Friday Night Lights – Stagione 3

Friday Night Lights – Season 3 (USA, 2008/2009)
creato da Peter Berg, Brian Grazer, Jason Katims
con Kyle Chandler, Connie Britton, Taylor Kitsch, Minka Kelly, Zach Gilford, Aimee Teegarden, Jesse Plemons, Adrianne Palicki, Scott Porter, Jeremy Sumpter

C’è qualcosa che mi ha turbato, infastidito, mentre guardavo la terza stagione di Friday Night Lights. Sulle prime non riuscivo a capire di che si trattasse, ma poi finalmente sono riuscito a puntare il dito: è una stagione di passaggio, di mezzo, d’interludio, nella quale non si fa molto altro che chiudere i conti col passato e preparare il campo per il futuro. E in mezzo a tutto questo, vista anche la scelta di passare definitivamente alla dozzina di puntate, si perde un po’ l’esigenza di raccontare qualcosa che sia davvero identificabile come “il terzo anno di Friday Night Lights“.

Detto che il povero Santiago scompare nel gorgo del maledetto sciopero degli sceneggiatori senza che se ne faccia menzione, e un po’ dispiace, la prima manciata di episodi si concentra soprattutto sulle dipartite eccellenti di Smash e Street. Ma anche altri in odor di fuga da Dillon (Riggins, Saracen, Tyra, Lyla) dominano la scena con il loro destino e lasciano poco spazio ai nuovi fili narrativi. Nuovi fili narrativi che, come detto, più che storie dotate di loro dignità “attuale” sembrano solo mattoncini messi in pila per costruire quel che verrà l’anno successivo.

A salvar la situazione, come al solito e come già visto nella stagione precedente, ci pensa la solidità delle sceneggiature. Se a volte ho l’impressione che questa serie avrebbe bisogno di soggettisti con un filo di fantasia in più, sempre ho la certezza che non manchino sceneggiatori dagli attributi fumanti. Anche dall’idea più banale e dalla situazione più contorta, ‘sta gente tira fuori pezzi di scrittura da manuale e continua, di anno in anno, a tratteggiare personaggi dall’umanità pazzesca.

Gli addii della prima parte mozzano il fiato senza scivolare mai nel patetismo, e sa il cielo quanto entrambi rischiassero di farlo. E del resto, il citato fastidio per la scomparsa di Santiago, personaggio banale se ce n’era uno, testimonia la bravura nel farti innamorare anche della peggior (apparente) macchietta. L’evolversi di personaggi nuovi e vecchi appassiona come meglio non si potrebbe fare. Lo sviluppo “sportivo” fa ritorcere le budella pur essendo messo in disparte per ampi tratti. Il finale di stagione regala – finalmente! – una gran bella idea e fa venire una voglia matta matta matta da legare di affondare i denti nel quarto anno. Insomma, wow.

La serie l’ho guardata grazie al mio bel cofanettino in DVD Zona 1. Texas o morte. A quanto mi risulta continuano a non essere usciti cofanetti successivi al primo in Europa. Ma insomma, siamo nel 2010, via. In ogni caso non, e ribadisco non guardate questa roba su Rai 4. Dai, per favore.

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