Avatar

Avatar (USA, 2009)
di James Cameron
con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang

Di Avatar mi hanno ipnotizzato le orecchie. Il modo in cui si muovevano, avanti e indietro, e raccontavano le emozioni dei puffi giganti. Gli occhi, le bocche, le code, certo. La naturalezza dei movimenti e del comportamento, l’espressività, la capacità di comunicare un forte realismo emotivo, a prescindere poi dal fatto che ‘sti puffi giganti non dessero sempre l’idea del fotorealismo. Ma è nel complesso, che i puffi giganti funzionano, e lo fanno anche, o magari soprattutto, per i dettagli, per il peletto sulla lingua, per le orecchiette che scodinzolano. E perché sono scritti. E perché c’è un regista.

Mentre altri mettono in fila solo scene d’azione una dietro l’altra e mi annoiano a morte, Cameron racconta. Racconta personaggi, racconta mondi, racconta esperienze. Lo fa nella sua maniera straclassica, stranormale, straprevedibile, ma lo fa mettendoci lo stomaco. È uno stomaco regolare, lineare, il suo. Il cibo entra da sopra, si fa la sua bella centrifuga da un paio d’ore e poi esce da sotto, coi botti. Ma son botti che hanno un senso, una coerenza narrativa, un trasporto emotivo forte e irresistibile, perché esplodono in faccia a personaggi che ti hanno fatto interessare e affezionare, non a marionette di cui non potrebbe fregartene meno.

Io non lo capisco troppo, chi si lamenta perché – certo – ha amato l’affresco visivo – per carità – si è divertito – figurati, s’è pure emozionato – però, oh, si aspettava chissà cosa. Chissà cosa che? Su quali basi? Ma l’avete visto Titanic? Son quasi trent’anni che Cameron racconta storie semplicine sempliciò e fa innamorare generazioni di spettatori raccontandole bene come pochi altri. Certo, ogni tanto ci ha provato, a fare qualcosa di diverso, ma insomma, l’ha sempre detto pure lui che gli interessa far roba divertente. Che ti vuoi aspettare, di più?

Un filmone d’avventura che ti stupisce con il gusto della scoperta? Ce l’hai. Un mondo splendido, pensato e ragionato, scolpito nell’immaginario? Ce l’hai. La capacità di emozionare raccontando quattro cazzate? Ce l’hai. Un cattivo che buca lo schermo e fa il suo pur essendo, di fondo, tremendamente monocorde? Ce l’hai. Innovazione tecnologica? Ce l’hai. Capacità di raccontare e dire senza dover per forza spiegare didascalicamente tutto, perché ti bastano due movimenti di macchina e tre battute? Ce l’hai. Padronanza del mezzo cinematografico che ‘sti giovani d’oggi si sognano la notte svegliandosi tutti sudati? Ce l’hai. Oh, se ce l’hai. Un 3D che ti si scodella addosso per una ventina di minuti e poi praticamente nemmeno te ne accorgi più perché, nonostante qualche rametto e tre foglie, Cameron non ha bisogno di spararti roba in faccia ogni dieci secondi? Ce l’hai. Tanti momenti di cinema splendidamente riusciti, con quell’esplosione furiosa di gioia per un paraplegico che finalmente ritrova le sue gambe o la scena in cui si procura un uccello più grosso? Ce l’hai.

E sì, Avatar è narrativamente semplicino, stereotipato (o archetipico, come vi pare), prevedibile. E sì, gli umani cattivi capitanati dal militare Terminator da operetta super stronzo sono oltre il cartoon. Però mi colpisce quel che dice un bell’articolo di George Monbiot sul Guardian (ho letto la versione tradotta di Internazionale, l’originale sta a questo indirizzo qui ed è pure meglio, coi link alle fonti). Avatar racconta di quanto siano figli di puttana, egoisti, terrificanti, squallidi approfittatori interessati solo al loro tornaconto personale gli esseri umani. Lo dice in maniera semplice e diretta. Lo ricorda a tutti, senza rinunciare per questo ad essere il filmone d’avventura spettacolare e semplice di James Cameron.

Noi siamo quelli che cinquecento anni fa hanno spazzato via dal suolo americano qualcosa come cento milioni di persone, distruggendo completamente popoli e civiltà. Siamo quelli che quando serve schiavizzano, torturano, imprigionano in campi di concentramento e poi dimenticano, contestualizzano, beatificano. È completamente assurdo il personaggio del colonnello Quaritch? Sì. È particolarmente più assurdo di un un George Washington che ordina di distruggere case e terre degli irochesi, di un Thomas Jefferson che ordina di far proseguire la guerra fino a che tutte le tribù non saranno sterminate o cacciate oltre il Mississipi, di un Theodore Roosevelt che definisce il massacro di Sand Creek “a righteous and beneficial a deed as ever took place on the frontier”?

Cameron ci racconta di un futuro in cui finalmente, dopo essere stato calpestato, piegato e quasi spezzato, il selvaggio di turno riesce a tirarci in faccia le sassate che ci meritiamo. E ci rispedisce indietro, con la coda fra le gambe, verso un pianeta Terra (che presumibilmente abbiamo) ridotto ai minimi termini, non più in grado di tollerare la nostra sopravvivenza. Probabilmente condannati all’autodistruzione. Mentre i puffi giganti vivranno per sempre felici, contenti e in totale armonia USB 2.0 col loro pianeta. A me mi piace.

Michael Bay, messo di fronte a James Cameron, può fare solo e soltanto una cosa: staccargli dei gran soffoconi. Su tutta la linea. Anche se c’è in effetti un aspetto sul quale il primo è decisamente superiore al secondo: realizzare film di merda. Ciao e grazie.

38 pensieri riguardo “Avatar”

  1. Michael Bay? Michael chi? Ne deve fare di strada, Michael Toluolo, prima di potergli anche solo puppare il glande a Cameron. Che sarà pure quello di Titanic, ok. Ma ha tacche nella filmografia a sufficienza per giocarsi almeno altri cinque-sei bonus minchiata da qui a quando schiatta.

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  2. Non ho capito bene: dai degli assassini, genocidi, squallidi approfittatori agli Occidentali nello stesso articolo in cui gli dici: “sapete che avete fatto un bel film?”. Ehm…

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  3. E perché, un assassino, genocida, squallido approfittatore non può fare un bel film? Mi sembra che la storia intera della razza umana veda andare a braccetto le due facce della medaglia (ok, si generalizza).

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  4. No, è che se io so che uno è un assassino, genocida, pedofilo e tutto il peggio che ti viene in mente, io in genere lo mando affanculo. E se mi mostra di avere fatto un bel film, lo mando affanculo di nuovo. E se mi mostra di aver scritto un bel romanzo, affanculo ancora. Poi nel futuro ci sarà sicuramente gente che potrà fare del revisionismo sulle sue opere. Ma questo spetta alla gente del futuro, a me che vivo nel presente spetta solo di mandarlo affanculo.

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  5. Eh, ok, io no. Cioé, mando affanculo lui, magari, ma questo non mi impedisce di considerare bello il film. 😀
    Detto questo, non è che Cameron (e il suo cast) abbiano di persona fatto chissà quale genocidio. E se dobbiamo mandare affanculo chi ha girato Avatar perché campa sulle disgrazie dei popoli meno fortunati, beh, stai sereno che possiamo mandare affanculo pure noi italiani. L'Occidente non inizia sul fiume Hudson.

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  6. Certo, Cameron non è diretto responsabile dei genocidi, ma potremmo dire lo stesso dei gruppi neonazisti di oggi nei confronti dell'Olocausto. Il fatto che non siano diretti responsabili del genocidio non li rende più amabili. I nazisti vanno esecrati qualsiasi cosa facciano, bella o brutta che sia. Tu hai detto che gli Occidentali sono esecrabili, allora perché parli bene di Cameron, se è occidentale?

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  7. Non ho capito, mi stai mettendo Cameron sullo stesso piano dei neonazi? Secondo te Cameron è nazista? Secondo te gli occidentali sono buoni? Sono cattivi? Sono nazisti? Ti hanno rubato la merenda? Che stai dicendo? Chiarificami un attimo la tua posizione.

    E già che ci siamo, torniamo un attimino indietro, perché ti ho risposto velocemente ma mi rendo conto che mi hai messo in bocca parole non mie: guarda bene il post, io mica parlo di occidentali, parlo proprio di esseri umani. Tutti quei brutti aggettivi lì, li rivolgo a noi esseri umani, non a loro (o a noi, come ti pare) occidentali.

    Quindi, innanzitutto, smettila di spaccarmi le palle con gli occidentali, visto che non è una roba che ho scritto io. 🙂

    In secondo luogo, io non sostengo che ogni singolo essere umano sia esecrabile. Sarebbe un filo esagerato, almeno per come la vedo io.

    Infine, ripeto: per me (e sottolineo *per me*, mica sto dicendo che debba valere anche per te), se anche Cameron fosse un uomo esecrabile, non ci sarebbero problemi a riconoscere la bellezza dei suoi film. Così come non ho problemi ad apprezzare un film di quel pedofilo del Polanski.

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  8. Se ho parlato di Occidentali è solo perché come esempi negativi hai citato solo occidentali (Jefferson, Washington, Roosevelt), anzi a dire il vero avrei dovuto restringere il campo agli Americani. Ma ora mi dici che il problema è il genere umano. Anche qui però cadi in contraddizione, perché nel finale della tua recensione esprimi una preferenza per la vita in armonia con la natura, che però è un modo di vivere che è tipico anche dell'uomo, per esempio proprio degli Indiani d'America. Che però essendo uomini sono esecrabili pure loro, nella tua visione. Quindi perché lodare questo modo di vivere, se anche loro sono uomini e quindi esecrabili?

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  9. Ok, allora, vado per punti perché altrimenti perdo il filo.

    1. ho citato solo occidentali semplicemente perché quelli sono gli esempi che vengono fatti nell'articolo a cui faccio riferimento negli ultimi tre paragrafi del mio post. C'è pure il link: ti consiglio di leggerlo, è molto bello;

    2. ribadisco: non ti dico *oraé che il “problema” è il genere umano, l'ho scritto due mesi fa nel post qua sopra;

    3. nel finale del mio post non esprimo preferenze per la vita in armonia con la natura, ma per il semplice fatto che nel racconto di Cameron, una volta tanto, siano i “selvaggi oppressi” a vincere. La mia vita in armonia con la tecnologia e da oppressore mi piace parecchio;

    4. sulla vita in armonia con la natura degli Indiani d'America ci sarebbe da discutere, perché poi bisogna anche vedere quanto fosse figlia della necessità: in fondo si fecero ben traviare dai regali dei conquistatori, no? (Sì, lo so, sto semplificando)

    Hai altre domande? 🙂

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  10. OK su tutto, ma:

    1) io i film di Polanski li evito: mi perdo un pezzo di cultura? Pazienza, almeno non faccio un favore a un pedofilo (pure “fuggitivo”, tra l'altro )

    2) perché parli di “figlia della necessità” riguardo al modo di vivere degli Indiani d'America? Mica di certe ci si chiede se sono “figlie della necessità”: era il loro stile di vita, e il fatto che sia cambiato all'arrivo degli Occidentali non è la dimostrazione che magari “non era figlio della necessità”, ma è semplicemente per la naturale tendenza delle culture a contaminarsi a vicenda.

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  11. Eh, sulla questione Polanski, mi pare evidente dall'inizio che abbiamo punti di vista differenti. Comunque, se il problema è fargli un favore, puoi sempre scaricarli, i suoi film. 😀

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  12. Non pensare che io sia tanto moralista da non scaricare, ma in questo caso mi sembrerebbe di fare un torto alla gente che lavora ai film di Polanski: io faccio una cosa “illegale” in egual misura nei confronti di gente a posto e nei confronti di un pedofilo? No, no, il divario si deve stagliare, e pure netto. Se i film li evito, tutto sommato è come il naturale snobismo nei confronti di un regista che non piace, se li scarico dovrei giustificare a me stesso il pari trattamento verso i collaboratori e verso il, ehm, Maestro.

    E del punto 2) cosa pensi? Punti di vista anche lì?

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  13. Beh, sì, sicuramente son punti di vista, ma soprattutto è una questione un filo complessa e che non mi sento in grado di affrontare, men che meno con commenti al volo qua sotto.

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  14. Ma guarda che mica voglio un commento al volo, per quello che mi riguarda mi puoi rispondere anche tra dieci anni, se pensi di dover approfondire. Il bello di Internet è anche questo.

    Ti saluto, è stato un piacere.
    Ci si ribecca il 30 marzo 2020, ore 11:09. 🙂

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  15. Ciao sono un “ritardatario di Avatar” (che brutta l'interposizione delle preposizioni in italiano, eh?). Sono d'accordo col trasporto emotivo, però non c'è una battuta, non dico memorabile, ma che uno si ricordi in tutto il film.

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  16. No, ma siamo d'accordo, i dialoghi non sono esattamente il punto forte. Ma tutto sommato penso sia anche voluto e normale: dei vari personaggi, non ne vedo molti in grado di pronunciare chissà quali frasi a effetto.

    Comunque, per quanto melenso, “I see you” a me non dispiace come modo di comunicarsi un legame.

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  17. Beh, ma questo è “Avatar – Il Film”, non “Avatar – “Pandora Tour in 4-D” agli Universal Studios. In un'attrazione in un parco a tema sarebbe giustificabile tanto squilibrio tra piattezza dei dialoghi ed “emozionalità” delle immagini, non in un film. E non ditemi che Cameron voleva fare solo un film “visivo”. Cameron non ha mai fatto film “solo visivi”, anzi se è considerato un grande è proprio perché riesce a conciliare l'emozione dello spettacolo e l'emozione dell'”elemento umano”, trasmesso attraverso i dialoghi(che si sono stampati nel cervello di tutti, soprattutto di chi ama la fantascienza). Altro che “I see you”…

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  18. Appunto, è un film, narrazione per immagini. 🙂

    Oh, intendiamoci, sono il primo a volere anche una buona sceneggiatura in un film, ma se ho dei dialoghi comunque decorosi e della grandissima narrazione per immagini mica mi lamento.

    Fra l'altro non è che Cameron sia mai stato un genio della scrittura. Certo, in Aliens, Terminator, True Lies c'erano una sacco di battute azzeccate, ma erano appunto battute divertenti, dialoghi memorabili, non proprio delle perle di scrittura profonda. Nel momento in cui dirige film nei quali la BATTUTONA non ci azzecca proprio, ecco che i suoi dialoghi smettono di essere memorabili (vedi anche Titanic). Non è certo una novità.

    Quanto all'elemento umano, oh, a me non sembra che in Avatar manchi, dialoghi o non dialoghi.

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  19. Ma, infatti, mica sto paragonando Cameron a Ingmar Bergman, come complessità di dialoghi. Solo che è stata proprio la capacità di incrociare elementi “semplici”, come spettacolarità e battute, che ha fatto grande Cameron. E invece in Avatar c'è solo la spettacolarità, mentre i dialoghi non sono “semplici”, sono proprio palesemente trascurati. Come se si fosse fatto prendere troppo la mano dagli SFX dimenticandosi della sua grande abilità di intrecciarli con battute/situazioni. Se riesci ad astrarti dall'emozionalità visiva, in Avatar ti accorgi subito che i personaggi sono monodimensionali quando non addirittura macchiettistici. Se fai la stessa cosa con Aliens e Terminator, i personaggi rimangono comunque accattivanti.

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  20. E che ti devo dire, io non ho trovato i dialoghi così trascurati. E, ripeto, non particolarmente sottotono rispetto al passato di Cameron. Rispetto al passato “serioso”, soprattutto. 🙂

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  21. Perché, c'è qualcuno che se lo ricorda il passato “serioso” di Cameron? Io mi ricordo “Aya. Viene una tormienta.” “Lo so”. Un finale quasi banale, niente di sofisticato, ma crea un'empatia fortissima. Io mi ricordo una bambina superstite in Aliens. Una banalità, che poteva far deragliare tutto nel melenso. E invece mi crea un personaggio femminile che deve essere al tempo stesso maschile e materno (per una strameritata candidatura all'Oscar). Io mi ricordo Schwarzy che solleva un piccolo bambino messicano ed estrae un paio di occhiali da sole dal taschino di un tizio terrorizzato e poi parte “Bad to the Bone”. E potrei citarti altre mille situazioni a dialoghi all'apparenza “buttati lì”. Stupidate se vuoi, ma questo è Cameron, mica quello tutto impegnato a riempire di pallini del motion capture i suoi attori in Avatar.

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  22. Sul Cameron serioso:

    1. Titanic credo se lo ricordino un paio di persone. 😀

    2. The Abyss se lo ricordano in molti di meno, vero (ed è un peccato, fra l'altro).

    3. Poi non dimentichiamoci di Strange Days, che ha scritto lui: bel film, ma si prende tremendamente sul serio e ha dei dialoghi di un pacchiano agghiacciante, roba che Avatar al confronto è una meraviglia di scrittura.

    Poi, forse non ci siamo capiti: non devi farmi nessun esempio, che il miglior Cameron sceneggiatore sia quello che si prende un filo meno sul serio e che tante battute dei suoi personaggi più riusciti non siano solo semplici puttanate lo so perfettamente. E siamo d'accordo su questo. Il punto di disaccordo è sulla “pessimità” della sceneggiatura di Avatar. Ma insomma, penso che ce ne faremo una ragione.

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  23. E secondo te quello di Titanic è un “ricordare”? Quello di Titanic è “dai che c'è la storia d'amore troppo bella, stasera si va al cinema!”. L'avrebbe potuto fare Moccia, solo che non ha la disponibilità economica di Cameron. E qui mi sa che siamo arrivati al punto: non è che Avatar fa per caso parte del Cameron che tu chiami “serioso”? Perché così come gli altri Cameron “seriosi”, azzarda un messaggio universale: per Titanic era l'amore, per Abyss la fratellanza e per Avatar, beh, come non vederci un ecumenico messaggio ecologista? E infatti il film non ti prende davvero, proprio come gli altri Cameron seriosi.

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  24. Secondo me Titanic è un bellissimo film e paragonarlo a Moccia è delirante, però oh, opinioni. 🙂

    Al di là di questo, quando parlo di Cameron “serioso” non ne faccio una questione di qualità, eh, ma di intenzioni. Poi può riuscirci o meno, nelle intenzioni.

    Comunque a me Avatar, Titanic e The Abyss han preso eccome. Che ti devo dire, sono un'anima semplice. 😀

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  25. Eh, ma dimostrami che la gente non è andata a vedere Titanic e Moccia per lo steso motivo (“dai che c'è la storia d'amore troppobbella!”). E secondo c'aveva pure ragione, perché quello voleva essere Titanic: trasmettere un universale messaggio d'amore. Per carità, bellissimo messaggio, un filino sempliciotto, però. “Viva la natura!” urla Avatar. Eh, sì, OK, però, James, dai…

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  26. Ma la questione non è nemmeno il marketing: a parità di battage pubblicitario, la gente sceglie comunque la storia d'amore (mica per niente i furbissimi italiani cercano di ficcarti la parola “amore” nei titoli, o girartela come se fossero solo storie d'amore – vedi il triste esempio “Se Mi Lasci Ti Cancello”). E questo era Titanic, una storia d'amore (se poi ci metti dentro anche una tragedia, poi sei a posto), così come un film di di Moccia. Mi stupisce che non l'abbiamo chiamato “L'Ultima Nave della Storia di Noi Due”. 🙂

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  27. Beh, ma marketing è anche scegliere il titolo o l'argomento giusto, mica solo fare battage pubblicitario, no? 🙂

    Poi nel caso di Titanic è sicuramente marketing “involontario”, se conti che è un progetto a cui Cameron teneva tantissimo, per il quale ha rischiato mettendoci tutto a livello umano e produttivo e che fra l'altro prima dell'uscita veniva dato come fallimento sicuro e colossale.

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  28. Nessuno nega la perseveranza di Cameron, ma la ritrosia delle case di produzione era dovuta soprattutto ai costi che si prospettavano, non al fatto che si trattasse di una storia d'amore, della quale erano ben contente. E anche le previsioni catastrofiche erano sempre legate al budget, mica alla scarsa possibilità di penetrazione tra il pubblico. 200.000.000 $ sono un bordello oggi, figurarsi nel 1997.

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  29. Beh, io ricordo chiaramente che prima dell'uscita molti temevano un flop colossale, un po' stile Waterworld. E mi pare pure di ricordare interviste a Cameron e compagni in cui raccontavano di aver passato le ultime settimane di lavorazione ormai rassegnati, stile “vabbuò, ok, alla fine sarà un disastro comunque, tanto vale sbattersi e lavorarci per finirlo il meglio possibile”. Oh, poi magari son leggende.

    Che poi il problema fosse anche il budget, e il fatto che per riuscire servisse un successo fuori scala, è sicuramente vero.

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  30. Proprio il riferimento che facevano a Waterworld è indicativo. Non è che sentivi gente che diceva “che fesso, ha fatto una storia d'amore” perché tutti sanno che le storie d'amore al cinema tirano. I riferimenti a Waterworld significavano proprio “ecco un altro regista che pensa basti avere un budget record per avere successo”.

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