Metal Gear Solid: Philanthropy

Metal Gear Solid: Philanthropy (Italia, 2009)
di Giacomo Talamini
con Giacomo Talamini, Patrizia Liccardi, Nicola Cecconi, Marco Saran, Giovanni Contessotto, Enrico Pasotti, Andrea Furlan e le voci di Phillip Sacramento, Laura Post, Lucien Dodge, Adam Behr

L’aspetto migliore di Metal Gear Solid: Philanthropy è il suo sbattersene il cazzo, di tutto e di tutti. Non ci prova, a nascondere il basso budget dietro trucchetti strani e dissolvenze furbette. No no, lui prende e ti vomita addosso tutta la CG di questo mondo, anche se poi appare evidente che non son riusciti a convincere i ragazzi della WETA a ripulirgliela. Non ci pensa nemmeno, ad ammorbidirsi per abbracciare il fantastico mondo del cinema. Ma che, scherziamo? Questo è Metal Gear Solid, e deve contenere tutte le incredibili scemenze di Metal Gear Solid. E chi queste scemenze le legge come un difetto, beh, lo capisco anche, ma sostanzialmente sbaglia il tiro.

Perché qua il punto sta proprio nello stile del videogioco, nel modo insistito, sottolineato, forzato, quasi opprimente e fastidioso, con cui lo si insegue fino allo sfinimento. E lo si raggiunge. Ma dirò di più: lo si supera, semina e arriva addirittura a doppiare. Qua, sta il genio di Philanthropy: che è più MGS di MGS stesso. Sicuramente più di quel casinaccio arrotolato che è Metal Gear Solid 4. Tutto, qui, respira amore, passione e aderenza per il modello originale. C’è la metareferenzialità, per quanto molto meno forte e sopra le righe, ci sono i monologhi pretenziosi e serissimi, c’è l’umorismo un po’ stupidino, c’è il prologo lungo e palloso, c’è perfino il boss (Nemesis Divina!) assurdo, sopra le righe e con l’evidente solo senso di esser fico.

E c’è, soprattutto, una ricerca stilistica notevole nella fotografia, che ricalca perfettamente la “faccia” del videogioco ottenendo il doppio risultato dell’aderenza filologica e dell’ottima amalgama fra girato ed effetti speciali. Che ci sono, si vedono e qua e là stonano ma – per la puttana – considerando i mezzi, l’inesperienza e la natura totalmente amatoriale, fanno quasi spavento. Ma l’amore e la voglia di omaggiare MGS si respirano a pieni polmoni in ogni fotogramma, arrivano quasi a soffocare. Per esempio nella marea di piccoli accenni, citazioni, strizzatine d’occhio, che rimandano alla fonte e contemporaneamente sono la fonte, visto che certo il citazionismo non è alieno all’opera di Hideo Kojima.

Oltre a tutto questo, Philanthropy è anche un film estremamente solido, con una sceneggiatura intrigante nei misteri che nasconde e soprattutto con un’ottima regia, che non va a cercare il virtuosismo fine a se stesso ma mostra grande padronanza del mezzo. Fa venire alla mente altri esordi a basso budget (non so bene per quale motivo, ma ho più volte pensato a Dog Soldiers) e mette addosso un po’ di dispiacere per il fatto che la natura stessa dell’operazione “su licenza” costringa a un approccio distributivo di stampo amatoriale.

Poi, per carità, i difetti ci sono. In parte, come detto, sono figli della natura stessa del film e riesce difficile non perdonarli. In parte si trovano soprattutto nelle prove degli attori, quasi tutte poco convincenti. L’unico che davvero funziona è Nicola Cecconi, non a caso interprete del personaggio che meno si prende sul serio. Ma anche lui perde colpi nei momenti in cui cerca di dare un’intensità forse fuori portata. Ah, e poi ci sarebbe anche il fatto che questo The Overnight Nation è solo il primo episodio di una trilogia che potrebbe aver termine qui. Speriamo di no, ma in fondo speriamo anche di sì, perché i ragazzi che ci hanno lavorato si meritano forse di tentare un’avventura più ambiziosa e non legata ai confini dell’amatoriale.

Ho guardato MGS Philanthropy sullo schermo (24 pollici di puro amore catodico vintage) del mio PC casalinguo. Mi dicono che a guardarlo su schermi molto grandi perde un sacco di qualità: non fatelo, dunque. Per scaricarlo o guardarlo in streaming, fatevi un giro sul sito ufficiale. Il film è tutto in inglese, ma è possibile guardarlo sottotitolato. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: Schism – Tool. Si beveva tanta acqua Vera.

3 pensieri riguardo “Metal Gear Solid: Philanthropy”

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