Montreal riassunta, che il tempo è denaro

Cinque anni fa sono stato a Montreal a gennaio. C’erano circa quindici gradi sotto zero di temperatura media. Mi dicevano che ero stato fortunato, era un inverno mite. In effetti, cinque anni dopo, ho scoperto che non mi pigliavano per il culo, visto che la settimana scorsa, a marzo, ci si andava pure sotto, ai quindici gradi sotto zero. Per non parlare del vento bastardo porco, che ti si infila sotto i vestiti, ti congela le ossa, ti devasta le estremità e a tratti è talmente forte da impedirti di attraversare la strada. Occhio, non sto esagerando: una sera abbiamo fatto veramente fatica ad attraversare la strada. La persona che camminava davanti a me è stata spinta indietro e mi è praticamente arrivata addosso.

Montreal, insomma, non è forse la città migliore da visitare a marzo. A gennaio perlomeno c’era la neve che faceva atmosfera, mentre a marzo di neve ci sono solo gli avanzi, ma in compenso è ancora tutto morto e gelido. Ciononostante, a Montreal c’è del bello e oserei dire pure dell’ottimo. C’è per esempio la parte della città vecchia, con tante viuzze carine e case un po’ diverse dal solito palazzo color cemento morto, anche se dietro ogni angolo, se alzi un po’ lo sguardo e aguzzi (neanche tanto) la vista, si staglia un bell’obbrobrio cubico alto ottocentomila metri. E poi ci sono i negozietti carini, le vetrinette coi prodotti tipici, il posto in cui ti fanno comprare i peluche vuoti da gonfiare con la pompa e il pedale, gli alberelli nascosti in fondo alle gallerie, gli scorci evocativi.

Certo, c’è anche Chinatown, che l’avrò vista nel momento sbagliato ma mi è sembrata una roba abbastanza deprimente, fatta da quattro vie in croce ricoperte di spazzatura. Ah, ecco, la spazzatura: Montreal sembra esserne piena. Magari col freddo gli spazzini non hanno voglia. Dagli torto. E c’è poi la famosa città sotterranea, che per qualche motivo cinque anni fa non avevo neanche sfiorato, mentre stavolta ho gironzolato in lungo e in largo, facendo sanguinare senza pietà la mia povera carta di credito. Una serie di piccoli/medi/grandi centri commerciali sepolti sotto il cemento e che ti permettono eventualmente di non uscire mai al gelo. Devo ancora capire se trovo la cosa deprimente o no.

Quello che non ho trovato deprimente, ma proprio no, è la fuga in metropolitana verso il villaggio olimpico. Ora, a parte che sono un ignorante e ci sono rimasto di sasso quando ho scoperto che ci hanno fatto le olimpiadi estive (eccheccazzo, nella città più fredda dell’universo), la visita è stata piacevolissima. La torre del palazzetto dello sport, su cui ci si abbarbica tramite un’ascensorone, è uno spettacolo, e il Biodome è uno dei posti più fighi della storia. Un luogo in cui hanno ricreato vari ambienti naturali e li hanno popolati di bestie: a seconda della zona, ci si ritrova a vagare in una foresta tropicale o ad osservare dei pinguini che zompettano in giro e nuotano come fulmini. Una roba incredibile, ero lì con Fabiotto a fissare ‘ste bestie spalancando gli occhi, boccheggiando e indicandole col ditino. Due giri, abbiamo fatto, strepitando come bambini. Meraviglioso!

Infine, cosa si mangia a Montreal? Non lo so. So che per esempio abbiamo cenato in un posto dove facevano del sushi un po’ fusion e in cui mi sono scolato insieme a Fabio e a un giornalista inglese un bel bottiglione di Sake. Poi siamo andati in un locale ad ammazzarci di whisky e birra assieme a un altro pazzoide spagnolo. E ci sarebbero altre cose da raccontare su un certo tizio francese, ma lasciamo perdere. So anche che ho mangiato un hamburger ottimo in un posto che si chiama Les 3 Brasseurs e dove si beve dell’altrettanto ottima birra autoprodotta. So che mi sono scolato una zuppa calda dopo aver camminato nel gelo come un fesso e ho addentato della carne di maiale cotta nello sciroppo d’acero. E so, in chiusura, di aver fatto delle foto che ho messo su Facebook. Sì, lo so, Facebook fa cacare, meglio Flickr. Se non vi piace, non guardatele. Comunque, Montreal e il Biodome. Quelle del Biodome fanno un po’ schifo, perché non si poteva usare il flash. E insomma, già non sono ‘sto gran fotografo, se poi mi metti pure i paletti…

P.S.
Il trailer in apertura non c’entra nulla con Montreal, ma me l’ha fatto venire duro. Prete – Vampiro – Park Chan-Wook – SOLD

1 commento su “Montreal riassunta, che il tempo è denaro”

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