Firefly

Firefly (USA, 2002)
creato da Joss Whedon
con Nathan Fillion, Gina Torres, Alan Tudyk, Adam Baldwin, Morena Baccarin, Jewel State, Sean Maher, Summer Glau, Ron Glass

Se la prima stagione di Buffy l’ammazzavampiri è col tempo tremendamente invecchiata, viene difficile affermare lo stesso per Firefly. La sfortunata serie di Joss Whedon, primo suo tentativo “televisivo” al di fuori del mondo di demoni e vampiri, conserva oggi gli stessi pregi e difetti che la caratterizzavano anni fa. E rimane un vero gioiello, una specie di coito interrotto che parte con calma, s’intrattiene con piacevoli preliminari, cresce piano piano verso un’esplosione di piacere e poi, proprio lì, sul più bello, svanisce nel nulla e ti lascia inebetito, con un’espressione ancora più idiota del solito stampata in faccia, la bavetta a un angolo della bocca e una tremenda voglia di averne ancora.

La resistenza allo scorrere degli anni, ovvio, non è solo figlia della qualità, ma anche dell’ambientazione fuori dal tempo. Una specie di divertito, sporco, giullaresco mix fra western e fantascienza, che sposta letteralmente le avventure di frontiera (vai a sapere se ultima) nello spazio. Sui pianeti di Firefly ci sono società rurali, ci si muove a cavallo, si scatenano risse in saloon popolati da brutti ceffi e ci si spara revolverate al primo segno di diffidenza. Lo si fa, però, gironzolando a bordo di astronavi (sporche e burine tanto quanto chi le pilota, ovvio), piazzando mirini futuristici sulle bocche da fuoco e combattendo contro una federazione di militari impomatati e – loro sì – fantascientifici, con tanto di Star Destroyer del caso e uniformi militaresche.

Ma non è solo l’ambientazione a rendere interessante Firefly. C’è anche, per esempio, la solita, grande cura per i personaggi, le personalità, la crescita dei rapporti fra di loro e la continua evoluzione dei meccanismi che regolano l’ecosistema della Serenity, scassata astronave teatro di buona parte dell’azione. Ci sono le idee un po’ fuori dal comune e che non si sono purtroppo potute sviluppare fino in fondo. C’è la scelta di dare un taglio realistico all’azione “stellare” (nello spazio nessuno può sentirti sparare). C’è uno stile registico e visivo che anticipa di un anno buono quello che poi si vedrà in Battlestar: Galactica. C’è una qualità della scrittura semplicemente fuori scala, con un perfetto bilanciamento fra umorismo smargiasso e delizioso dramma.

Certo, ci sono anche i limiti di budget, che però impoveriscono la messa in scena forse nel solo pilota, ci sono un paio di puntate meno riuscite delle altre e c’è soprattutto l’ansia di vedere il tutto interrompersi proprio sul più bello, quando gli episodi sono ormai uno meglio dell’altro e le trame ad ampio respiro sono lanciate verso l’infinito e oltre. Ma del resto, se prendi una serie comunque già un po’ difficile di suo, decidi di iniziare a trasmetterla saltando l’episodio pilota e poi a un certo punto, nonostante il successo di critica, nonostante sia evidente che per come è costruita ci voglia un po’ a ingranare, nonostante stia per la puttana finalmente ingranando abbestia, te ne salti fuori con un bel “sapete che è? Chiudiamo e neanche trasmettiamo gli ultimi tre episodi che avete girato”, beh, devi veramente bruciare all’inferno.

Firefly l’ho visto e rivisto nel mio bel cofanettino in DVD (che include il pilota e i tre episodi extra, tutti messi nel giusto ordine) comprato anni fa su Play.com. So che è stato trasmesso pure in Italia, su un qualche canale di Sky, ma pare si sia perso tutto l’affascinante lavoro linguistico che in originale miscelava inglese, cinese e puttanate varie. Senza contare che uno che parla come Nathan Fillion va ascoltato in lingua originale, su.

1 commento su “Firefly”

  1. Combinazione proprio in questi giorni ho rivisto tutta la serie con chiusura del film perché l'ho fatta scoprire a un amico, ed è sempre spettacolare. Cazzo, l'ultima puntata del cofanetto è semplicemente meravigliosa, piange veramente il cuore a pensare che l'abbiamo tagliata così brutalmente.

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