Bobby

Bobby (USA, 2006)
di Emilio Estevez
con un sacco di gente famosa

Ho sempre fatto un po’ fatica ad apprezzare fino in fondo i film straripanti di guest star. Sarà magari un problema mio, ma quando passo buona parte del tempo a dire “ah, ma quello è…” e “quell’altro invece è quello che ha fatto…”, poi finisce che il coinvolgimento emotivo, l’immedesimazione, il trasporto, fanno una gran fatica ad arrivare. È una cosa che per esempio mi ha dato abbastanza fastidio nella quarta stagione di Nip/Tuck, e che torna d’attualità in questo Bobby, film comunque interessante e per molti versi assai riuscito.

Bobby è il classico film corale, che mette assieme un centinaio di storie e due o trecento personaggi, li fa ruotare attorno a un evento forte, fortissimo, e costruisce il pathos per questo avvenimento “globale” lavorando proprio sulla normalità della gente comune e sul modo in cui si relazionano a quanto succede. E quanto succede, l’assassinio di Robert Kennedy subito dopo la vittoria in California, è un evento di quelli forti, fortissimi, che raccontato in questo modo non può che colpire il triplo rispetto a quanto farebbe un normale, manierista filmettino biografico.

Certo, lo si deve fare bene. E Estevez non è Altman, non è manco Anderson, ma è comunque uno che ci si mette di buzzo buono e tira fuori un film sentito, emozionante, che quando giunge all’apice ci arriva davvero per benino, giocandosi come deve tutte le sue carte. E per quanto si possa essere razionalmente un po’ infastiditi dagli stereotipi, dalle guest star, da certe storielline strappalacrime viste mille volte, beh, a conti fatti, alla fine qualcosa funziona per davvero. Magari non scende la lacrimuccia, ma il petto si fa pesante. Hai detto niente, per uno che veniva da Il giallo del bidone giallo e Rated X.

2 pensieri riguardo “Bobby”

  1. Mah, io l’ho trovato terribile. Una serie di storielle da telenovela senza un briciolo di interesse o di originalità, che non riesce minimamente a dare il senso di un’epoca o di un momento.Gli unici momenti buoni del film, a mio avviso, sono quelli in cui si sentono i discorsi di Robert Kennedy, e allora non si può fare a meno di emozionarsi. Ma un qualsiasi documentario, allora, sarebbe stato molto, molto più efficace.

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  2. Non lo so se sarebbe stato più efficace un documentario, però non mi puoi venire a dire che le scene coi discorsi di Kennedy funzionano *solo* per i discorsi, mi sembra ingeneroso.Sono comunque discorsi inseriti in un contesto, in un “momento” cinematografico, in cui c’è una regia che te li presenta in un certo modo.Se quelle scene funzionano, è anche per il modo in cui ti vengono proposte.Poi ripeto: c’è stereotipo, c’è banalità, ci son tante cose che prese singolarmente fanno storcere il naso pure a me, ma nel complesso l’operazione l’ho trovata tutto sommato sentita e “onesta” e a tratti funziona molto bene.

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