X-Men: L’inizio

X-Men: First Class (USA, 2011)
di Matthew Vaughn
con James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Jennifer Lawrence, Rose Byrne, January Jones

L’ho già scritto altre volte, ma in questo caso particolare è molto d’attualità: tutti, o quasi, i film di supereroi hanno quel momento. Quello con Batman appollaiato per la prima volta sul doccione, nella notte, sotto la pioggia. Quello con Iron Man che sfreccia in cielo tutto bello rosso e luminoso. Quel momento lì, in cui gli anni passati a leggere ‘ste robe tornano prepotentemente fuori e mi rincoglioniscono di violenza. Quel momento in cui anche il peggiore dei film sui supereroi riesce a darmi un brivido di piacere e a mollarmi lì, bocca aperta e occhi lucidi.

Ecco, questo momento, con le avventure degli Isc Men in versione teenager, si era manifestato già ben prima di entrare in sala. Nel momento in cui ho visto la mia pelle inspessirsi di fronte a quei mini trailer dedicati ai singoli poppanti, che mostravano Banshee urlare, Havok lanciare i dischi volanti e così via, beh, ho capito che su ‘sto film sarei stato poco equilibrato. Poi mi sono ritrovato davanti a mezz’ora di Michael Fassbender che regala una performance da uomo più ganzo del pianeta, a una catena enorme che viene arrotolata attorno a uno yacht, a un Kevin Bacon che veramente non puoi non volergli bene e a quelle scene lì, quelle dei trailerini, infilate ottimamente nel film… beh, ero già tutto contento.

E poi. È poi è successo che, di fronte a quella bella scena ambientata nella base segreta, eh, m’è appunto scattata l’estasi suprema che è propria dell’idillio dell’amore. Ma un po’ peggio, perché stavolta è andata avanti ininterrotta fino alla fine del film. Da lì in poi, proprio, ho – consciamente o meno, non lo so – staccato tutto e, semplicemente, era la figata. Punto. Rincoglionimento totale di fronte agli omini in tuta colorata che volano e fanno cose come quando li leggevo sui fumetti. E vittoria.

A questo trionfo della mia pochezza cerebrale ha comunque contribuito il fatto di trovarmi di fronte a un filmetto bello solido e ben fatto, nel suo muoversi bene all’interno dei confini – per carità – limitati che si è scelto. Matthew Vaughn l’è bravino, sa il fatto suo, e se la cava anche in un ambito che un tempo aveva schifato (ricordiamo agli amici in ascolto che aveva mollato il terzo X-Men perché non gli davano abbastanza tempo per farlo, e poi questo l’ha girato in meno tempo ancora). Fassbender e Bacon orinano in testa a tutti quanti per bravura e presenza scenica, ma in linea di massima un po’ tutti fanno il loro dovere in maniera più che egregia, a parte January Jones che non solo è incapace, ma interpreta la gnocca più gnocca e consapevolmente gnocca dell’universo Marvel con l’aria di una appena uscita da una clinica di disintossicazione (e a questo punto mi voglio riguardare la prima stagione di Mad Men, perché lì mi sembrava bellissima, oltre che perché così magari poi mi guardo anche le stagioni successive che sarebbe ora).

Comunque, sto divagando: bel filmetto d’azione, strapieno di riferimenti e cosucce che da fan che se ne sbatte del rispetto dell’opera originale sacra e inviolabile mi divertono un sacco, con tre o quattro momenti davvero emozionanti, un paio di situazioni che in sala hanno scatenato l’applauso (true story!) e un finale che si infila bene nelle tematiche della serie, anche se i missili a singhiozzo fanno un po’ ridere. In più fa più o meno tutto quel che dovrebbe fare un prequel: racconta una storia decente anche per i nuovi arrivati, si riallaccia bene e in maniera ammiccante a quanto verrà dopo, mostra cose che ti fanno rileggere in maniera diversa, o comunque più ricca, i film originali e mantiene poi anche una forte coerenza tematica e stilistica con il resto della serie (il ritorno all’ovile di Bryan Singer, presumibilmente, non ha fatto male).

In particolare, l’impressione è che il terzo film, la pecora nera di Brett Ratner, ne guadagni molto: al di là di Nicholas Hoult (che bravo!) che si impegna a imitare un po’ la cadenza di Kelsey Grammer, tutto il discorso di Bestia e Mystique e del loro rapporto traumatico con la “cura” esce senza dubbio accresciuto dal bel rapporto a tre (io, lei e la siringa) sviluppato qui. Certo, a sviluppare meglio una roba che Ratner aveva appena accennato perché lì il punto era far saltare tutto per aria ci vuole poco. But still.

Comunque, insomma, il succo è che X-Men Poppanti è un gran bel filmetto di supereroi, magari privo della verve di un Iron Man o di quell’aria “guarda quanto me la tiro da film serio” di un Il cavaliere oscuro, ma è proprio bello bello bello. È il più bello della serie, come più di una persona sostiene? Non lo so, anche perché a me X2 era piaciuto davvero tanto tanto tanto. Però non mi sembra un’affermazione priva di fondamento, ecco. E hai detto niente.

Il film l’ho visto a Monaco nel mio bel cinemino che mi fa vedere i film in lingua originale. E Fassbender e Bacon, doppiati, sono molto meno ganzi. Trattasi di legge fisica, a prescindere da chi li abbia doppiati e da quanto bene. Ne avrei voluto scrivere subito, una volta tanto, per dare una parvenza d’attualità al blog, ma non è accaduto. Ne scrivo adesso perché sono in treno e mi annoio. Ma quanto sarebbe comodo avere un robo che ti proietta in un file word la roba che hai nel cervello senza doverti mettere a farlo tu?

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