Dead Space: La forza oscura

Dead Space: Downfall (USA, 2008)
di Chuck Patton
con alcune voci di gente sconosciuta

Dead Space: Downfall è figlio del videogioco e non può quindi che essere pensato, scritto e realizzato secondo la stessa mentalità malata che domina in quel settore. Quella mentalità secondo cui è sufficiente inserire imprecazioni, gente che scopicchia, sbudellamenti assortiti e citazioni a caso da questo o quell’autore famoso per ottenere narrativa adulta. Il giorno in cui la maggior parte degli sviluppatori si renderà conto che fra “adulto” e “per adulti” ci passa giusto un filo di differenza sarà il giorno in cui tutte le chiacchiere e le fanfare sulla maturità, l’intensità e la potenza del videogioco come forma di narrazione avranno un senso che vada oltre la baruffa da forum. Baruffa a cui partecipo sempre con gran piacere, eh, ma che in questa situazione lascia un po’ tanto il tempo che trova.

Ma che roba è, Dead Space: Downfall? È un lungometraggio d’animazione che, tanto quanto i fumetti e il gioco uscito su Wii, racconta alcuni retroscena della storia di Dead Space. Il gioco quello che siccome il protagonista si chiama Isaac Clarke allora è adulto, maturo e colto. I retroscena in questione sono quelli legati all’esplosione del delirio di carne e sangue sulla nave stellare Ishimura, quindi paralleli agli eventi del fumetto che raccontava invece del bordello sul pianeta Aegis VII. Un’operazione insomma abbastanza superflua, che aggiunge pochi e insignificanti dettagli e ha giusto il discutibile merito di mostrare in maniera più approfondita alcuni eventi che nel videogioco si intravedevano nei vari diari. Tipo la morte del capitano Mathius.

Ora, fosse almeno una realizzazione di un certo livello, scritta, diretta e animata da un manipolo di virtuosi, ci si accontenterebbe senza problemi. Anzi, ci sarebbe proprio da gioire, visto che grosse produzioni animate horror occidentali non è che si vedano proprio tutti i giorni. Purtroppo così non è, dato che Downfall è scritto da far schifo, non ha un’idea di regia che sia una, è tecnicamente risibile ha uno stile grafico da sottoproduzione indie malriuscita e funziona pure male a livello di continuity, dato che si incastra a fatica negli eventi dei giochi. E no, non riesco a considerare un merito “a prescindere” l’utilizzo di parolacce e sbudellamenti in un cartone animato. L’unico vero pregio sta nel fatto che Kyne non è doppiato da Dario Argento.

L’ho visto in lingua originale, grazie all’ottimo Blu-Ray in offerta su play.com. Dicono continuamente “fuck”.

3 pensieri riguardo “Dead Space: La forza oscura”

  1. Dai, film fregno quanto ignorante, su! M'ha garbato proprio la becera ostentazione di tutto quel malato troiame vituperoso impastato in un pompato horror-cliché. Tutto quel sangue, morti e ciccia dilaniata… Slurp! Un anime sozzo e ottuso come si deve!
    Moi, je l'adore! 😉

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  2. volevo sapere che ne pensi dei 9 e 10 a red dead, mi sembra il punto più basso toccato dalla critica internazionale, quel gioco ha una caterva di bug ed è noiosissimo. Su 20 ore di gioco la metà la passi a cavalcare nel deserto senza che succedà nulla.

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  3. Extraction: ignorante sì, fregno proprio per un cazzo. È scritto di merda, diretto da cani, disegnato da incapaci, non ha un minimo di atmosfera, non fa paura, non fa ridere, non c'è azione degna, non c'è un cazzo.
    Ed è noioso.
    E manco l'ha scritto Johnston, e si vede, non perché Johnston sia un genio, ma perché ci sono errori di continuity.
    Dovrebbe piacermi perché è un cartone animato pieno di sangue (come se non ne avessi mai visti)? Forse se avessi ancora dodici anni.

    Red Dead: non l'ho giocato, quindi sinceramente non so che dirti. Ho parlato con un po' di persone che l'han giocato e mi sembrano averlo apprezzato sinceramente. Altro non so. Poi, figurati, già il solo fatto che possa durare venti ore me lo rende noioso a prescindere, anche se penso che cavalcare nel deserto mi piacerebbe.

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