Vendonsi appartamenti

All’aperitivo ci sono arrivato molto presto, quindi s’è rivelato d’uopo il pellegrinaggio al 45 di Via Asiago. Al 45 di Via Asiago c’è ora un buco. Una voragine. Uno scafandro di nulla, circondato da recinti, pali e paletti.

Ci costruiscono appartamenti signorili, al 45 di Via Asiago. Ma non lo sanno, al 45 di Via Asiago, che l’unica e ultima roba signorile che si sia vista lì se n’è andata da tre anni e non torna più.

La passeggiata per raggiungere il 45 di Via Asiago è stata lunga e piacevole. Sicuramente più piacevole, forse anche più lunga, di quando me la facevo tutti i giorni. C’era un bel sole che mi scaldava la pelle, non c’era un Banano che mi scaldava le palle. E mentre passeggiavo su quei pezzetti di marciapiede mi passavano per la testa un sacco di immagini. Per le orecchie mi passava Push Your Head Towards The Air, che in effetti era davvero molto adatta, faceva atmosfera. L’ha scelta l’iPod, non sono stato io.

Ci ho passato sei anni della mia vita, al 45 di Via Asiago. Che sono meno di quanti ce ne abbiano passati altri. E sono più di quanti ce ne abbiano passati altri. E comunque sono sei anni. Buttali.

No, non li butto. 🙂

Non c’è veramente più nulla, al 45 di Via Asiago. Non c’è neanche più quella specie di torre che stava nel cortile. Niente. Cemento. Sbircio da un angolo e osservo il nulla. Non c’è, quello che si vede nella foto. Non c’è. Non c’è Sami che spara cazzate in cortile. Non c’è Ualone che arriva quando io esco per andare in pausa pranzo. Non c’è il nano vestito da beduino. Non ci sono le bestemmie di Minini. Non ci sono i microfoni di Singstar. Non c’è la PSP scomparsa durante il trasloco. Non c’è Falinovi. Non c’è il wrestling. Non c’è.

Sei anni della mia vita ricoperti di cemento, vaffanculo cristoddio. Ridatemeli, figli di puttana.

Anzi, no, teneteveli. Soprattutto i tre anni con Loallisci.

Ieri sera ho portato un ragazzetto di quattordici anni, che non ha quattordici anni da circa dieci anni, ma che comunque ha quattordici anni, a bere con la gente che leggeva quando aveva quattordici anni. “Ma è Jacky, quello?” Sì, è Jacky.

Io invece di anni ne ho trentuno.

Sto cercando in tutti i modi di non arrivare a trentadue.

Sono anche passato dalla signora della rosticceria, che non mi ricordo mai come si chiama, ma ricordo la cotoletta che faceva. Era contenta di vedermi, anche se aveva uno sguardo un po’ malinconico. Ci siamo fatti una chiacchierata.

P.S.
Ho i biglietti per Verona, potete succhiarmelo tutti.

1 commento su “Vendonsi appartamenti”

  1. Saudade. Ogni volta che ci passo davanti, mi sembra il luogo di impatto di un meteorite o di un piccolo Akira incazzusu.
    Adesso che ci costruiscono sopra non potrò neanche più buttarla sull’immaginifico apocalittico.

    Mi piace

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