The Witcher

Wiedźmin (Atari, 2007)
sviluppato da CD Projekt RED STUDIO

Quando ho a che fare con queste situazioni mi chiedo se sono tutti impazziti o se sono stronzo io. Probabilmente la dura, triste e vera verità è che sono stronzo io, ma sul serio, lo chiedo a chiunque passi di qui: come cazzo si fa a esaltarsi per la narrazione profonda e adulta di The Witcher? No, dico, davvero, sveglia, eh. Questo non è un gioco maturo, al massimo è “for mature readers”. Ma neanche, perché poi il modo in cui affronta certe tematiche mature è da giornaletto soft core per adolescenti.

Davvero siamo ridotti a esaltarci per una roba in cui un universo narrativo senza dubbio dalle premesse interessanti, adulte, fuori dagli schemi del solito fantasy stantio viene sfruttato in maniera tanto volgare e dozzinale? Oh, intendiamoci, non è che mi scandalizzi perché in The Witcher è possibile portarsi a letto qualsiasi essere di sesso femminile si incontri (e se ne incontrano tante, tutte con delle enormi tette e quasi tutte seminude), sia possibile farlo con un paio di clic sulle frasi giuste e si venga premiati (ahahahahha) con le trading card del Tromba. Figuriamoci, anzi, mi sono pure divertito, a provarci con tutte e a riuscirci con quasi tutte. Il punto, però, è che non mi si deve venire a raccontare questa roba come qualcosa che non è.

Il punto è che un contesto maschilista all’interno del quale si muovono personaggi gretti, meschini, cupi, mi va benissimo. Caspita, è originale, è affascinante, pone delle premesse intriganti, che fra l’altro vengono in parte sfruttate anche bene. Solo che se poi mi ci costruisci attorno delle meccaniche di gioco altrettanto maschiliste, per di più semplicistiche e dozzinali, beh, a me viene abbastanza da ridere. E alla fine ti chiedi se il target di ‘sto gioco non sia in realtà quello degli adolescenti ingrifati. Altro che maturo. Anche perché poi, diciamocelo, simili considerazioni si possono fare su un po’ tutto The Witcher.

Perché avere a disposizione un intreccio narrativo ampio, in cui ogni mia scelta può andare a influenzare gli eventi, lo sviluppo della storia, la configurazione del mondo di gioco, le relazioni fra i vari personaggi, è solo ottimo. È l’essenza stessa di un buon gioco di ruolo. Però magari l’idea sarebbe di farti sentire davvero parte di un mondo in continua evoluzione, di piazzartici dentro e farti credere che tutto abbia un suo senso, un suo ruolo, e che in questo contesto tu sia in grado di influire a più livelli. Lo fa, questo, The Witcher? Può essere, ma di sicuro lo declina in maniera a dir poco impacciata.

C’era davvero bisogno di quei pacchiani, didascalici, superflui filmati in cui il gioco si mette in pausa e la voca narrante ti dice: “Ok, allora, ricapitoliamo, siccome due ore fa tu hai fatto questo, adesso succede questo e quest’altro, ma se ti fossi comportato diversamente, beh, sarebbe successo altro”. E grazie al cazzo, puoi anche lasciare che me ne accorga da solo, puoi anche evitare di tenermi per mano e trascinarmi dall’altro lato della strada spezzandomi completamente qualsiasi parvenza d’illusione. Ma che è, mi pigli per il culo?

E vogliamo parlare della sceneggiatura? Vogliamo parlare di con che fastidiosa pochezza e leggerezza vengono trattati temi importanti, universali e – certo – adulti? Mi piace che The Witcher si metta, seppur in maniera a tratti superficiale, a parlare di società, discriminazione, morte, malattia, amore. Mi piace meno che lo faccia con una scrittura tanto piatta, povera, banale, disarmante, e a un po’ tutti i livelli. Da certi personaggi caratterizzati in maniera ridicola (Sherlock Holmes, mamma mia), al linguaggio totalmente fuori contesto (eh, ma se non ci metti qualche fuck non è un gioco maturo), al modo assurdo in cui la costruzione delle relazioni fra i personaggi vien buttata lì, appena accennata, basata su tante, troppe cose sottintese.

Incontri una, ci scambi due chiacchiere al volo, te la scopi sul tavolo del salotto e la molli lì per andare a farti i cazzi tuoi. Poi, quando torni, improvvisamente, è scoppiato l’amore travolgente e si parla come se ci fossero stati chissà quali intensi e incredibili trascorsi. Sono l’unico a trovare tutto ciò un po’ ridicolo? A pensare che la sceneggiatura di The Witcher dia troppo per scontato e pretenda dal giocatore un coinvolgimento emotivo che con queste premesse non può crearsi? E vale lo stesso per qualsiasi relazione si vada a creare fra i vari personaggi – penso per esembio al bambino che si trova al centro delle vicende – perché il lavoro di fino è, semplicemente, assente. Ora, io non mi aspetto che tutti sappiano gestire queste cose come, che ne so, Joss Whedon, ma insomma, qualcosina in più, soprattutto in un gdr, sì, checcazzo!

Tutta ‘sta pappardella, comunque, non significa che The Witcher non mi sia piaciuto, tant’è che me lo sono giocato fino in fondo. E questo nonostante a un certo punto sia andato a sbattere contro il per me insopportabile muro del dover ammazzare quintali di mostri a caso per raggiungere il livello d’esperienza richiesto. A conti fatti, nonostante tutto, sono andato avanti, perché comunque, nell’arco dell’intero gioco, ho trovato tante belle idee, un mondo affascinante, molti momenti evocativi. E poi c’è una storia tutto sommato non banale, con anche un discreto lavoro sulle side quest, molto spesso ben scritte e pensate in modo da integrarsi con la trama principale. Senza contare che, vista la natura da cazzaro del protagonista, non si ha quasi mai la solita sensazione di stare perdendo tempo in quisquilie mentre si dovrebbe essere impegnati a salvare il mondo. Anche perché a Geralt, di salvare il mondo, non è detto che glie ne freghi poi molto. A lui basta chiavare.

4 pensieri riguardo “The Witcher”

  1. Gran bel gioco, a me è piaciuto un sacco, però concordo con te sulle critiche allo script e all’impianto narrativo. A partire dalle parolacce buttate lì a caso per fare tanto “adulto” che non c’entrano niente in un gioco ambientato in un medioevo fantasy, passando per lo stupidissimo giochino della collezione delle carte delle tizie che ci si tromba.La storia in sé è di buon livello, e anche Geralt è un buon personaggio, anche se è gestito male, alterna buoni momenti ad altri che ricadono nei peggiori cliché del genere.Quindi sì, un gran bel gioco, ma non per per i tanto decantati pregi che, a voler guardare bene, tanto pregi non sono.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.