Che fine ha fatto Mr Y.

The End of Mr. Y (GB, 2006)
di Scarlett Thomas

Cosa si nasconde nel libro maledetto intitolato Che fine ha fatto Mr Y? Quanto è più bello, come titolo, The End of Mr. Y? Quanto sarebbe stato faticoso inventarsi antagonisti un po’ più interessanti di due anonimi agenti della C.I.A. e due – oddio oddio – bambini inquietanti? Solo tre delle tante domande che non trovano risposte particolarmente incisive in questo comunque bel romanzo.

Che fine ha fatto Mr Y nasconde dietro una scrittura gggiovane, dannata, barocca, sboccata, ma soprattutto un po’ stucchevole, qualche bella idea, delle riflessioni filosofiche neanche troppo banali e un bel filone di romanticismo. Viaggia di traverso fra il fantasy e la fantascienza, il melodramma e l’azione, pagando un po’ l’intreccio abbastanza esile ma appassionando con le sue strampalate teorie e l’intensità dei dialoghi.

Peccato solo per qualche eccesso di troppo. Nella caratterizzazione dei protagonisti, che sembrano voler essere strani e fuori dalle righe a tutti i costi. Nelle pretese verso la disponibilità del lettore, con una formula “magica” messa assieme mescolando poco più che olio e sale. Nel romanticismo barocco di un finale che la fa davvero fuori dal vaso, anche per me che nel melodramma ci sguazzo. Ma nonostante tutto è una lettura piacevolissima, scorrevole, addirittura stimolante, e fa venir voglia di provare qualcun altro dei sette romanzi scritti da Scarlett Thomas.

4 pensieri riguardo “Che fine ha fatto Mr Y.”

  1. Io sono rimasto un po' deluso.
    Parte bene, la trama regge, le idee filosofiche inserite sono solide.
    Però il mondo fantastico creato è un po' miserello, sembra sempre un po' il prodotto di un esperimento mentale, non qualcosa a cui credere veramente. Sembra che l'autrice stessa non ci creda fino in fondo.
    Prendi il dio-topo, per esempio: ti immagni cosa avrebbe fatto Neil Gaiman con un personaggio così?! La Thomas invecene fa una simaptica figuretta di contorno.
    Piacevole lettura, eh, però mi ha generato aspettative non del tutto soddisfatte.

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  2. Ma sai, il mondo in se non mi è dispiaciuto, così come non mi è dispiaciuto il modo in cui la protagonista lo visualizza (perlomeno immagino che la questione della console di comando sia la *sua* visione delle cose, perché dubito che un secolo prima lo visualizzassero come desktop). Ma sicuramente c'è un po' di sciatteria nell'inventarlo e tutto sommato il dio-topo è il meno peggio, se pensi a quanto sono piatti i cattivi.
    Son d'accordo, comunque: rispetto a come parte bene, poi si perde abbastanza.

    Nota a margine, una cosa che mi son dimenticato di scrivere: piacevole il fatto che si usi un linguaggio moderno e “tecnologicizzato” con discreta proprietà in un libro non necessariamente nerd oriented. 😀

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  3. L'ho visto in libreria e sono stato lì lì per comprarlo enne volte, evitandolo perché “vai mai a sapere, magari è una merda” (no, non leggo recensioni di libri se non me le spiattellano davanti, dovrei farlo). Quindi lo compro direi.

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