Amabili resti

The Lovely Bones (USA/UK/Nuova Zelanda, 2009)
di Peter Jackson
con Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Rachel Weisz

Adattare per il grande schermo il romanzo di Alice Sebold non è esattamente impresa semplice. Non lo è per l’amore e il clamore – mica del tutto giustificati, via – che ha generato attorno a sé. Non lo è per le tematiche toste e per il modo in cui vengono trattate. Non lo è per il rischio di scivolare nella ridicola baracconata con la rappresentazione del mondo “di mezzo” in cui finisce la protagonista. Non lo è perché il libro nella seconda parte s’ammoscia e si spegne in maniera devastante. Peter Jackson, nell’approcciare l’impresa, ha scelto una via curiosa: eliminare tutto quel che c’era di buono nel libro e moltiplicare le stronzate.

Via qualsiasi accenno al sesso, all’orribile stupro ai danni della protagonista, al triste tradimento della moglie (che un breve sguardo fa pensare sia stato tagliato in post produzione) e al liberatorio sfogo del finale. Via qualsiasi tentativo di mantenersi un attimo sul non detto o sul suggerito, con la didascalica “trasformazione” ancora del finale e con l’esagerata serie di cartoline dall’oltretomba che tanto hanno fatto incazzare ciccio Ebert. Via quel che più di ogni altra cosa funzionava nel romanzo, quel soffermarsi sul dolore fortissimo delle persone rimaste in vita, sull’angoscia e l’incomprensione di fratello e sorella, sulla disperata deriva della madre. Via certi tratti estremi del crollo del padre (basta guardare com’è cambiata la scena dell’intrusione in casa di Harvey). Via tutto, tutto, tutto, perché bisogna far spazio alle Wetastronzate e al delirio visivo di Peter Jackson. E poi finisce per uscirne anestetizzato anche il tentativo – perché almeno quello c’è – di rappresentare la frustrazione di una ragazzina a cui è stata strappata via la vita.

Oh, poi, il delirio visivo è pure bello, ci sono immagini forti, potenti, c’è quello splendido momento di consapevolezza acquisita della morte, ci sono tutte le scene horror che davvero mozzano il fiato. Ma son passaggi buttati lì un po’ a caso in un film vuoto, spento, nel quale latitano i personaggi e abbondano le macchiette, a cominciare da una Susan Sarandon buona giusto per un ridicolo siparietto comico. E spiace, perché il talento c’è, anche in un cast di attori sì capitanato dalla strepitosa coppia Ronan/Tucci, ma complessivamente tutto azzeccato e in parte. Ma proprio non ce la fa, ‘sto Amabili resti. E no, non è la delusione per un mediocre adattamento, o perché magari speravo in un nuovo Creature del cielo. È bruttarello e basta.

Esatto, sì, gli attori sono bravi. Anche Mark Wahlberg. Che vi devo dire, sarà perché l’ho visto in originale (al cinema Mexico di Milano, nel contesto del sempre amabile ciclo Sound & Motion Pictures). Quindi, insomma, guardatevelo in lingua originale pure voi.

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