Up

UP (USA, 2009)
di Pete Docter e Bob Peterson
con le voci di Edward Asner, Christopher Plummer, Jordan Nagai, Bob Peterson, Delroy Lindo

Non sono un fan irriducibile della produzione Pixar. Certo, anche la loro roba peggiore mi sembra più interessante, sincera, semplicemente bella di quel che fanno gli altri. Però, oh, Monsters & Co. e In cerca di Nemo non mi hanno mai fatto impazzire e, caspita, Cars non dico mi abbia fatto schifo, ma, eh, insomma. Ma d’altra parte che caspita gli vuoi dire, a questi, quando ti tirano fuori di fila tre film della madonna come gli ultimi tre? Che caspita gli vuoi dire, a gente capace di sparare in sequenza Ratatouille, Wall-E e Up? Io non gli voglio dire niente, a gente che riesce a fare queste cose qui, questi film che sono loro, sono fortissimamente loro, sono tremendamente loro, e nonostante questo non rinunciano ad avere una propria identità come singoli, una firma, uno stampo e non uno stampino.

No, perché magari uno vede il vecchio scemo coi palloncini e i cani parlanti e pensa che questa roba sia un po’ Ice Age, un po’ tirata via, un po’ “si, ok, dai, sarà divertente, ma ecco, eh, Wall-E, il film che non parlano, il postmodernismo, l’era n’artra roba”. E invece – cazzo! – Up è un film della madonna. È fra le robe migliori che Pixar abbia mai fatto. Ed è, quindi, fra le robe migliori che gli anni zerozero abbiano partorito. Ed è, anche, uno fra i film più puramente, semplicemente, spudoratamente, sinceramente emozionanti che siano mai usciti dai computer (senz’anima) disneiani.

Un racconto di un classico che più classico non si può, messo assieme con una magia, una genialità, una capacità quasi infame di toccare – ma che dico toccare: strappare! – le corde del sentimento. Ché già quell’incipit totalmente inatteso e fuori dalla grazia di Dio da solo basta a farti affermare: “caspita!”. Ma poi le trovate continue, la bellezza travolgente di certe immagini, lo splendido mescolare azione, comicità, sentimento. Il ridere cinque minuti buoni (giuro: li ho contati!) per una singola trovata. I bambini che intasano la sala e osservano in silenzio, ammaliati, senza rompere le palle, con giusto qualche genitore che si concede un bisbiglio. Il piangere come uno scemo davanti a un mucchio di pixel che sfogliano un album di fotografie. Ma che vuoi, ma che fai, ma che caspita, ma che che che.

Il film l’ho visto in italiano, nella sala Energia dell’Arcadia di Melzo. In 3D. Vale la pena andarselo a guardare lì? Cazzo sì! Importanza di guardare questo film in lingua originale? Ma anche no, dai, che il Giancarlo Giannini a doppiare lo si apprezza ed è bravin bravino. Oddio, poi sicuramente ci sarà qualche meravigliosa battuta andata persa in traduzione, ma va bene così, va bene per davvero. Ah, da ieri non lo proiettano più in sala Energia. C’è Michael Jackson. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: Ore d’amore – Mike Patton. Denti appoggiati sui cinque cereali di un morbido Kinder Colazione Più.

5 pensieri riguardo “Up”

  1. Sì, beh, io non faccio testo, ormai qualsiasi film guardi parto con le lacrime come impostazione di default, poi da lì vediamo come ci si evolve.

    Ma qualsiasi, eh, tipo anche La notte dei morti viventi. 😀

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