Drag Me to Hell

Drag Me to Hell (USA, 2009)
di Sam Raimi
con Alison Lohman, Lorna Raver, Justin Long, Dileep Rao

Drag Me to Hell ha la potenza di un fortissimo rutto sturalavandini. Uno di quelli che ti stappano la digestione e ti fanno uscire dall’impasse dell’apparato. E improvvisamente quello gnocco di bolo che s’era incastrato in fondo alle tubature svanisce nel nulla. Lo guardi e percepisci proprio il gusto liberatorio di voler rifare quella cosa lì che non facevi da tanti anni e di volerla però fare adesso, con le regole attuali, con l’esperienza che hai accumulato, coi soldi che hai a disposizione. Che cosa? Prendere il tuo protagonista e riempirlo di MAZZATE SUI DENTI.

Drag Me to Hell è La casa diretto dal regista dei tre Spider-Man. Una roba inutile se ce n’è una, certo, ma adorabilmente inutile e semplicemente perfetta. Chiaramente pensata per chi ancora sogna di poter un giorno riabbracciare Ash, reparto ferramenta. Ovviamente senza alcuna chance di poter anche solo avvicinare il fascino, la carica, l’importanza di quei film di trent’anni fa. Ma, cacchio, talmente sincera, appassionata, concentrata a fare solo quel che vuole (tirare MAZZATE SUI DENTI della protagonista e dello spettatore) fregandosene di tutto il resto, che davvero come fai a non amarla?

Drag Me to Hell ti prende a sberle dall’inizio alla fine, per novantanove minuti, senza smettere un secondo, in maniera talmente violenta che a un certo punto cominci a non capirci più nulla e prima o poi ci riesce anche, a spaventarti. Sei lì che dici “ah, ok, adesso succede che” e SBRAM ti tira un calcio nelle palle, ma tu il calcio nelle palle te l’aspettavi e ti sei coperto, e allora ti morde sul naso, e mentre apri la bocca per il dolore ti tira una MAZZATA SUI DENTI, e a quel punto arriva un enorme maiale ricoperto di sterco che comincia a cacarti negli occhi… ok, forse ho esagerato, ma lo spirito più o meno è quello: spaventi, disgusti, esagerazioni, MAZZATE SUI DENTI, senza un attimo di sosta, con lo stesso ritmo del mitragliatore di Bill Duke in Predator e l’irresistibile, farsesca autoironia del miglior Sam Raimi.

Drag Me to Hell ha un solo, enorme, difetto: Alison Lohman è una versione più brava, simpatica e apprezzabile di Kirsten Dunst. E quanto sarebbe stato più bello vedere tutte le MAZZATE SUI DENTI che si becca la Lohman in ‘sto film applicate a Kirsten Dunst, pensando forte forte forte alla protagonista di Elizabethtown?

Il film l’ho visto in lingua originale, su Sky. Non penso in italiano cambi molto. Le MAZZATE SUI DENTI rimangono MAZZATE SUI DENTI.

5 pensieri riguardo “Drag Me to Hell”

  1. Un utente dice ad un altro che pone questo quesito:”Not necessarily. He reaches out for her, then pulls his hand back when we see the flames, then reaches out again. Really, he could just be watching his fiance about to get run over by a train and be freaking out when that happens. There's nothing in his reaction that specifically says he's seeing her pulled into flames.” tutto si baserebbe sul fatto che noi viviamo il film dal punto di vista della ragazza e che non sappiamo in realtà cosa stia accadendo. Però fai conto che il film manco l'ho visto dato che mi tengo alla larga da qualsivoglia horror, sia ludico che cinematrografico, ma mi piacciono queste cose e te l'ho riportata.

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  2. Lo ho visto giusto un paio di settimane fa. Carino devo dire ma niente di trascendentale.Ecco se ne sfornassero di più di cosi ben diretti non me ne dispiacebbe mica, tutt'altro.Anche se devo riconoscere che, ok l'espediente della maledizione e degli spiriti, ma dai, ne accadono troppe di cose assurde.Ma poi, io proprio non capisco, ma perchè diavolo in tutti gli Horror la gente si comporta da fessa?!?Sembra che non veda l'ora di morire ammazzata.Ecco l'ho detto

    Bye

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