Let’s go


Quando sei al giro di boa in una giornata vagamente stancante. Quando cominci a non stare in piedi e pagare la sveglia alle 5:30 (dopo tre ore scarse di sonno, of course), i treni, l’aereo, le scarpinate, i cazzi e soprattutto i mazzi. Quando sai che mentre sei lì che fai l’ultima intervista l’orda di barbari giornalisti puzzolenti mangialumache si sta fregando qualsiasi cosa ci sia all’uscita, dai giochi omaggio ai press kit ai rotoli di carta igienica del cesso. Quando hai lo stomaco che ti rompe i coglioni perché un pranzo a buffet a base di roba molle francese non è il massimo, soprattutto se poi passi il pomeriggio a trangugiare coca cola e perfino una pepsi.

Ecco, in quel momento, è figo sederti a intervistare Hunter Smith. Non perché è il producer di Godfather II. Non perché si rivelerà una persona estremamente simpatica e disponibile. Non perché, dopo aver intervistato un certo dirigente che si esprimeva solo a frasi da comunicati stampa, è piacevole avere a che fare con un essere umano. Non perché finisca per dire cose interessanti. Non, insomma, per tutti i motivi per cui è stato piacevole intervistarlo. No, no. Perché il tipo è di Philadelphia, e quando posa lo sguardo sulla felpa degli Eagles chiede incuriosito se son tifoso.

Seguono dieci minuti di deliranti chiacchiere sportive dai quali non saranno riportati estratti di alcun tipo, dato che ovviamente anche solo citando la cosa qua dentro ho portato sfiga e sentenziato che domenica si scatenerà il lutto in casa Maderna, quindi non mi pare il caso di insistere.

La giornata – comunque umanamente molto piacevole, ché un Bortolotti e un Moioli son sempre bestioline adorabili – si conclude nella miseria quando arrivo a casa letteralmente a pezzi, sopravvivo all’assalto del gatto lanciandogli una dose di crocchette subito prima di essere sgozzato e, invece di andare saggiamente a dormire come un bravo cristiano farebbe, mi metto a giocare a FIFA 09 con quell’uomo senza pietà del Calcaterra (fra l’altro ascoltandolo esultare come non accadeva dal 1994. Che la marea stia cambiando?). Il progetto di sbriciolarmi in una pozza di bava per mancanza di sonno entro i 35 anni avanza spedito.

In foto, visto che ormai ci siamo scoperti e tanto vale sbracare, due persone che – qualunque cosa accada domenica ed eventualmente il primo di febbraio – me lo devono e possono solo puppare. Con forza, gentilmente.

P.S.
La metropolitana di Parigi puzza come se fosse un luogo sotterraneo pieno di francesi. Una cosa insopportabile, anche se ogni tanto arriva dell’aroma di croissant a farti credere che la tortura stia per avere fine.

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