Bayonetta

Bayonetta (SEGA, 2009)
sviluppato da Platinum Games – Hideki Kamiya

Mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa di arguto, interessante, approfondito e divertente su Bayonetta, ma l’ha già fatto Ualone, dicendo più o meno tutto quello che avrei detto io, in maniera temo più piacevole di come avrei fatto io. Quindi, insomma, leggetevi la sua recensione qui, sul blog di quello lì. Che dice, Ualone? Dice che Bayonetta è il miglior “Stylish Action Game” di tutti i tempi. E alla fin fine ha ragione. Del resto, Bayonetta è figlia, manco troppo illegittima, dell’amore dei maschi fra Dante (figlio di Sparda) e Joe (figlio di Hideki). Ha quello stesso atteggiamento sbruffone, arrogante, tamarro, sopra le righe. E Bayonetta, il gioco, prende in giro Bayonetta, il personaggio, con quella stessa ironia costantemente sopra le righe, insistentemente goliardica, esagerata, buttandoci dentro di tutto, dalla battuta di bassa lega allo slapstick, dall’umorismo tipicamente mangofilo alle scemenze da telefilm americano del sabato pomeriggio su Italia Uno.

Bayonetta, poi, spacca i culi. Ma non se li fa spaccare. In tutto quel cianciare di sessismo e svilimento dell’essere donna oggi, ci si dimentica forse anche di notare quanto lei e Jeanne ostentino sessualità da tutti i pori in maniera esagerata senza però concedere mai un’unghia a quegli sfigati dei maschietti che stanno loro davanti. Bayonetta sarà anche un personaggio da film porno, ma non lo fa, il film porno. Non dà mai, neanche per un attimo, l’impressione di essere una che lo farebbe, il film porno. Forse sta anche qui, la differenza, e il senso di quel che sostiene la giornalista che ha scritto questo articolo su Game Pro. O quella che ha scritto questo articolo su Kotaku, che fra l’altro non si risparmia qualche critica. Oh, poi, probabilmente la verità sta nel mezzo, perché per dominare il mondo ed essere come Loretta Goggi nella Freccia Nera o in Maledetta Primavera mente autonoma, sfruttando però la propria sessualità, forse Bayonetta non ha bisogno di strusciarsi l’indice sulla patata mentre esegue una piroetta e la telecamera indugia sul dettaglio. Ma – per quanto poco, ehm, approfondito – Bayonetta è un personaggio caratterizzato in maniera più ricca e piacevole rispetto alla semplice pornoprofessoressa seminuda che appare in superficie.

Bayonetta, comunque, è un gioco divertente ed è – torniamo al punto di partenza – uno “Stylish Action Game”. Non è, invece, “confusione selvaggia”. Per pensare che sia solo confusione selvaggia bisogna essersi limitati a giocare al prologo, magari anche in maniera un po’ prevenuta e svogliata. Oppure avere seri problemi di coordinazione occhio-mano-cervello-batacchio. In Bayonetta non c’è confusione, ma proprio per niente, e lo dice uno che coi picchiaduro è una mezzasega e che di sicuro non ha finito Bayonetta sbadigliando e premendo sempre lo stesso tasto. Bayonetta (mamma che bello continuare a scriverlo, ‘sto nome: Bayonetta) è un gioco per tutte le stagioni e tutti i gusti: si lascia giocare senza problemi, in maniera barbara e maiala, ma ti premia se lo affronti nella maniera giusta, sfruttando la schivata ed esaltandoti nell’utilizzare le combo giuste al momento giusto, le mosse giuste al momento giusto. È l’esaltazione dello stile per il solo piacere di metterlo in scena. Quello di Bayonetta è combattimento fine a se stesso. Non è difficile vincere (God of War). Non è difficile sopravvivere (Ninja Gaiden). È difficile giocare bene. Anzi, combattere bene.

Quanto Bayonetta sia strepitoso dal punto di vista della direzione artistica, del design puro di immagine, suono e movimento, di quel che si vede e si ascolta, del modo in cui tutto si combina, di certe trovate e certi boss, beh, non sto neanche a dirlo. Certo, è tutto mostruosamente giapponese, ed è comprensibile che possa risultare troppo alieno e tosto da digerire. Ma è tutto splendido e splendidamente messo in piedi. Nonostante qualche poligono un po’ grezzo e qualche rallentamento un po’ fastidioso. E poi c’è la storia. Che è stupidina e un po’ incartata, sì. Che sotto la mastodontica coltre di buffonate e minchiate commette pure il crimine (ODDIO ODDIO) di prendersi un pochino sul serio. Che non dice nulla di particolarmente originale o mai visto prima, certo. Ma che ha anche una sua coerenza di fondo e mostra perfino qualche bella trovata di regia, nel raccontare le sue minchiate. E che non mette mai, mai, mai in dubbio il fatto di stare raccontando minchiate, infilando sempre la scemenzina per sdrammatizzare, il dialogo smargiasso o la trovata stupidina, anche nei momenti più “drammatici”.

Oh, poi, sarò stronzo, ma preferisco mille volte un Kamiya che mi racconta puttanate con questo stile, questa padronanza, questa voglia di divertirsi e divertire, rispetto a un Cage che mi racconta, ROTFL, Fahrenheit. Tirandosi le pare da produzione adulta con quei dialoghi, quei personaggi, quella regia da Ispettore Derrick, quel rovinoso tuffo nella merda della parte finale, quel patetico utilizzo del sesso da sottoprodotto adolescenziale (e questa l’ha perfino ammessa, lo stronzo). Con tutto che io in Heavy Rain ci spero tanto, eh!

Ecco, ma dimmi te se devo finire a parlare di David De Gruttola pure qui! Ormai è un’ossessione. Ma non è colpa mia, è che mi fa ridere chi spacca le palle per la storia di Bayonetta, che perlomeno è esattamente ciò che vuole essere, e poi loda Fahrenheit, che non è neanche l’ombra di quel che vorrebbe essere ed è convinto di essere. Son drammi. Ah, per inciso, Ualone parla anche di quanto Bayonetta sia totalmente “user friendly” nel suo farti fare sempre e comunque quello che vuoi. Scegliere la difficoltà, sempre, a piacere, giocare e rigiocare i livelli come e quando vuoi, avere istantaneamente salvato qualsiasi oggetto tu raccolga e via di questo passo. Quello che ogni singolo maledetto gioco del pianeta dovrebbe permetterti di fare, con l’unica eccezione di casi in cui l’eventuale limite sia giustificato da precise scelte di game design. Per capirci, a me il sistema di salvataggio di Dead Rising piace ancora oggi, ma dover rifare i dialoghi di Mass Effect se muoio combattendo un boss mi fa cacare sangue oggi come ieri.

Edit che Bonora rompe le palle: mi sa che non si capisce quel che voglio dire con “combattimento fine a se stesso”. Comunque, il sistema di combattimento di Bayonetta, almeno per quel che ci capisco io, è bùono anche perché premia chi si sbatte a imparare a usarlo. Puoi finire il gioco usando due tasti sempre alla stessa maniera, ma impegnandoti a sfruttare per davvero quel che ti offre ottieni tanto di più. Miri ai punteggioni, sblocchi la roba, fai “cose” che altrimenti non potresti fare e ottieni netti vantaggi pratici, nel senso che padroneggi le situazioni di combattimento molto meglio. Quindi, insomma, non volevo dire che combattere “bene” non serve a nulla. Cosa volevo dire? Non ho voglia di capirlo, figuriamoci di spiegarlo.

2 pensieri riguardo “Bayonetta”

  1. Ahahahahah, Fahrenheit citato in un articolo su Bayonetta è splendido. 😀

    Giorfola, ti voglio sempre troppo bene culturalmente, ma anche un po' a ricchione, tutto sommato.

    Per quanto riguarda i salvataggi, anche a me andavano strabenissimo quelli di Dead Rising, per lo stesso motivo che dici tu: ci azzeccavano, nel contesto. Contribuivano a crearlo, pure, il contesto.

    Paradossalmente, se volessimo isolare gli elementi di salvataggi/rigiocabilità/oggettistica ecc. di Dead Rising e schiaffarli nella struttura di un gioco qualsiasi, sarebbe il disastro nel 90% dei casi. 😀

    Ma là faceva ridere e smadonnare dritto (si smadonna dritto quando ti diverti, si smadonna storto quando invece ti cachi il cazzo).

    Ahahahahah, ma poi nei cessi, vabbe', quello è ancora nella mia top 5 di questa generazione, credo.

    Bayonetta è nella top 1. 😀

    Aspetto sorridente il momento della chiacchiera/lettura su Heavy Rain. 🙂

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  2. Dead Rising mi sa che è ancora la mia top 1, assieme a Mirror's Edge.

    “Smadonnare dritto”, cmq, è fantastico ed è perfetto.

    Tipo, New Super Mario Bros Wii è campione del mondo, nello smadonnare dritto. E la gente che non lo capisce deve solo leccarmi la suola delle scarpe.

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