Porco Rosso

Kurenai No Buta (Giappone, 1992)
di Hayao Miyazaki
con delle voci

In un qualche momento imprecisato degli anni Novanta, ho noleggiato da Nipponia (o Nypponia, o Nipponya, o come caspita era scritto) tutti i film dello Studio Ghibli usciti fino a quel punto e non disponibili in italiano. Quindi tutti, a parte Nausicaa e Una tomba per le lucciole. E ho passato pomeriggi e sere a guardarmi queste robe affascinantissime in giapponese, senza sottotitoli, capendo quel che si poteva capire dalle immagini, innamorandomi di ogni cosa che vedevo. Già allora fu amore vero per una manciata di film in particolare: Kiki, Porco Rosso, Totoro, Omohide Poroporo. Da allora a oggi li ho rivisti in lingue intellegibili e qualcuno m’è anche capitato di vederlo al cinema, assieme a quelli usciti poi. E non è cambiato nulla: quei quattro lì, rimangono i miei film dello Studio Ghibli. E averne visti un paio in sala nel giro di un anno non è stato male.

Eggià, Porco Rosso è arrivato nelle sale italiane con giusto quei diciotto anni di ritardo. Ma in fondo non sono nulla, se pensiamo che l’anno scorso è uscito Totoro, un film del 1988 (fate voi i conti). E perlomeno il Pagot è stato distribuito con grande dispiegamento di forze, in ben trentanove (!) sale, sparse per undici regioni. Ma d’altra parte che ci possiamo fare se gli esercenti si cacano sotto all’idea di proiettare un cartone animato tradizionale, vecchio di quasi vent’anni e che non ha vinto l’Oscar? E che è giapponese e quindi l’hanno fatto coi computer ed è pieno di violenza e farà diventare criminali tutti i nostri figli? Ma va, ringraziamo che sia possibile andarlo a vedere e finita lì!

Ma in ogni caso, chissenefrega, buon per chi riesce ad andare a guardarselo, perché Porco Rosso è davvero una roba di una bellezza incredibile, che sprigiona tutto il potere d’emozionare per immagini e musiche dello Studio Ghibli e si merita la visione su più pollici e con più casse possibile. È forse il film più adulto di Miyazaki, e se state pensando “ma come, c’è un porco che pilota aerei” potete accomodarvi serenamente da quella parte, ché qui gli imbecilli non sono graditi. Abbandona del tutto i mondi fantastici (“ma come, il porco”, circolare, per favore) e si piazza da qualche parte nel mediterraneo, all’epoca del fascismo, viaggiando fra reale e fittizio, infilandosi fra le pieghe oscure della nostra storia, raccontando di una Milano come non ne fanno più e di una cittadinanza stretta dalla morsa economica.

Parla di tutte le cose di cui parla sempre Miyazaki, ma lo fa con un taglio forse un po’ più adatto a tutti del solito, o forse un po’ meno adatto ai bambini del solito, e quindi anche per questo incomprensibile per chi si aspetta che i cartoni animati ruttino, scoreggino, salvino il mondo e vivano per sempre felici e contenti. Viaggia su uno splendido confine fra poetico realismo e melodrammatica illusione, mostrando un meraviglioso porcello col soprabito che si spara le pose fumandosi la sigaretta, regalando il solito spirito da dolce commediante e buttandoti lì in mezzo così, come se niente fosse, quei due flashback che davvero ti lasciano a bocca aperta e senza parole. È cinema della madonna e non so neanche perché perdo tempo a scrivere qualsiasi cosa che non sia: “Andate a guardarvelo”. Che poi, tanto, chi vuole andarci non ha bisogno di sentirselo dire. E gli altri, oh, c’è un porco che pilota aerei.

Il film è ovviamente doppiato in italiano, ma insomma, ogni tanto un sacrificio si può anche fare, e poi il doppiaggio è piuttosto ben fatto: dicono continuamente “merda”. Oltretutto, pare incredibile, ma – perlomeno a milano – lo proiettano anche la sera. Tipo alle 22:10, roba che magari ci vanno anche degli adulti non accompagnati dai bambini. La verità, comunque, è che ce lo meritiamo, di non vedere Miyazaki al cinema. Soprattutto se lo meritano quelle tre puttane che ieri erano a far caciara all’Apollo durante lo spettacolo delle 19:40.

Ah, le sale, se non ci sono stati cambiamenti:
CAMPANIA
Napoli – Filangeri
Afragola – Happy
Marcianise – Big

EMILIA ROMAGNA
Bologna – Odeon
Faenza – Sarti
Ferrara – Sala Boldini
Forlì – Astoria
Modena – Astra
Parma – Edison
Ravenna – Cinemacity
Rimini – Cineteca

FRIULI VENEZIA-GIULIA
Pordenone – Zero
Torreano di Martignacco (UD) – Città Fiera
Trieste – Giotto
Udine – Visionario

LAZIO
Roma – Dei Piccoli, Eden, Intrastevere, Madison e Quattro Fontane
Fiumicino – UGC
Latina – Oxer
Ostia – Cineland

LIGURIA
Genova – America e UCI

LOMBARDIA
Milano – Apollo, Eliseo e UCI-Bicocca
Bergamo – Del Borgo
Brescia – Wizz
Mantova – Ariston
Paderno Dugnano (MI) – Le Giraffe
Pioltello – UCI

MARCHE
Ancona – Mr OZ
Fano – Cityplex
Pesaro – Metropolis

PIEMONTE
Torino – Centrale, Fratelli Marx e Portici

SICILIA
Catania – Ariston
Palermo – Aurora

TOSCANA
Firenze – Fiamma
Livorno – Quattro Mori
Poggibonsi – Garibaldi

VENETO
Padova – MPX
Treviso – Edera
Verona – Fiume
Vicenza – Araceli

4 pensieri riguardo “Porco Rosso”

  1. Ci tengo a ribadire la bontà del doppiaggio italiano e la doverosa assenza di certe voci ormai abusate che avrebbero sfrangiato i tenerini per l'ennesima volta.

    Giopep: troppi caratteri per ribadire l'ovvio ma mai abbastanza per incensare un capolavoro, soprattutto per chi ha conosciuto il Maestro solo nelle recenti* uscite e tra Ponyo e Totoro può aver commesso l'errore di aver etichettato il genio come infantile.

    *”recenti” è un simpatico facepalm

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  2. Vale comunque la pena per vederlo in sala e perché insomma, mi piace pensare di premiarla, nel mio piccolo, la Lucky Red, per il fatto che almeno ci prova.

    Fra l'altro davvero, il doppiaggio è buono.

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  3. A Genova purtroppo solo pomeridiano. Ci vorrebbe un led luminoso con l'eta' media del pubblico in sala: se 1 minuto prima della proiezione segna 30 o piu', si entra 🙂

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