Nel paese delle creature selvagge

Where The Wild Things Are (USA, 2009)
di Spike Jonze
con Max Records, Catherine Keener e le voci di James Gandolfini, Paul Dano, Catherine O’Hara, Forest Whitaker, Chris Cooper

Where The Wild Things Are è un bel libro scritto e illustrato da Maurice Sendak, che in una manciata di pagine racconta a meraviglia il caos esistenziale di un bimbetto, l’accapigliarsi con i genitori, il fuggire nei mondi della propria fantasia, la pura forza distruttiva dell’entusiasmo, il bisogno totale di tornare sempre e comunque a casa. Un testo brevissimo – nove periodi – da cui Spike Jonze ha estratto un film da centoun minuti, che magari tira un po’ troppo la corda nel raccontare una storia che non c’è, ma è altrettanto efficace nel mostrare con emozionante sincerità le stesse identiche cose.

Quella del piccolo Max non è una storia in senso classico, quanto piuttosto un mettere in fila temi, sensazioni, pensieri che sì, classici lo sono dall’inizio alla fine. Nel paese delle creature selvagge è la giornata tipo di un bimbo carico di fantasia, che fugge dal brutto rinchiudendosi nei mondi assurdi della sua immaginazione. È tutto un gironzolare avanti e indietro nella testa di una persona che cerca in un paese abitato da pupazzi giganti le risposte a domande importanti della propria vita. È urlare per immagini la furia, l’entusiasmo, la passione, la potenza pura di un bambino. È la semplicità delle piccole cose che stanno nella sua testolina. Piccole cose che sanno essere dolci, dense d’affetto, divertenti, ma anche tremendamente cupe e paurose, cariche di terrori, lacrime e timori.

Nel paese delle creature selvagge è un film storto. Non assurdo, non completamente folle, non del tutto fuori dalle righe. Però sì: storto. E quindi magari non si mette lì a braccia aperte, disposto a tutto pur di farti entrare in totale sintonia con lui. Però, se sei un po’ storto anche tu, e decidi di abbracciarlo, qualcosa di veramente bello te lo sa lasciare. Magari non te ne accorgi subito, ma lui te lo lascia e poi te lo ritrovi lì, in tasca, il giorno dopo, quando stai sbattendo i pantaloni in lavatrice. Ed è un bel trovare.

Il film l’ho visto in versione italiana, nella sala Verde del cinema Orfeo (anteprima offerta da Warner Home Video, ciao e grazie). Importanza di guardare questo film in lingua originale? Non saprei, il doppiaggio mi è parso buono, ma certo sarebbe bello sentire le voci dei tanti begli attori che si son prestati per i pupazzoni. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: Life Wasted – Pearl Jam. Digerivo le sarde grigliate del Tomoyoshi Endo.

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