La notte del drive-in 3: La gita per turisti

The Drive-In: The Bus Tour (2005)
di Joe R. Lansdale

Leggere i libri di Lansdale, soprattutto quelli in cui non si prende sul serio, è ormai un pacifico, tranquillo, rassicurante rilassarsi. È la certezza di avere a che fare con la sua divertente e graffiante prosa. È la sicurezza di trovare idee fuori dagli schemi, trovate deliranti, racconti che si leggono tutti d’un fiato. Certo, non ci si può aspettare soluzioni narrative spiazzanti e in linea generale si trova ormai un bel po’ di maniera. Però c’è quello, c’è il divertimento puro, il piacere di affrontare una lettura semplice senza doversi per forza adagiare sul piatto pattume.

La gita per turisti è il terzo episodio di una serie che avrebbe fatto meglio a limitarsi al primo, splendido, episodio. Non che i successivi due siano da buttare, anzi, sono sempre letture piacevoli, fosse anche solo perché sembrano essere per Lansdale una sorta di parco giochi, in cui dà libero sfogo alla sua fantasia assurda, raccontando tutto quello che gli passa per la testa. E del resto solo la lunga parte ambientata nello stomaco di quell’enorme pescione, sorta di rielaborazione in chiave splatter trash del pescecane di Pinocchio, da sola vale il prezzo del biglietto.

Il problema, più che altro, è che sembra un po’ inutile questa voglia di dare alle vicende non solo un seguito, ma addirittura un epilogo e perfino una spiegazione. Il primo episodio era perfetto, terribilmente agghiacciante proprio per la sensazione di assurdità inspiegabile, per il folle panico generato dall’ignoto. Già il mostrare quel che c’era “là fuori” nel seguito mi aveva lasciato perplesso, ma qui si va anche oltre. Se buona parte del libro è dedicata a una serie di assurde vicende che comunque aggiungono elementi allo scenario assurdo dipinto nei primi due, il finale regala un’inquietante spiegazione a tutto quello che è successo in precedenza.

Una spiegazione abbastanza pacchiana, semplice, fredda, vuota, che mantiene comunque il taglio pessimistico e cinico dell’intera saga, ma di cui sinceramente non sentivo la mancanza. Il fascino di La notte del drive-in, in fondo, sta nel suo senso dell’assurdo, e il razionalizzarlo gli toglie potenza. Soprattutto se poi la spiegazione è così banalmente razionale. Insomma, complessivamente pollice verso, anche se ripeto, basta il viaggio nel pescione per amare ‘sto libretto.

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