Nemico Pubblico

Public Enemies (USA, 2009)
di Michael Mann
con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard

Cos’è che mi stordisce e costringe all’abbandono di fronte allo schermo nel cinema di Michael Mann? Cos’è che mi rende un pupazzo inerme nelle mani di quel furbo e distinto (quasi) settantenne? Perché ogni volta mi ritrovo sciolto sul sedile, totalmente ipnotizzato, incapace di staccare gli occhi anche solo per un attimo, del tutto isolato dal mondo che mi circonda, dal vociare, dal masticare, dal fastidio della sala intasata? Perché Mann tocca esattamente le corde giuste, quelle che servono per acchiapparmi, emozionarmi, farmi morire dalla tensione davanti alle sue mostruosamente belle sparatorie, riempirmi d’angoscia gli occhi nel raccontarmi il suo romanticismo maschio, estremo, esagerato, magari anche un po’ stucchevole, ma insopportabilmente forte nell’esprimersi anche solo con uno sguardo fugace, il movimento di una mano, l’accenno di un sorriso.

E allora fatico a trovar qualcosa da dire oltre a “Mamma che bello!” e del resto perché dovrei sforzarmi, visto che tanto non mi paga nessuno? Questo spazio è mio e ci faccio pure un po’ quel che mi pare, no? Anche semplicemente dire che il nuovo film del mio regista preferito è bellissimo. È bellissimo e bravissimo Depp, con quel suo fare ostinatamente macho, di uomo che deve costantemente dimostrare al mondo la propria onnipotenza. È bellissima la Cotillard, fragile, affamata, con gli occhioni enormi che ti rapiscono. È bellissimo Bale, con lo sguardo puntato verso un obiettivo che sa di poter raggiungere. È tutto bellissimo, dai, basta, vogliamoci bene e facciamola finita.

Il film l’ho visto in lingua originale al Sony Center di Berlino, un paio abbondante di mesi fa. Al Sony Center di Berlino i film li programmano in doppia versione, doppiati e in lingua originale. Quelli in lingua originale riempiono comunque la sala. La sala grossa. Ma grossa grossa, eh! Vaffanculo. Importanza di guardare questo film in lingua originale? Mah, diciamo che quel bel fiorire di accenti, parlate e toni che furono è talmente un piacere che mi dà fastidio anche solo l’idea, il concetto stesso che debbano esser cancellati col doppiaggio. Senza contare che si parla pur sempre di gente che interpreta il ruolo di altra gente. Vera. Non mi assumo quindi responsabilità su una versione italiana che comunque già parte da testate sui denti levando almeno tre o quattro significati al titolo del film e regalando a Marion Cotillard una voce insostenibile (perlomeno nel trailer). In ogni caso a Milano lo passano in lingua originale: domani e giovedì rispettivamente agli UCI Certosa e Bicocca, nella prima settimana di dicembre al solito trio Anteo/Arcobaleno/Mexico. Se abitate nel milanese e lo guardate doppiato siete cattivi. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: Supervixen – Garbage. Nello stomaco s’agitava pastina in brodo.

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