Orphan

Orphan (USA, 2009)
di Jaume Collet-Serra
con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, Jimmy Bennet, Aryana Engineer

Se il tuo primo figlio nasce stronzo, la tua seconda figlia nasce sorda e la tua terza figlia nasce morta, oltretutto lasciandoti priva d’utero, sarebbe forse il caso di metterci una pietra sopra. E invece Kate Coleman non si arrende e decide addirittura di alzare la posta adottando una psicopatica. Da lì in poi succedono cose, muoiono persone.

Orphan è un filmetto semplice semplice, che passa tranquillo e soffice come un colpo di vento, senza lasciar segni, scorie o cicatrici. La progressione degli eventi è da manuale per quasi tutta la durata, priva di particolari scossoni o sorprese, e ruota attorno alla crescente disperazione della povera Kate, fin troppo consapevole di cosa stia accadendo, ma incapace di sconfiggere la sfiducia di chi le sta attorno. Qualcosa stride, qualcosa sembra fuori posto, qualcosa proprio ti fa pensare “Ma che cazz?”, però poi vien tutto messo in riga dal colpo di scena. Talmente sopra le righe da avermi fregato pure se sapevo che ce ne sarebbe stato uno, ma anche talmente ben confezionato da non destare la minima perplessità: te lo bevi senza problemi e vai avanti a gustarti il macello che ne segue.

A non convincere, piuttosto, è la regia del simpatico Collet-Serra, che insomma, in due ore di film tira fuori un minimo d’estro giusto sulla scena d’apertura e sui titoli di coda (per altro immagino non realizzati da lui). Nel mezzo, a tenere in piedi l’anonima baracca non son certo quei quattro “buh!” posticci e totalmente decontestualizzati dal racconto, quanto piuttosto le belle interpretazioni di un po’ tutti gli attori, guidati lancia in resta dalla sorprendente orfanella. Può bastare? Sì, può bastare, però, eh, sarebbe stato carino provare non dico qualche spavento, ma perlomeno un filo d’inquietudine.

Considerazione a margine: ma che cavolo di vino bevono, nei film americani? Io di sbronze me ne sono prese in vita mia, andando anche completamente alle cozze. E ho visto stanze girare, ho sentito marciapiedi diventare morbidi, ho provato l’effetto lag alla visione ma, caspita, non mi è mai successo di diventare temporaneamente miope. Possibile che uno beva una bottiglia di vino rosso e improvvisamente gli vada tutto completamente fuori fuoco?

Il film l’ho visto in versione italiana, nella brutta sala 6 dell’antipatico cinema Odeon. Nel trailer italiano di 2012 “The world as we know it will soon come to an end” viene tradotto con “Il mondo, come sappiamo, presto finirà”. Importanza di guardare questo film (Orphan, non 2012) in lingua originale? Discreta, mi sa. Un po’ perché a tratti m’è parso che la recitazione di chi doppiava c’entrasse poco con quella di chi si agitava sullo schermo, un po’ perché Isabelle Fuhrman è davvero brava e vorrei ascoltarla, oltre che guardarla. Canzone ascoltata nello scrivere tramite iPod Touch questo brutto post: Funny The Way It Is – Dave Matthews Band. Sgranocchiavo mentine seduto sulla prima corsa della linea sostitutiva notturna.

2 pensieri riguardo “Orphan”

  1. Ah, interessante. Comunque qua si parla di miopia *durante* la sbronza. 🙂
    Comunque non mi sembra il caso della bottiglia che si vede nel film. O forse sì? Boh… 😀
    Ma vabbuò, se mi dici che può succedere, va bene così.

    Mi piace

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