Invictus

Invictus (USA, 2009)
di Clint Eastwood
con Morgan Freeman, Matt Damon

Sono andato a vedere Invictus dopo aver letto praticamente ovunque che si trattava di un bel filmetto, con tutte le cosine al punto giusto, con una seconda parte da banalissimo film sportivo, e che sì, ok, va bene, però da Clint ci si aspetta qualcosa in più. Ah, e da qualche parte avevo pure letto che la vera finale di quei mondiali fu in realtà una partita piuttosto barbosa, tutta giocata sulla difensiva, con poche emozioni.

Io la partita vera non l’ho vista, ma quella del film mi è sembrata esattamente quello: uno spaccamento di palle indicibile, tutto giocato sulle azioni difensive, con punti segnati solo a calci. Mi sfugge insomma un po’ il senso di quell’osservazione. Oddio, poi magari la partita vera è stata ancora più noiosa, però, ecco, io lo apprezzo un film “sportivo” che mi mostra tutte le partite con questo tono dimesso e distratto e che mi racconta la finale senza spettacolarizzarla troppo, cercando di riprodurne le dinamiche monotone e riuscendo comunque a mostrare quanto anche un match tutto difesa e testate sappia essere viscerale, emozionante, trascinante e regalare emozioni forti, in chi lo disputa come in chi lo guarda.

E apprezzo anche un film che tutto sommato, pur parlando di Mandela, di sport e di Mandela più sport, limita la retorica – scritta e mostrata – all’indispensabile e trova intensi spunti di commozione non solo nell’ovvia esultanza finale, ma anche in altri piccoli, riuscitissimi, momenti. Tutti, però, legati a François Pienaar e al suo punto di vista, tramite il quale viene raccontata buona parte della storia. La telefonata, i suoi sguardi al primo incontro, il modo in cui si rapporta con la squadra, la visita alla prigione… tutte scene che fra l’altro raccontano ancora una volta della bravura di Matt Damon.

Il limite vero di Invictus sta però nella figura di Mandela, degna praticamente solo grazie alla maestosa interpretazione di Morgan Freeman, certo non per una sceneggiatura che lo tratteggia come un’adorabile macchietta e che non ne approfondisce poi molto le gesta o l’importanza storica. Insomma, è l’ennesimo film che racconta un episodio accennando appena alla visione d’insieme. Altri hanno fatto la stessa cosa in maniera strepitosa, però. Clint no. Solo abbastanza bene. E magari ci si aspettava qualcosa di più. Mannaggia, l’ho scritto pure io.

Il film l’ho visto in lingua originale al cinema Arcobaleno di Milano, nel contesto del sempre amabile ciclo Sound & Motion Pictures. Purtroppo, il martedì sera all’Arcobaleno continua ad essere pieno di maleducate teste di cazzo. In compenso c’è il Wi-Fi gratuito, che mi permette di stronzeggiare con l’iPod mentre aspetto che inizi lo spettacolo. Importanza di guardare questo film in lingua originale? È un film in cui Morgan Freeman fa Nelson Mandela, altri bravi attori interpretano i ruoli di altre persone vere e, oltretutto, si sono tutti fatti il culo per parlare con l’accento giusto. In più mi dicono che il doppiaggio italiano fa sembrare Mandela un cretino. Oh, poi fate voi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.