Quantum Of Solace

Con questo post inauguro un nuovo tag, dal fantastico nome “Quasi me ne dimenticavo”. A che serve, questo tag? Serve a indicare che ciò di cui parlo nel post l’ho visto/letto/giocato/sarcazzato un po’ tanto tempo fa. Tipo mesi, ma magari anche più di un anno. Che senso ha? Ha il senso che io creo le bozze qua su Blogger e poi mollo lì i post a marcire e la cosa mi dà sinceramente fastidio. Solo che poi mi spiace cancellarli senza aver mai scritto niente sull’argomento. Quindi proviamo a fare ‘sto esperimento, quando mi viene voglia, e vediamo cosa ne viene fuori.

Quantum Of Solace l’ho visto, come mio solito, piuttosto in ritardo, nel solito ciclo di film in lingua originale che frequento a Milano City. Diciamo qualche mese dopo l’uscita, così, a spanne. Mi ci sono quindi avvicinato con ben chiari in testa i commenti di tante persone che lo bollavano come minchiata. E come sempre accade in questi casi, mi è piaciuto. Certo, non è Casino Royale, non ha il fascino della prima volta e neanche quello di essere un film in cui la scena d’azione decisiva è una partita a carte, però non sono proprio riuscito a capire cosa abbia di tanto sbagliato.

Riprende le vicende da dove si erano interrotte, questo penso ce lo aspettassimo un po’ tutti, e le porta più o meno a conclusione, mantenendosi su binari stilistici, visivi, di racconto molto coerenti con quelli del primo episodio. Regala un paio di gnocche fuori scala. Conserva il savoir faire da parcheggiatore albanese di questo nuovo Bond. E in un paio di momenti offre anche bei pezzi di regia, in particolare nella parte ambientata a teatro, con quel Daniel Craig che saltella da un corrimano all’altro.

Certo, non dice nulla di nuovo, la tira un po’ troppo per lunghe e ha una scena d’azione conclusiva che davvero non finisce mai, però mi sembra perlomeno in linea con quel che ricordo del secondo Bond con Pierce Brosnan (anzi, questo è meno noioso, dai). Insomma, siamo negli standard. Il che, se vogliamo, mette addosso un po’ di tristezza, pensando a che porcherie arrivarono dopo, con Pierce Brosnan.

Beh, dai, non è andata male. Ah, il film, come dicevo, l’ho visto in lingua originale al cinema Arcobaleno di Milano, nel contesto del sempre amabile ciclo Sound & Motion Pictures. Importanza di guardare questo film in lingua originale? Oh, dai, è James Bond, son tutti inglesi, o comunque fanno finta di esserlo, essù. Fra l’altro io con l’inglese “non americano” ho sempre qualche problema. Tipo che ci metto una mezz’ora buona prima di abituarmi e iniziare davvero a capire che caspita stiano dicendo.

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