Friday Night Lights – Stagione 1

Friday Night Lights – Season 1 (USA, 2006/2007)
creato da Peter Berg, Brian Grazer, Jason Katims
con Kyle Chandler, Connie Britton, Scott Porter, Taylor Kitsch, Minka Kelly, Zach Gilford, Aimee Teegarden, Adrianne Palicki, Gaius Charles, Jesse Plemons

C’è poco da fare, quando si mette di mezzo la retorica sportiva, se è ben fatta e scritta a puntino come in questo caso e in pochissimi altri, io non ci capisco più niente. E infatti, di fronte ai primi due episodi di Friday Night Lights, ho ripreso esattamente da dove avevo lasciato al termine del film: commuovendomi come uno stronzo. Perché le storie di quei ragazzini sepolti dalla responsabilità, dalla passione, dal fascino dello sport e distrutti dall’imprevisto, dal fallimento, dal senso di colpa mi lasciano così, un po’ stranito e col fiato sospeso. E che ci posso fare?

Friday Night Lights nasce come romanzo giornalistico, scritto da H. G. Bissinger, sulle vicende della cittadina texana di Odessa. Romanzo che non ho letto ma che – a quanto trovo su Wikipedia – dalle iniziali intenzioni di semplice reportage in stile Hoosiers (chi sa, sa) si è trasformato in corsa in una forte critica allo stile di vita della cittadina, al genere di pressioni e priorità che vengono imposte ai ragazzi relativamente al football e al tremendo razzismo che si respira da quelle parti. Insomma, un mondo di favole e di piacere.

Poi arriva Friday Night Lights, il film, che forse non è altrettanto critico ma di sicuro è un gioiello, ben diretto da Peter Berg, pieno di attori in parte e appassionante come pochi grazie all’ottima scrittura e alla capacità di non eccedere nella bieca retorica. E poi c’è il telefilm, che racconta della fittizia cittadina di Dillon, del quale gli iuessei stanno attendendo la quinta e ultima stagione, con cui ha sempre le mani in pasta Berg e che, almeno a giudicare dal primo anno, non sfigura affatto rispetto alle altre due versioni. Anzi.

La prima caratteristica, fin troppo ovvia, del Friday Night Lights televisivo sta nel suo essere nato per il racconto seriale. Un pregio e una differenza rispetto al film sta proprio in questo, nella bravura con cui la cadenza settimanale viene sfruttata per far respirare allo spettatore il profumo di un’intera stagione sportiva (e accademica, via). I primi episodi, soprattutto, sono fantastici nel mostrare la violenza con cui di giorno in giorno cresce l’attesa per il venerdì sera e la monotona ciclicità attorno a cui ruota la vita dell’intera cittadina.

E poi proprio la struttura seriale permette agli sceneggiatori di affondare ancora di più le mani nella melma delle vite personali di tutti coloro che in qualche modo sono legati ai Dillon Panthers, mostrando personaggi estremamente credibili, ricchi, umani. La verosimiglianza, l’umanità, la visceralità sono i tratti più forti e convincenti della serie. Tratti che le permettono di andare oltre temi e situazioni fin troppo comuni nel genere sportivo e di sopravvivere ai saltuari momenti di stanca, a passaggi meno riusciti che sono comunque rarità, in una serie che riesce nel non facile compito di mantenere un livello costante per tutti e ventidue i suoi episodi.

Ma il bello, poi, è che la serie funziona in maniera meravigliosa esattamente come il film, nel suo sapersi reggere soprattutto sul lato umano, sulla scrittura e sulle fantastiche interpretazioni, per dare maggior potenza e trasporto all’aspetto sportivo. Aspetto tutt’altro che dominante, ma sempre presente sullo sfondo e pronto ad esplodere ogni volta che scatta il venerdì sera. Con quel devastante match che chiude il primo episodio. Con la trascinante esplosione di Matt Saracen. Con lo splendido, splendido, splendido (splendido) parallelo fra la semifinale e quel che nel frattempo avviene in una città deserta e abbandonata dalla sua popolazione. Una scena, quella, che davvero sta lì in cima nell’olimpo delle robe più belle mai viste in televisione, assieme a Buffy che trova il corpo sul divano, a Riker che spara i razzi in faccia a Picard, alla signora Longari che mi casca sull’uccello e a poco altro che adesso non mi viene in mente ma se me lo suggerite è sempre bello.

La prima stagione di Friday Night Lights mi è passata davanti agli occhi a fine 2009, ma questo post si è nascosto fra le innumerevoli bozze mai completate su Blogger, il cui numero cresce sempre di più e con sempre meno pietà. Guardare la seconda annata, però, mi ha fatto venire la voglia e l’ispirazione per scriverne qualcosa. Giusto perché son pignolo e se inizio a parlarne dalla seconda mi si scompagna il servizio. A proposito di servizio: l’ho vista in DVD, lingua originale, e non voglio neanche iniziare a sentire parlare di quel che han trasmesso su Rai 4. I Dillon Panthers senza la parlata texana non sono i Dillon Panthers. Clear eyes, full hearts!

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