Metal Gear Solid 4: Guns Of The Patriots

Metal Gear Solid 4: Guns Of The Patriots (Konami, 2008)
sviluppato da Kojima Productions – Hideo Kojima, Shuyo Murata, Kenichiro Imaizumi

Metal Gear Solid 3 ha rappresentato il punto più alto della saga in termini di sintesi fra narrazione e interazione. Meglio di così, perlomeno lavorando sul modello e sulla struttura sanciti dal primo episodio, non è forse possibile fare. Piacesse o meno la svolta “pop”, che abbandonava almeno in parte le pretese di narrativa alta in favore di un romanzettone di genere emozionante e perfettamente raccontato, l’equilibrio fra le varie componenti era perfetto e creava un mix di racconto e gioco da mozzare il fiato.

Metal Gear Solid 4, invece, torna alla sua natura imperfetta e schizofrenica, fatta di equilibri inesistenti e parti mescolate senza apparente criterio. Anzi, la accentua, dividendosi nettamente in cinque capitoli dalle meccaniche di gioco quasi del tutto sconnesse fra loro. Ne nascono cinque diversi Metal Gear Solid in uno, che mescolano il tutto con la sceneggiatura più pretenziosa, pretestuosa, logorroica, impacciata, densa, inutilmente e pretestuosamente ricca dell’intera saga. Un pastrocchio narrativo e ludico, ma anche un frullato talmente ricco di spunti da far venire il mal di testa. Un film che non sa dove stia di casa il ritmo e una sceneggiatura che ignora l’arte del costruire caratteri, preoccupandosi piuttosto di spiegare tutto quel che c’è da spiegare, unire tutti i puntini e tappare tutti i buchi (facendo venire in mente due tragiche e disgustose parole: “George” e “Lucas”).

Questa folle impostazione forse nasce dal dover dare seguito a un precedente come quello citato in apertura, forse è figlia della voglia di tirare nuovamente una spallata alle aspettative, come abilmente fatto in ogni singolo episodio, forse è dovuta al semplice gusto di mettersi a sperimentare con le potenzialità offerte da PlayStation 3, o forse è solo che a Kojima gli girava così. Ma certo la natura schizoide di Metal Gear Solid 4 è il suo aspetto di maggior interesse. Molto più che scoprire quale mistero si nasconda dietro al delirio di cazzate messo assieme in vent’anni di sceneggiature ricucite col nastro adesivo. Molto più che tentare disperatamente la ricerca di una qualsiasi emozione mentre si osservano le storie di personaggi (volutamente?) svuotati della propria personalità, fotocopie di se stessi quando non spente citazioni il cui unico scopo sta nello strizzarti l’occhio. Enormemente più che assistere allibiti a una serie di finali talmente superflui da far rimpiangere l’imbarazzo conclusivo degli Anelli di Peter Jackson, esclamando con forza e prosopopea – cito – “Shut the fuck up!”

Ecco, insomma, tanti paroloni, ma la sostanza è semplice: MGS4, il film, è poca cosa, ma non perché contenga poca cosa. Anzi, come al solito, idee, temi, riflessioni, per quanto magari un po’ sempliciotte e tendenti allo stantio, ce n’è a strafottere e ce ne sarebbe per scrivere trattati senza fine. Il punto è che si va un po’ verso la filippica fine a se stessa, il comizio interminabile, l’autore pretenzioso che sale sul palco ed elargisce al suo pubblico adorante. Il tutto – aggravante – dimenticandosi completamente (ben più che nel vituperato Sons Of Liberty) di cosa sia una narrazione verace, di quanto conti appassionare a una storia, di come risulti spento anche il più forte momento drammatico se non è adeguatamente costruito. E che se imposti l’intera struttura di un racconto sul dovere di cronaca, sull’appiccicare con lo sputo pezzi di un puzzle delirante, poi il racconto lo perdi di vista per forza e ti autoflagelli mentre sei convinto di star facendo quel che devi.

E piange anche un po’ il cuore, a vedere girata in questa maniera una roba scritta in quella maniera. Perché se una cosa non si può togliere a Kojima (o chi per lui), ancora una volta, è lo stare anni luce sopra a chiunque altro nella capacità di costruire la regia. Nulla, e ribadisco nulla nel mondo dei videogiochi si avvicina a MGS4 per solidità, naturalezza, senso cinematografico, qualità della regia, del montaggio, delle scelte visive. Certo non l’impacciata “camera a mano” di una qualsiasi tamarrata Epic. Certo non le statiche “riprese” e l’assurda assenza di proporzioni di buona parte delle sequenze di dialogo di Mass Effect. Forse solo Capcom, ogni tanto, mette in mostra un barlume, una vaga scintilla, qualcosa che si avvicini a questo.

In ogni caso, si diceva, Metal Gear Solid 4 è anche un gioco, che purtroppo o per fortuna ogni tanto interrompe i filmati. Anzi, è cinque giochi, magari non uno più bello dell’altro, ma sicuramente uno più interessante dell’altro. Ciascuno dei cinque episodi di cui è composto racconta un gioco diverso, un approccio differente alle stesse meccaniche, mettendo in scena un pastrocchio centrifugato forse pari a quello narrativo e un’ammirevole voglia di tentare strade nuove, particolari, spiazzanti. Un minestrone capace, quando funziona al meglio, di emozionare per la sua essenza di gameplay puro – e penso soprattutto a certi momenti di guerriglia iniziale, che davvero regalano una bella sensazione di esserci, e a quella deviazione noir del terzo capitolo – ma anche per lampi di reale mix fra gioco e racconto – e qui vengono in mente soprattutto l’amarcord di Shadow Moses e l’emozionante scazzottata finale.

Manca di coesione, certo, ma non manca l’idea di un progetto unico, coerente, finito, che sembra per l’appunto essere quello di mostrare tutte le facce della pietra preziosa. Se davvero questo dovesse essere l’ultimo episodio della saga – e non lo sarà – il senso di reale conclusione passa anche per il modo in cui esplora fino in fondo il suo essere puramente videogioco. E, anzi, convince molto più in questo che sul fronte narrativo. E poi, via, come non apprezzare una simile fiera dell’eccesso, del superfluo, dell’inutile, dell’accumulo? Quante possibilità, quante opzioni, quante cose ci sono in MGS4 che la maggior parte della gente non vedrà mai? No, dico, l’iPod, con le musiche e i podcast! I mille modi in cui è possibile affrontare le singole situazioni! La quantità di armi e l’applicazione delle stesse! I segreti, i segretini e le minchiatelle! Guns Of The Patriots è, forse, soprattutto, un gioco dedicato a chi veramente lo ama. Perché se davvero lo ami, lui il tuo amore lo ripaga. Ha tantissimo da darti, forse anche troppo, e ti chiede solo di volerlo davvero.

Insomma, MGS4 è uno splendido, divertente e (a tratti) emozionante carrozzone, e lo è pur pagando su ogni singolo fronte i suoi troppo forti legami col passato. La necessità (ma dove?) di dare una conclusione a ogni cosa, l’incapacità e la non voglia di rinnovarsi completamente in meccaniche ormai vecchie un decennio. Certo, tutto è ripulito, perfezionato, portato agli estremi, in più direzioni diverse, che declinano come meglio non si potrebbe la versatilità forse mai espressa a dovere da questo sistema di gioco. E alla fine ne vien fuori una conclusione più che degna, magari non forte come avremmo voluto, anzi deludente sotto alcuni aspetti, ma in un certo qual modo anche all’altezza della situazione. Ora, però, sarebbe bello se si potesse buttare tutto nel cesso e tirare lo sciacquone. No? Non si può? Uffa.

Ho giocato Metal Gear Solid 4 usando un pad Sixaxis. Psychomantis ha provato a farlo vibrare e ci è rimasto molto male. Metal Gear Solid 4 non è il mio gioco preferito (fra quelli che ho giocato) del 2008. Quello è Mirror’s Edge. E magari un giorno troverò la forza di scriverne. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: (Antichrist Television Blues) – Arcade Fire. Si sminuzzava un morbidissimo dolcetto nipponico alla banana.

7 pensieri riguardo “Metal Gear Solid 4: Guns Of The Patriots”

  1. “Nulla, e ribadisco nulla nel mondo dei videogiochi si avvicina a MGS4 per solidità, naturalezza, senso cinematografico, qualità della regia, del montaggio”. Non conosci GTA4.

    “Quante possibilità, quante opzioni, quante cose ci sono in MGS4 che la maggior parte della gente non vedrà mai?”. Non conosci Duffman.

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  2. – Non conosci GTA4 –

    Non so che intendi per “conoscere”, ma fra giocato e non giocato ne ho visto parecchio, di GTA4, e rimango della mia idea.

    – Non conosci Duffman –

    Non credo Duffman si possa considerare “gente”, figuriamoci se lo si può considerare “maggior parte della”.

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  3. Letto questo post dopo ormai anni dall'uscita del gioco e da quando l'ho giocato. Non posso far altro che sottoscrivere ogni singola dannata parola. Nonostante tutto io MGS, la saga intendo, la amo. MGS3 ha rappresentato l'apice ineguagliato, ma sono troppo legato e innamorato della saga tutta per poterla bocciare. Criticare si, anche molto, ma comunque fondamentalmente amare. A proposito, so che a breve uscira' Peace Walker su PS3, dato che ho visto che qui hai scritto anche di Portable Ops su PSP, mica l'hai giocato Peace Walker? Mi piacerebbe leggere un tuo parere.

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  4. l'ho rifinito oggi, dopo averlo fatto una volta nel 2008, rivalutato in negativo, dopo giochi cinematografici come max payne 3, the last of us e uncharted 2, 3 i filmati che duramo letteralmente tra un atto e l'altro 50 minuti sembrano uno sfinimento. Comunque è un gioco coraggioso, kojima non è sceso a nessun compromesso, nel 3 aveva detto che i produttor idopo il 2 gli rompevano le palle per inserire più gioco.

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  5. Onestamente non mi sono fatto un'idea sul gioco, l'ho seguito pochissimo, quindi non saprei bene che dirti. Però in fondo perché no, sarebbe un modo per spiazzare la gente, cosa che in genere a Kojima piace fare.

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