito a frequentare la rassegna di Cannes a Milano. Ovviamente, poi, di ritorno dall’E3, ancora pienamente jetlaggato, sono riuscito a seguirmi gli ultimi tre giorni, spremendone fuori sette film (che tutto sommato, a conti fatti, è poco meno della media tenuta negli ultimi anni di frequentazione, senza contare che pure l’anno scorso, sempre causa E3, avevo seguito solo tre giornate di rassegna). Poi non ne ho mai scritto, perché così è stato, ma ne scrivo adesso, perché siamo a fine agosto, fra un paio di settimane c’è a Milano la rassegna di Locarno e Venezia (qui tutte le informazioni, casomai interessasse) e a quella non ci vado di sicuro. E allora mi spiacerebbe non scrivere dell’ultima rassegna che mi sono fatto, no?

Bergamo Film Meeting
Sulla strada di casa (Italia)
di Emiliano Corapi
con Vinicio Marchioni

Terzo premio
La rassegna si chiamava “Cannes e dintorni” e i dintorni erano i film vincitori al Bergamo Film Meeting, dove questo Sulla strada di casa ha vinto il terzo premio (nel senso che è arrivato terzo in classifica, non che ne ha vinti tre). Di che si tratta? Di una storia un po’ thriller, un po’ poliziesco, un po’ noir, un po’ denuncia sociale, su un brav’uomo costretto dalla crisi economica ad accettare qualche compromesso di troppo. Un compromesso tira l’altro, ed ecco che si ritrova a fare da corriere per degli onesti imprenditori calabresi. Succederanno brutte cose. Da premesse del genere, uno tipicamente si aspetta il classico film italiano inguardabile e prono alla derisione, anche perché di Paolo Sorrentino non è che ne saltino fuori esattamente due o tre all’anno. E invece ecco che questo esordiente Corapi ti tira fuori una cosina guardabilissima, a tratti quasi emozionante, con un colpo di scena ben piazzato, che poteva risparmiarsi tutta la questione dei fiorellini ma tutto sommato fa simpatia per la voglia di far cinema di genere, senza spaccare i maroni con filosofeggiamenti e politicherie. Non credo sia stato ancora distribuito, vedo sta facendo il giro dei festival, se capita si merita una chance.

Un Certain Regard
E ora dove andiamo? (Francia/Libano)
di Nadine Labaki
con Nadine Labaki, Claude Baz Moussawbaa, Julian Farhat

Quattro anni dopo Caramel, Nadine Labaki dirige un altro film facile facile, che si costruisce una dignità tutta sua grazie ai temi trattati, ma che proprio quei temi non riesce ad approfondire o a raccontare con la giusta sostanza. Una favoletta, che fa ridere di gusto, ammalia con i simpatici inserti musical, piazza ad arte la svolta iper drammatica, ma ha la consistenza di una commediola americana a caso, solo con la “faccia” di un film da Festival di Cannes.

Selezione ufficiale – Concorso
Drive (USA)
di Nicolas Winding Refn
con Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Ron Perlman

Premio per la miglior regia

A proposito di cose che hanno una faccia da Festival di Cannes pur essendo qualcosa d’altro. Questo qui è un film della madonna, è il mio film preferito della rassegna (dei sette che ho visto, chiaro), se la gioca ancora fra le cose più belle che ho visto nel 2011 ed è semplicemente una figata allucinante. Ne ho scritto a questo indirizzo qua ma, come sottolineavo in questo post qui, uomini migliori di me ne hanno scritto da quest’altra parte qua. In Italia esce a novembre, e ora di novembre, a furia di leggere da tutte le parti che è una figata, ci sarà un hype talmente alta che poi ne usciranno tutti delusi. Quindi leggetevi anche la recensione di Fulgenzio sul numero 7 di Players (a questo indirizzo qui), che ha gradito decisamente meno perché non capisce niente.

Quinzaine des Réalisateurs
Code Blue (Olanda)
di Urszula Antoniak
con Bien de Moor, Lars Eidinger, Annemarie Prins

Un’indagine approfondita, viscerale, malata, sordida, sulle difficoltà emotive, umane, sensoriali vissute da un’infermiera alle prese con disperazione, morte, malattia. Subito dopo il film migliore della mia rassegna, giusto per riportarmi coi piedi per terra, arriva una di quelle belle pellicole tutte perversioni sessuali, gioielli di famiglia in bella mostra, stupri, umori, allegria e vene tagliate. Leggo in giro che la regista ha diretto il film con l’intenzione di mettere a disagio lo spettatore e che parecchi, a Cannes, se ne sono usciti indignati dalla sala. Mi permetto di azzardare che siano usciti indignati perché il film era una porcheria, anche perché a Cannes si è visto e si vedrà ben di peggio che un seghino, un manrovescio e due tettine moleste. Però sicuramente non ho compreso la profondità dell’opera. Sarà stato il jet-lag che finalmente prendeva possesso di me.

Selezione ufficiale – Concorso
Polisse (Francia)
di Maïwenn Le Besco
con Karin Viard, Joey Starr, Marina Foïs

Premio della giuria

Un anno di non troppo quieto vivere nella Brigade for the Protection of Minors di Parigi, una squadra che si occupa di problematiche legati ai minori. Attori bravissimi, regia pseudo documentaristica, affascinante sia per le brutte realtà che mette in scena, sia per l’attenzione alla vita dei poliziotti che racconta. Un po’ prolisso, con qualche svolta narrativa discutibile, ma bello e interessante. Ne ho scritto in maniera un po’ più approfondita sul numero 7 di Players (sempre a questo indirizzo qui).

Quinzaine des Réalisateurs
The Island (Francia)
di Kamen Kalev
con Thure Lindhardt, Laetitia Casta, Bertille Chabert

Un tizio tedesco va in vacanza su un’isoletta Bulgara assieme a Laetitia Casta, con cui fa sesso un paio di volte, una delle quali in piscina, prima di accorgersi di essere in realtà Bulgaro e in vacanza sull’isoletta dove trascorreva le sue estati da bambino. A quel punto diventa mezzo scemo e il film, dopo una breve fase da commovente ricerca delle proprie origini, si trasforma in un’assurda farsa con pretese da indagine sociologica e delirante finale ambientato nella casa del Grande Fratello (bulgaro), da cui il nostro eroe si congeda con una serie di sermoni sulla natura umana. Qualche risata la strappa, va detto.

Selezione ufficiale – Concorso
Il ragazzo con la bicicletta (Belgio)
di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne
con Thomas Doret, Cécile De France, Jérémie Renier

Gran premio della giuria

Esattamente il film che uno si aspetta dai fratelli Dardenne, anche se forse un po’ meno deprimente del film che uno si aspetta dai fratelli Dardenne, soprattutto perché a un certo punto arriva il momento in cui sei sicuro che i fratelli Dardenne stiano per tirarti uno dei loro proverbiali pugni nello stomaco e invece, toh, la vita si rialza dal fango e trova la forza di andare avanti come se niente fosse, nonostante sia un film dei fratelli Dardenne. Vite deprimenti, giovani senza speranza, incomprensione, tragedia, terremoto, smarrimento, ricordatevi tutti che c’è gente che sta molto peggio di voi e cose del genere. Mi è piaciuto più di quanto dovrebbe piacermi un film del genere, non mi è troppo chiara la ragione.

Eccoci, ce l’abbiamo fatta, quasi due mesi dopo, con in mezzo una Gamescom (e una GDC Europe), ho scritto anche di questa mia (probabilmente) ultima Cannes a Milano. Lacrimuccia. La vita va avanti. Un po’ come in un film dei Dardenne. Un po’ meglio, dai.

2 pensieri riguardo “Cannes a Milano 2011”

  1. Non capisco. Con il fatto che erano solo 7 hai per caso scelto ponderatamente i film da vedere? Non vedo da nessuna parte lo sbrocco sui film dimmerda. Questa non è Cannes! 😀

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  2. HAhahahaha, beh, dunque, innanzitutto, non è che abbia scelto più di tanto: non ho sotto mano il programma, ma sette film credo fossero quasi tutto quel che potevo guardare in quegli ultimi tre giorni. 🙂

    Ho quindi avuto piuttosto culo, considerando che cinque su sette mi sono piaciuti.

    Detto questo, l'acqua sotto i ponti, pure, aiuta: se avessi scritto questo post a giugno, probabilmente ci sarebbe stato più veleno nei confronti degli altri due (e forse anche nei confronti di un paio fra quelli che ho gradito :D).

    In ogni caso, non demordere: fra una decina di giorni…

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