The race for a new game machine


The race for a new game machine (USA, 2009)
di David Shippy e Mickie Phipps.

Nel 2001, Ken Kutaragi sognava in grande. Voleva che la terza PlayStation offrisse la potenza tipica di un supercomputer, ovvero uno di quei bestioni che le università conservano a bassa temperatura in giganteschi stanzoni dedicati ai più ingarbugliati calcoli scientifici. Per soddisfare le sue richieste Sony, Toshiba e IBM formarono una alleanza, affidando a David Shippy il compito di coordinare 400 milioni di dollari e oltre 1000 ingegneri nello sviluppo di una CPU capace di macinare numeri come niente altro al mondo. Attirato dalla prospettiva di poter lavorare su una architettura completamente nuova Shippy accettò, non immaginando che i tre anni successivi sarebbero stati i più estenuanti ed esilaranti della sua carriera. Dopo un anno di intenso lavoro IBM acquisì infatti un secondo cliente: la Microsoft, che desiderava una CPU altrettanto potente per la sua Xbox 360. Di conseguenza Shippy si ritrovò a gestire un clamoroso segreto aziendale in cui i fedeli samurai giapponesi lavoravano inconsapevolmente per e a fianco dei loro più acerrimi rivali. The race for a new game machine è un susseguirsi di proiettori strappati di corsa dalle loro sedi per nascondere slide compromettenti, pigiama party segreti, top manager di IBM che non capiscono un cazzo ma debbono per forza imporre la loro idea e file system modificati durante il SuperBowl, con un Kutaragi che manda a monte mesi di lavoro perchè “8 unità sembrano meglio di sei, anche se nessuno le userà mai” e uno Shippy che si morde la lingua ogni volta che incappa in un problema tecnico insormontabile già risolto dall’altra squadra.
Non manca nemmeno un capitolo dedicato alla filosofia “Victory or Death” di Microsoft, pronta ad uscire con 6 mesi di anticipo sulla rivale anche a costo di digerire qualche rosso e circolare problema tecnico.
L’estrazione tecnica e manageriale dell’autore si riflette in una prosa un pò ingessata, in cui si insinuano troppi suggerimenti motivazionali che sembrano presi dai più beceri libri di formazione dei leader, ma il libro rimane una lettura spassosa, soprattutto oggi, un miliardo di dollari dopo aver scoperto che il Cell è tanto apprezzato da chi deve calcolare la direzione della marea nera nel golfo quanto detestato dai programmatori di giochi, che preferirebbero buttarcisi, nella marea, pur di non aver a che fare con il magico ma astruso sogno di Ken.
Una storia di concreta follia industriale insomma, scritta dall’uomo a cui si deve il cervello di 360, PS3 e Wii, ovvero il sordido e ultimo responsabile di mille ore perse nella nostra recente vita.

1 commento su “The race for a new game machine”

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