Max Payne

Max Payne (Gathering Of Developers, 2001)
sviluppato da Remedy Entertainmen
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Mi capita spesso – chi segue questo zoppicante blog l’avrà intuito – di mettermi a giocare con roba vecchia. Ma anche parecchio vecchia. Quasi mai si tratta di spirito nostalgico e voglia di rigiocarmi quel titolo bellissimo che tanto mi aveva emozionato. No no: semplicemente ogni tanto mi vien voglia di giocarmi roba che a suo tempo m’era sfuggita. Magari perché non avevo un PC in grado di farla funzionare, toh. Del resto, se posso leggere un libro del 1813 e guardarmi un film del 1939, perché non dovrei potermi giocare una roba del 2001? Ed è così che, stimolato dal risorgere dei nostalgici discorsi attorno alla serie in occasione dell’annunciato terzo episodio, nella primavera del 2009 mi sono messo a giocare per la prima volta a Max Payne. Yippee ki yeah!

Otto anni dopo, lo dico subito per render chiaro il messaggio, Max Payne ha più o meno l’impatto della mezza merda. Non è tanto una questione di potenza grafica, anche perché io mi abituo sempre molto in fretta all’idea di stare giocando una roba dalla faccia vecchia (voglio dire, due anni fa mi sono rifatto tutto Doom e ho giocato il primo Final Fantasy). È proprio tutto l’insieme. È che si tratta di un gioco rozzo, sotto praticamente qualsiasi punto di vista lo si guardi. Abbozzato, incompiuto, per nulla rifinito, con giusto qualche bella idea che si trascina stancamente dall’inizio alla fine.

Ovvio, lo devi contestualizzare, devi pensare che in un certo senso con Max Payne nascono un certo tipo di sparatutto in terza persona e l’utilizzo insistito del bullet time in stile Matrix. Sottolineiamolo, “in un certo senso”, perché si tratta di due cose che comunque non appaiono per la prima volta qui, ma alla fine quel che conta è anche un po’ la percezione. E la percezione, quella che si respira nei salotti bene, quella che vedi, leggi e senti se chiacchieri coi giovani d’oggi (ci scatarro su), è che Max Payne sia stato il primo e tutto sommato sia ancora il più figo.

Epperò, diciamocelo, che gli rimane, se gli levi l’impatto di usare il bullet time in questa bella maniera, al primo Max Payne? Una serie di corridoi mosci e spenti, un design dei livelli con ispirazione sotto zero, un’intelligenza artificiale che mi chiedo se fosse buona nel 2001, ma son sicuro faccia abbastanza ridere oggi, tre idee in croce – belle, ma sottosviluppate. E un’animazione della corsa completamente inguardabile, ma che a Remedy deve proprio piacere, se è vero come è vero che Alan Wake sembra essere andato dallo stesso fisioterapista.

E, certo, ci sono anche i fumetti, la narrazione, l’atmosfera. Che son buoni, buonini, intriganti, ma anche lì, insomma. C’è quel gusto per il noir stabilmente piazzato tre metri sopra le righe, quell’adorabile sconfinare nel trash, quella voce narrante roca e suadente, ma anche un intreccio che sbraca forse un po’ troppo nel delirio cospirazionista e manda abbondantemente a mignotte tutto il gusto fumoso faticosamente costruito.

Non so, non so, son probabilmente troppo crudele, può essere, e di sicuro gli anni sono stati poco clementi e fan risaltare più del dovuto difetti che comunque – ne sono convinto – eran difetti anche nel 2001. Però Max Payne 2, che successivo lo è di soli due anni, mi ha convinto molto, ma molto, ma molto di più.

12 pensieri riguardo “Max Payne”

  1. Beh, chiaro che il 2 ti ha colpito più dell'1: è lo stesso gioco rimesso un po' apposto. Più che un seguito a me era parso una roba a metà strada tra una patch e una total conversion.

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  2. Eh, però se ci pensi è paradossale: io non ho patito questa cosa giocandoli a un mese di distanza, tu – correggimi se sbaglio – l'hai patita giocandoli a due anni di distanza. Non è che son meno uguali di quanto ti parve?
    Non so, la butto lì.

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  3. Per quel che riguarda il design dei livelli: me lo ricordo niente male. Dove con “design dei livelli” intendo il posizionamento dei nemici all'interno delle stanze, ovvero la necessità di studiare il modo migliore (o più figo?) per farli fuori tutti entrando come una spia e bullettime-ando. Però l'ho giocato (e su Xbox eh) nel 2001, quindi sono anche passati dodici secoli. Magari faceva davvero cagare. 😀

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  4. Eh, io intendo proprio quello, ma soprattutto le “mappe”, il modo in cui i livelli sono costruiti. Boh, l'ho trovato discretamente povero, in questo senso (e poi c'è il livello dei “carrelli”, io lo odio il livello dei carrelli, mi aveva fatto cacare anche in Half-Life, è peggio del livello della neve nei platform 3D).
    Il peggio sono i livelli “onirici” che son tremendi, comincian pure bene come idea e poi ci sono quei passaggi in cui cammini sulla linea di sangue, non devi cadere nel vuoto, non si capisce un cazzo… una noia mortale.

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  5. Il tentativo è bello, o comunque lo apprezzo anche, il risultato è quasi patetico. Bellino finché si rimane nella casetta deformata, ma le strisce di sangue sono veramente un cesso, anche se c'è qualche bell'effetto audio.
    Però, per dire, i livelli onirici del 2 sono mooolto meglio, sia da guardare che da giocare. Lì gli son venuti proprio bene.

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  6. Epperò il 2 mi è risultato assai più bello forse anche perché l'ho giocato in fila all'1, non saprei. Magari con in mezzo tutti quegli anni la differenza ti spicca molto meno. E tieni conto che comunque vecchio l'è vecchio, ha la faccia da roba dell'anno in cui è uscito. 😀

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