Sherlock Holmes

Sherlock Holmes (USA, 2009)
di Guy Ritchie
con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong

Lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie ha più o meno lo stesso problema che hanno quasi tutti i film di questo tipo, i blockbusteroni, quando vengono messi nelle mani del regista dalla forte personalità ma poco avvezzo a questi livelli: ne sono privi (di personalità, dico). Questo è un film di Guy Ritchie più o meno come il primo Batman è un film di Tim Burton. Ci sono due o tre marchi di fabbrica usati in maniera stanca, si percepiscono un pochino sullo sfondo i temi ricorrenti e finita lì. Certo, Burton (così come Raimi o Singer, per dire), al secondo episodio il film più personale e molto più riuscito l’han tirato fuori, quindi magari col seguito si vedranno i fuochi d’artificio, ma intanto queste due ore mosce e prive di nerbo me le sono sorbite.

Voglio dire, parliamoci chiaro, Rocknrolla è criticabile per mille motivi ma, caspita, se non può/vuole/riesce a fare una roba di quel tipo, a che ti serve Guy Ritchie? A ripensarci, altro che Batman, questo Sherlock Holmes gravita più in zona Il pianeta delle scimmie. In zona noia, bruttura, insignificanza e ridicolo piazzar qua e là il timbrino giusto per far vedere che “oh, ci sono, eh, sono io!”. E chi se ne frega, anche, di fronte a una sceneggiatura così povera di guizzi, a personaggi secondari così tirati via (peggio la pressoché inesistente Irene Adler o il patetico Blackwood, che mi spreca in questo modo il mio Mark Strong?), a un ritmo tanto blando e inconcludente.

Un disastro? No, ci mancherebbe, perché Robert Downey Jr. e Jude Law sono deliziosi e bravissimi come al solito, anche se il rapporto fra loro due si evolve più o meno come si sono evolute le riviste di videogiochi negli ultimi vent’anni. E perché c’è un gran bel lavoro sulla caratterizzazione visiva degli ambienti, di una lercia Londra a cavallo fra due secoli. Epperché, pure, un paio di scene davvero riuscite ci sono. Però, insomma, starò invecchiando, ma una buona estetica, due scene riuscite e due bravi attori che ripetono gli stessi battibecchi per 128 minuti non sono abbastanza per impedirmi di sbadigliare. Ripetutamente.

Il film l’ho visto in lingua originale con sottotitoli in italiano al cinema Arcobaleno di Milano, nel contesto del sempre amabile ciclo Sound & Motion Pictures. Importanza di guardare questo film in lingua originale? Beh, ci sono attori americani che parlano in inglese, attori inglesi che parlano in inglese e due attori molto bravi. Considerando che i due attori rappresentano anche l’aspetto migliore del film, direi che va proprio guardato in lingua originale, dai. Ah, per la cronaca, casomai ci fossero dubbi al riguardo, non ho nessun problema con la rilettura un po’ deviata del personaggio. A parte il fatto che spocchioso, alcolista e drogatello me lo ricordo pure lo Sherlock originale, ci son sicuramente aspetti molto stravolti, ma da queste parti non è e non sarà mai un problema.

1 commento su “Sherlock Holmes”

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