Le rassegne dei filmini: ciao ciao

Dopo le fulgide premesse, con un paio di post dedicati al mio primo impatto con Monaco (qui sta il primo, qui sta il secondo), l’idea di raccontare cose e cosacce del trasferimento in Germania è ovviamente naufragata sulla scogliera delle belle intenzioni, insieme a tante altre cose che ho negli anni provato a fare su questo blog. Ma insomma, era prevedibile. Questo post, però, sento proprio il bisogno di farlo, perché è uno di quei post catartici e liberatori e malinconici e che non glie ne frega niente a nessuno però è terapeutico scriverli e poi ti senti meglio.

Ovvio che, andando a vivere a cinquecento chilometri abbondanti e un paio di frontiere da Milano, cambino delle cose e mi ritrovi a dover rinunciare ad alcune costanti della mia vita precedente. Che ci siano delle differenze a livello sociale e umano, beh, è talmente ovvio che non varrebbe neanche la pena di segnalarlo, se non fosse che tanto pure a Milano conducevo una vita da recluso nerd asociale e sostanzialmente sono passato dal frequentare molto poco le varie amicizie al frequentarle ancora più poco. Oh, poi, per carità, insomma, spiace non poter dire “ci sono” quando altri si mettono d’accordo per un’uscita, ma tanto non lo facevo quasi mai anche prima. Sì, sono una brutta persona.

Ci sono poi mille altri piccoli e grandi cambiamenti, alcuni positivi, alcuni negativi, alcuni, boh, ci sono e basta. In questi giorni, però, mi è arrivata una mail di quelle che “ah, già”. A giugno del 1996, Omar, titolare dell’edicola in cui ho speso la mia prima esperienza da lavoratore fancazzista, mi ha fatto conoscere questa cosa delle rassegne di Cannes e Venezia. Ora, Omar, che è stato un caro amico per una ventina d’anni e che se pure ultimamente lo frequento molto poco ci voglio bene, ha avuto un ruolo fondamentale nella mia nerdesistenza.

A parte che era l’amico che c’aveva dieci anni più di me e mi portava in giro in macchina quando avevo un età che neanche negli USA avrei potuto guidare, mi ha costretto a leggere il Thor di Walter Simonson e i Fantastici Quattro di John Byrne. No, dico, hai detto niente. Mi ha instillato nel cervello il piacere dei festival rock all’aria aperta e all’andiamo alla selvaggia e vediamo un po’ che ci capita di conoscere (che so, la Dave Matthews Band, hai detto niente). Giocava in difesa nell’Edicola di giopep vincente al torneo di calcetto dell’estate 2000 (hai detto niente). Gli ho fatto conoscere un po’ di videogiochi e pure se non è mai diventato appassionato ci siam fatti le gran sfide a Puzzle Fighter e a Mario Kart. E insomma, tutto un trionfo di bromance, cose così.

E nel 1996 mi ha fatto, per l’appunto, conoscere questa cosa delle rassegne dei Festival di Cannes e Venezia (e Locarno) a Milano. Coi film dei festival che, appena una settimana dopo, venivano proiettati nei vari cinema di Milano, a maratona, in lingua originale coi sottotitoli. Da allora al 2010, per quindici (ammazza, quindici) anni, ogni anno, due volte l’anno, quei bei sette/dieci giorni modello gara di sopravvivenza. A guardare, fagocitare, assorbire più film possibile, mettendo in pila robe astruse curde, polpettoni cinesi, film d’azione americani e chissà che altro, in un tripudio di cinema che davvero era una roba fantastica.

Ricordo che il primo film in assoluto che vidi, in quel giugno 1996, alla rassegna del festival di Cannes, fu un film croato, coi sottotitoli in francese sulla pellicola. Solo quelli in francese, perché la macchinetta per i sottotitoli italiani era rotta / non era pronta / non so / non ricordo. Cominciamo bene. E di anno in anno è stato sempre un bel trionfo, le matte risate. I primi anni con anche dieci giorni in fila di cinque o sei film al giorno, cominciando ben prima di pranzo e finendo alle due di notte. La maratona di The Kingdom II, all’Eliseo senza aria condizionata, con la gente che a metà proiezione tira fuori le provviste e i polli arrosto. Il film tedesco che non mi ricordo come si chiamava ma guardammo fino in fondo perché era una questione di principio ma volevo morire. Stefano che entra allo spettacolo pomeridiano di The Truman Show riuscendo a prendere l’ultimo biglietto (perché gli sfighé che non facevano l’abbonamento dovevano farsi la coda, tzè). Elena che all’inizio segue imperterrita assieme a me, quasi per intero, ma dopo qualche rassegna ha la sanità mentale di mollare il colpo e guardare solo le robe interessanti. Io e Ugo che dopo un’ora e mezza di Gege ci guardiamo in faccia, decidiamo che non ne vale la pena e ce ne andiamo in fumetteria. Barracuda scosciata. Babich che appare alla proiezione di quel film cinese coi regazzini che pareva un fumetto di Adachi. Gerevini e Auletta. Quello che sono sicuro che avevo conosciuto in quel mese iniziale di servizio civile e del resto era sicuramente lui perché una volta mi aveva parlato di Margherita Buy e però tutte le volte che l’ho incrociato alle rassegne non gli ho mai rivolto la parola. Federico Buffa. Conan e il vecchio coi capelli rossi e quello che sembra Ceccherini e quella gnocca con gli occhiali e quell’altro barbone coi capelli lunghi che ha quell’aria un po’ intellettuale. Il Persi e qualche altra apparizione di it.arti.cinema. Salvate il soldato Ryan e The Others, Time & Tide e Dancer in the Dark, Training Day e Brokeback Mountain, The Descent e Shortbus, Kim Ki-Duk con gli ami nella patata e Y tu mama tambien. Tutti i film che altrimenti non avrei mai visto e tutti quelli che avrei visto lo stesso. Tanti, belli e brutti, divertenti e pallosi.

No, davvero, quanto è stato figo.

E poi le ferie prese apposta per seguire le rassegne, la faccia perplessa di Minini di fronte alla prima volta che chiesi di farmi una settimana di mezze giornate per star dietro a ‘sta roba, i salti mortali per starvi dietro anche quando facevo il servizio civile, i post sul Vit e su it.arti.cinema, su qualche forum e qualche mailing list e poi sul blog, il 2001 con le nottate a seguire le finali fra Sixers e Lakers, poi la mattina al lavoro e poi il pomeriggio e la sera al cinema, la perdita di pazienza e di forza fisica che nel tempo mi ha fatto ridurre la quantità di film inglobabili, la necessità di coniugare con quei posti di lavoro in cui le ferie erano meno “libere” e poi anche con le partenze per l’E3 e il Tokyo Game Show, massimizzando i tempi e coordinando al meglio (e mandando affanculo i film curdo-cino-portoghesi). Il piacere un po’ perverso di rivedere sempre, ogni anno, quelle facce lì, quei frequentatori. La sensazione, sempre uguale, al termine dell’ultima proiezione, che mamma mia sono sopravvissuto, sono stanco, meno male che è finita, però un po’ mi spiace e mi piglia la malinconia.

Ecco, a settembre scorso, all’ultima proiezione della rassegna di Venezia, c’era un pelo di malinconia in più, perché sapevo che, insomma, sarebbe stata dura continuare.

Lunedì mi è arrivata la canonica mail che segnala l’ufficializzazione della rassegna di Cannes di quest’anno (anche perché, viste certe evoluzioni recenti della Milano da bere ma poco da acculturare, non si sa mai) e, ecco, un filo di malinconia m’ha colto. Per un attimo avevo pure pensato di farmi la settimana di permanenza a Milano alla selvaggia per frequentare, ma per vari motivi sarebbe troppo sbattimento. E quindi niente. Per la prima volta dal 1996, piscio l’evento. Per il futuro vai a sapere, ma non nutro molte speranze. Fra l’altro l’organizzazione della rassegna, evidentemente consapevole del fatto che non sarei riuscito ad andare e quindi non preoccupata di venirmi incontro, ha fatto incrociare totalmente le date con la settimana dell’E3. Quindi, anche volendo, non avrei modo di frequentare altro che le ultime due o tre giornate di proiezioni.

Sopravvivremo senza l’annuale visione di film romeni, iraniani e francesi? Sopravvivremo. E poi, lunedì, per affogare il dispiacere nella vergogna, sono andato al cinema a vedermi Thor.

Ok, lo so che è assurdo scrivere oltre seimila caratteri su una puttanata del genere, ma che ci devo fare, a me la logorrea si scatena random e per i motivi più, appunto, assurdi. In ogni caso, segnalo ad eventuali interessati che a questo indirizzo qui si trovano le informazioni del caso. E per spirito amarcord, ricordo che a questo indirizzo qui sono raccolti i post che ho scritto sulle varie rassegne. Non tutte, ma una buona parte. Chiudo sottolineando che magari, vai a sapere, a quegli ultimi due o tre giorni di proiezioni di Cannes ci riesco ad andare comunque e in generale non posso sapere, oggi, che farò a settembre, con la rassegna di Venezia. Ma insomma, mi piaceva l’idea di scrivere ‘sto post e l’ho scritto. Non ci lamentiamo.

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