La settimana a fumetti di giopep – 28/11/2009

Due settimane di fila, così poi non lo faccio più per due anni. Olé!

Manga
Naruto #45 ***
Che devo dire, che devo fare, ormai siamo nel limbo, in quella zona in cui è evidente che ha rotto le scatole ma sono ancora troppo affezionato ai personaggi e allo stile grafico e/o narrativo per darci un taglio. Ma insomma, è l’unico manga di ‘sto genere che ancora leggo, teniamocelo.

Pluto #4 ****
No, basta, questa roba non si può leggere un pochetto ogni tre mesi. Non ha veramente senso, ti perdi i pezzi per strada, spezzi completamente la tensione della detection, ti rimane solo il gusto per la splendida maniera nel raccontare e nel disegnare le cose (anche se, diciamocelo, con Urasawa cambia il tema ma sembra di legger sempre la stessa storia). Il problema è che non ce la faccio, quando esce il nuovo numero, a metterlo lì sullo scaffale, bello tranquillo, in attesa di averli in mano tutti e otto. Qualcuno mi dia una soluzione, io non so dove pescarla.

Marvel
Incognito ****
Questa cosa del “le sue solite robe, ma quanto sono belle” sta cominciando a diventare monotona. Ma insomma, Incognito quello è. Un noir più o meno superomistico cupo, sboccato, violento e con qualche ammiccamento sessuale non è esattamente materia densa d’originalità, di questi tempi. Però Brubaker riesce a dargli un taglio corrosivo e serio, senza risultare forzatamente serioso, ma anzi sapendo anche ridacchiare di se stesso. Se vi state chiedendo cosa significhi questa roba che ho scritto, sappiate che me lo sto chiedendo pure io. Un po’ Powers, un po’ Wanted, un po’ Sleeper, un po’ una roba per i fatti suoi, Incognito è strettamente figlio del suo autore, forse anche per questo limitato nel ricordare parecchio tante altre sue opere. Però, siam sempre lì: che bello!

Magneto: Testamento ****
Testamento racconta la terribile gioventù di un cattivone degli X-Men che Chris Claremont ebbe la bella intuizione di rielaborare come sofferente reduce da Auschwitz. La natura del protagonista sta giusto giusto negli occhi di chi legge, indottrinato dal titolo e capace eventualmente di cogliere la singola strizzata d’occhio ai poteri (il giavellotto) e a un altro personaggio noto (Magda). Fine. Per il resto, c’è un racconto solido, intenso, che non dice nulla di particolarmente nuovo sull’argomento ma racconta, bene, uno squarcio di storia attraverso lo sguardo di un giovane. Occhio: se cercate Maus, andatevi a leggere Maus, perché siamo lontani anni luce. Se cercate un bel fumetto scritto con gusto su un argomento delicato, potete rivolgervi anche a questo. Che fra l’altro contiene pure una breve storia di Joe Kubert e Neal Adams sulla vicenda di Dina Babbitt, hai detto niente. Mettiamola così: se anche solo dieci cretini americani sovrappeso l’hanno comprato convinti di leggersi una cazzatona di supereroi e anche uno solo fra di loro è rimasto colpito e interessato da quel che viene in realtà raccontato, oh, punti stima a Greg Pak. Sì, lo so, sono stupido e qualunquista.

Marvel Zombies #3: Carne e Metallo **
Divertimento di bassa lega, carne, sangue e comicità spicciola. Il filone Marvel Zombies non era partito male (del resto Robert Kirkman, mica pizza e fichi) e l’incrocio con Ultimate Fantastic Four, pure, era stato divertente. Poi si è cominciato a riproporre sempre la stessa storia, riscritta in maniera sempre più brutta, con apparizioni speciali a caso. Qua perlomeno si prova a fare qualcosa di diverso e il risultato è pure simpatico, ma insomma, se deve trasformarsi in una semplice roba di supereroi, solo mezzi morti, che senso ha?

Spider-Man & X-Men: I teenager più strani di tutti i tempi *
Non ho capito se l’intenzione fosse di creare una storia sullo stile sempliciotto dei bei tempi andati o se proprio questa miniserie è scritta da cani. L’impressione, però, è di una roba scritta da cani che ha come unico motivo d’interesse il ripercorrere in maniera superficiale alcuni eventi cardine nella storia dei personaggi coinvolti. Peccato, i disegni di Mario Alberti si meritavano qualcosa di meglio.

Altro
Locke & Key #1 ****
Che cos’è, Locke & Key? Boh? È un thriller? È un horror? È un racconto di formazione? No, hahaha, dai, racconto di formazione no, mi pare esagerato. Però, caspita, è una bestia strana, che ti tiene col fiato sospeso, che giocherella col misticismo, mette paura con il suo non farti capire una fava, si gioca le carte migliori ogni volta che torna coi piedi per terra e tiene incollati alla tavola con una regia e un ritmo strepitosi. Joe Hill, non so da dove tu sia uscito, ma resta fra noi, ti prego!

The Boys #4: Cose che fanno bene allo spirito ****
Periodicamente salta fuori il fumetto (o il film, via) che si bulla di avere un approccio in qualche modo realistico al tema dei supereroi. Watchmen ce li ha fatti vedere stanchi, panzoni, sanguinari e politicizzati. Con Marvels li abbiamo osservati attraverso l’occhio dell’uomo comune. Powers, Top Ten e tanti altri li hanno integrati nella società con un taglio hard boiled. Insomma, ognuno ha la sua. Garth Ennis, con The Boys, li trascina nel fango e li rende quindi molto più vicini a questo simpatico mondo di depravati, squallidi, egoisti, parodistici approfittatori in cui viviamo. Quello di chi vuole gli occhiali a raggi X per spiare sotto i vestiti della vicina gnocca. Quello di chi se fosse Superman rapinerebbe le banche. Quello di chi manda al potere, tramite regolari elezioni, texani rincoglioniti e unti dal signore. Quello, insomma. Il quarto volume interrompe un pochetto il filone della satira porchettara e del giochetto sugli stereotipi infilandoci un apparente sviluppo romantico. Occhio ad affezionarcisi, perché il rischio che si stia preparano un patatrac di quelli grossi mi sembra evidente.

Whiteout ***
Originale poliziesco ambientato a due passi da dove vedemmo per l’ultima volta R.J. MacReady, Whiteout si gioca le sue carte più con il graffiante tratto di Steve Lieber, la solida caratterizzazione delle due protagoniste e il fascino dell’ambientazione che con un intreccio investigativo francamente piuttosto prevedibile. Sarei curioso di guardarmi il recente film con Kate Beckinsale, ma da quel che leggo in giro mi sa che è più interessante cercare “Kate Beckinsale” su Google e sfogliare i risultati sotto la voce immagini.

Adesso mi leggo tutto Volto Nascosto. Fermatemi, vi prego. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: 30 Seconds – Therapy?. Cercavo disperatamente di digerire uno Steakhouse Burger menu medio (con coca e patatine).

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