Dita unte sullo schermo

Non ho comprato The Secret Of Monkey Island Brutta Edition perché è brutto. Ha la grafica brutta. Capito? Brutta. “Ma dentro c’è pure la versione originale!” Eh, ok, ma quella ce l’ho in diciottomila forme, e non mi interessa dare soldi a gente che vende quella versione brutta. Non bastasse il fatto che quella grafica è brutta già di suo, poi, si aggiunge pure il fatto che ha il design dei personaggi (brutto) tutto triste e stravolto che qualche idiota ha deciso di inventarsi con The Curse Of Monkey Island, rendendolo la “faccia” ufficiale di Monkey Island per questo popolo di giovani d’oggi che non sanno nulla di quando qui era tutta campagna. Guybrush Threepwood non è questa specie di Bernard Bernoulli o questo stronzetto. È questo qui. Ed è bello anche e soprattutto perché pur essendo un completo idiota è quel fighetta con la barba che sta lì dietro. Ma che ne volete capire, razza di debosciati. Vi scatarro su.

Flight of the Amazon Queen (Renegade Software, 1995/2009)
sviluppato da Interactive Binary Illusions – John Passfield & Steve Stamatiadis

Ho però comprato Flight of the Amazon Queen, per iPod Touch. Che è un’avventura grafica del 1995 uscita su Amiga e PC. Ho la versione PC, nel mucchio della roba comprata e mai giocata. E oggi, se vuoi giocare una roba del 1995, lo sbattimento di farla funzionare non vale i cinque euro scarsi che costa la versione iPod Touch. Quindi l’ho comprato per iPod Touch e me lo sono finalmente giocato.

Ed è esattamente quel che immagino fosse quattordici anni fa: un’avventura grafica spudoratamente riciclata e derivativa, con uno script scoppiettante e abbastanza divertente, una serie di enigmi belli piacevoli da risolvere, quella classica atmosfera demenziale e naïf che tanto ci piace. Un po’ Indiana Jones e un po’ Guybrush Threepwood, piglia per il culo entrambi con affetto e diverte abbastanza dall’inizio alla fine, pur all’interno di confini e stereotipi che più classici di così proprio non si può.

Buoni i due sistemi di controllo (il secondo arrivato tramite aggiornamento, per rispondere alle critiche di gente un po’ scema): entrambi girano intelligentemente attorno al problema di stare sporcando lo schermo dell’iPod con il pollice. Poi, per carità, con un pennino si vivrebbe tutti più felici, ma non si può avere tutto. E in compenso c’è un doppiaggio esilarante, con tutti ‘sti accenti forzatissimi e bellissimissimi. Insomma, approvato.

Beneath a Steel Sky Remastered (Virgin Interactive, 1994/2009)
sviluppato da Revolution Software – Charles Cecil

Non pago, ho comprato pure Beneath a Steel Sky Remastered, sempre per iPod Touch. No, non è vero, non l’ho comprato, l’ho recuperato per vie traverse proprie dell’essere uno che campa scrivendo di minchiate. Al contrario di Flight of the Amazon Queen, che è una conversione ripulita e bon, questo è un vero e proprio remake. Ma un remake fatto con intelligenza, mica come quella roba brutta, cattiva e antipatica di cui ho parlato in avvio.

Han tirato in mezzo Dave Gibbons, che già si era occupato della grafica di quattordici anni fa, e gli han fatto fare non so bene cosa. Il risultato, però, è un remake di quelli ligi, rispettosi e fatti con amore. L’introduzione e l’epilogo, per dire, sono impeccabili nello spolverarsi e aggiornarsi al nuovo millennio senza grattar via la patina vintage di cui un’operazione del genere dev’essere ricoperta. Il sistema di controllo, pure, è molto intelligente. Oltre che diverso da entrambi quelli di Flight of the Amazon Queen, come per dire: “oh, su, basta sforzarsi, le buone idee stanno lì fuori e aspettan solo di esser colte”.

E poi c’è il gioco, che è un’avventura grafica solida, meno facile di come me la ricordassi – forse perché all’epoca ero troppo più allenato al tipo di ragionamenti richiesti da questo genere di giochi – e con una bella scrittura. Comicità spicciola, senso del dramma, un paio di bei colpi di scena e un’ambientazione cyberpunk che magari è passata di moda ma, insomma, quel minimo di fascino se lo porta ancora dietro. Poi, ovvio, c’è anche la polvere, quasi tutta ammucchiata sul Virtual Theatre, che all’epoca pareva quasi rivoluzionario e adesso, insomma, è proprio la curiosità simpatica a cui fai pat pat sulla spalla. Ma va bene così, mica ci si può aspettare la rivelazione del terzo segreto di Fatima da un’avventura grafica del 1994.

Di entrambi i giochi esiste una versione italiana che non ho visto neanche di sfuggita e non so se sia solo sottotitolata o anche doppiata. Importanza di ascoltare questi giochi in lingua originale? Boh, gli accenti fan parecchio ridere e poi, dai, insomma, i giochi di parole. Chi mi ascolta su Outcast mi ha probabilmente ascoltato mentre dicevo le stesse cose che ho scritto in questo quindi abbastanza ridondante post. Sopravviveremo al dolore. Nella confezione originale di Beneath a Steel Sky c’era un fumetto di Dave Gibbons che faceva da prologo alle vicende e fece pure da base per il filmato introduttivo del gioco. È bello. Lo possiedo. È bella pure la scatola, tutta nera. Mica come le scatole brutte di adesso. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: The Boxer – Editors. Provavo forte desiderio di coma farmacologico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.