Piltowings Resort

Pilotwings Resort (Nintendo, 2011)
sviluppato da Monster Games – Richard Garcia

Non ho giocato Pilotwings e non ho giocato Pilotwings 64. Presumo sia per questo che non aspettavo con la bava alla bocca Pilotwings Resort. Oddio, magari non ci avrei perso le notti lo stesso, ma insomma, di sicuro non avevo in capoccia il mito di quel fantastico e meraviglioso e bellissimo gioco (e seguito) a cui tutti vogliono così tanto bene. La verità è che se non me lo fossi ritrovato in casa probabilmente non avrei giocato manco questo. Però sì, un po’ ero curioso.

E quindi me lo sono giocato e, nonostante qualche perplessità iniziale, me lo sono giocato fino in fondo, più o meno. Ho affrontato tutte le prove, mi sono impegnato a prendere il massimo dei voti nelle sfide sul deltaplano (l’unico veicolo che davvero mi divertiva), ho pure cazzeggiato nella modalità che si chiama Volo Libero però poi ti mette il limite di tempo e un po’ ci rimani male. E mi sono divertito abbastanza, ma era evidente che mi mancava qualcosa.

Ora, è chiaro che il limite principale sta nel fatto che non mi appartiene troppo l’animo del gioca e rigioca e rigioca e migliorati e frantuma il record e sblocca tutto quel che c’è da sbloccare e giocaci per duecentoventi ore. Mi capita, eh, ma solo se il gioco mi prende tantotantotanto per le sue meccaniche e/o per l’ambientazione, il taglio visivo, la direzione artistica, robe del genere. Tipo, boh, esempi che mi vengono in mente, anche molto diversi fra loro, possono essere Lumines, Super Mario Galaxy (e seguito), Dead Rising. Evidentemente non è stato questo il caso.

Non lo è stato perché, come detto, aereo e jetpack non mi han dato molto, e mi divertivo davvero solo con il deltaplano. Non lo è stato perché l’ambientazione, anche, non mi ha detto nulla, e quindi non provavo il piacere puro di zuzzerellarci dentro. E non lo è stato perché fondamentalmente il taglio visivo, le musiche, lo stile Wii/Mii/Resort/Sports/ecc mi fanno un po’ cacare. O, meglio, mi piacciono addirittura molto e mi paiono adeguatissimi nel contesto di un Wii Sports, o dei menu, dei giochini, delle applicazioni “da dashboard” di Wii e 3DS, ma davvero mi fanno rotolare le palle sotto il divano e mi ammazzano del tutto atmosfera e immedesimazione in un contesto come quello di Pilotwings Resort. Insomma, di ‘sta isola non me ne frega nulla.

Mi rendo conto, però, che son tutte cose molto mie e che di fondo Pilotwings Resort è un gioco molto ben fatto e con più cose da dire, in cui se si ha la forza di superare le prime, un po’ mosce, fasi si trova un gran bel lavoro di design delle sfide, curate e molto più varie di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Certo, ha tutte le ragioni di questo mondo chi lo critica per il riciclo privo di vergogna, ché veramente ributtare fuori la stessa ambientazione di Wii Sports Resort fa un po’ tristezza, specie poi in un gioco nel quale l’ambientazione gioca un ruolo tanto importante (ma d’altra parte, se quegli ambienti ti piacciono e sei contento di averli in un Pilotwings… ).

Mi sembrano un po’ meno centrate le critiche sulla quantità di contenuti: si tratta di un gioco tutto basato sul giocare e rigiocare le varie prove con lo scopo di perfezionarle e perfezionarsi al massimo. Trentanove sfide con cinque possibili valutazioni e, volendo, i tempi record da limare, più la modalità extra coi vari contenuti da scovare e collezionare, non è certo una roba da gridare al miracolo, ma tutto sommato mi sembra adeguata. Non dico che sia come criticare, che ne so, Tetris per Gameboy perché dopo appena dieci livelli si finisce il gioco, perché mi sembrerebbe di stare bestemmiando, però il senso della cosa è un po’ quello. Chi è interessato a giocare Pilotwings Resort affrontandolo sul serio di cose da fare ne ha. Chi non è interessato a farlo, forse, non è interessato a Pilotwings Resort. Tipo, io, a conti fatti, non lo ero.

Molto più perplesso mi lascia il mancato supporto allo StreetPass, in quello che di fondo è forse il titolo di punta – almeno per un certo tipo di pubblico – nella lineup di lancio, da parte della stessa Nintendo che ci ha scartavetrato i maroni su quanto lo StreetPass sarebbe stato una figata. Ora, non dico debbano fare come Sony che fra un po’ comincia a buttare fuori in 3D anche i comunicati stampa, però, per Dio, costava davvero tanto? E no, la giustificazione che Nintendo supporta le cose solo quando hanno senso non mi basta, perché per non trovare un senso nel supporto allo StreetPass su un gioco con tanta roba da collezionare, con i Mii integrati, con anche solo l’opportunità di condividere i ghost sul tempo, beh, o sei scemo o non ci credi neanche tu, nello StreetPass.

(Ma forse la risposta sta in “almeno per un certo tipo di pubblico”)

Ma perché la gente scrive PilotWings se sulla scatola c’è scritto Pilotwings?

1 commento su “Piltowings Resort”

  1. Effettivamente Pilotwings Resort è un titolo molto carino.
    Ma non è un capolavoro.
    Manca quel guizzo di follia che trasforma il compitino di un impiegato in un'opera rivoluzionaria.
    Tipo Bowser che salta fuori dal vulcano e ti vomita un mare di fuoco sulla papogna.
    Tipo un uccello dal becco lungo che ti rompe le balle e cerca di portarti via la rudra dalle tasche.
    Insomma qualcosa che ti spinga ad esplorare e non limiti la tua esplorazione alla seconda parte del compitino dell'impiegato.
    Insomma, bellino, ben fatto (e a me l'atmosfera piace, anche se in una atmosfera così idilliaca mi piacerebbe qualche omicidio anche gratuito e non giustificabile), ma monco, in un certo senso incompleto.
    Voto: 7,5/10.

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