Cambia la tua vita con un click

Click (USA, 2007)
di Frank Coraci
con Adam Sandler, Kate Beckinsale, Christopher Walken, David Hasselhoff, Henry Winkler

Io, lo ammetto, ho un debole per Adam Sandler. Per la sua figura da fesso pacioccone e bambinone, per il suo modo biascicato e adorabile di parlare, per la sua comicità fisica, sboccata, sopra le righe e senza alcuna vergogna, per il fatto che – quando si mette in mano a registi capaci di tenerlo a bada – riesce anche a dimostrare di essere un interprete intelligente, efficace, intenso. Certo, tutto questo non mi impedisce di notare che la maggior parte dei suoi film fanno pena.

Ma d’altra parte è un far pena quasi programmatico. Sandler è uno che si fa i cazzi suoi, si produce (e talvolta scrive) buona parte dei suoi filmetti, realizza opere risibili ma coerenti, probabilmente divertendosi come un matto. In questo, in fondo, non è molto diverso da un Quentin Tarantino, no? A parte il fatto che Tarantino è uno che comunque anche la cazzata più infame te la confeziona con una regia da Dio del cinema, mentre la maggior parte dei film che coinvolgono Sandler, si diceva, fanno pena. A questo punto potrei dilungarmi sul fatto che perlomeno lui non cerca di far passare le sue stronzate per opere d’autore, ma insomma, si entra in un campo minato, e teoricamente qui dovrei scrivere di Click.

Ecco, (Cambia la tua vita con un) Click, è la classica commedia americana per famiglie, che prende una singola idea, la fa spiegare da un grande attore a caso che ha bisogno di pagarsi le ferie, ci costruisce attorno mezzo film e poi si butta sulla svolta moralista e sentimentale, ricordando a tutti che dobbiamo apprezzare quello che abbiamo davanti agli occhi (o qualcosa del genere). Come al solito, la maggior parte delle trovate divertenti sono riassunte nel trailer – anche se qualche altra gag simpatica si vede – e la moralina finale è abbastanza stucchevole.

La svolta melodrammatica, però, pur nella sua pacchianaggine, è talmente forte, insistita, esagerata, da farmi quasi dire che per brevi tratti funziona e riesce a solleticare un filo d’immedesimazione. D’altra parte siamo in ogni caso ben lontani da robe impresentabili come Little Nicky e, pur non avendo niente a che spartire con le migliori commedie di Sandler (che solitamente coinvolgono Drew Barrymore), alla fin fine questo Click si lascia guardare. Ma probabilmente la cosa è dovuta alla presenza di Kate Beckinsale.

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14 pensieri su “Cambia la tua vita con un click”

  1. Myriam, in quanto femmina, pianse nel melodrammatico finale pieno di vapore acqueo e redenzione familiare.Io ci sono andato vicino vieppiù.Volevo Kate.Vestita da indiana, magari.E comunque quelle merendine lì (fuori cioccolato e dentro latte?), che non mi ricordo come si chiamano, mi fanno pensare al nuovo logo di Next.

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  2. Però volevo anche il telecomando, perchè dall’altra parte dello schermo pensi inevitabilmente che non ne avresti abusato, che non ci saresti cascato, che mica sei sciocco come quello lì.Quindi volevo il telecomando.Pure Kate però.

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  3. Non so se ne abuserei, ma di sicuro lo userei in maniera diversa. Voglio dire, non era più comodo mettere in pausa il mondo, per avere il tempo di fare le cose, invece di usare il fast forward?😀(Comunque basta avere il telecomando, e vedi che in qualche modo a Kate ci arrivi)

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  4. Non lo so, eh.Ok, ce l’hai…e come ci arrivi?Potresti mettere tutto in pausa e raggiungerla a casa, mentre dorme.Ma ci sarà comunque suo marito.E occhio che farlo col mondo in pausa corrisponde a necrofilia.Davvero, mica è semplice.Maledetto telecomando.

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  5. Io invece Sandler tendenzialmente non l’ho quasi mai sopportato.La distanza della macchietta impacciata dei suoi personaggi rispetto all’Adam Sandler uomo è tale che traspare in (quasi) ogni sua interpretazione.Quel quasi sta per “Reign Over Me”, dove sparisce l’Adam Sandler-piccolo gibbone e non vi è più un impacciato scimmiottare, ma un qualcosa che diventa interpretazione.A tal punto che mi vien da dire che la commedia non gli doni…non almeno per i miei gusti, che poco si confanno al “simply-demential” americano.Detto questo il film si fa guardare, in mezzo al buridone di commedie all’americana.Sarà per la classica rivisitazione del tema (che inevitabilmente porta con se un macigno di compromessi, ma su cui bisogna metterci un’altrettanta pietra sopra), sarà perchè c’è ritmo e intreccio.Non ho riso granchè (non mi aspettavo di farlo più di tanto), ma è stato un passaggio piacevole. Indicativamente con il voto rasenterei il 7.

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  6. Eh, guarda, il mio amore per Sandler è frutto di una simpatia a pelle, quasi irrazionale, e del fatto che so che quando interpreta personaggi e/o sketch un po’ più curati del solito sa essere molto bravo.Comunque neanche io ho riso più di tanto, anche perché poi come al solito le trovate più simpatiche le avevo viste già nel trailer.Ma se ti piace quell’Adam Sandler più misurato ed efficace che mi citi, ti consiglio Spanglish, che a parte qualche piccola caduta è una commedia molto intelligente e sorprendentemente intensa (meglio se vista in lingua originale, altrimenti si perde gran parte del suo senso, dato che si basa molto sulle incomprensioni fra personaggi nordamericani e personaggi di lingua ispanica).Anche Ubriaco d’amore è un esempio di un Sandler diverso ed è un film molto particolare e affascinante per regia e uso dei colori.Restando nelle commedie più pure, ma secondo me particolarmente riuscite, non è affatto male 50 volte il primo bacio.Se non li hai mai visti, dai una chance a questi tre. 🙂Poi passiamo alla rivalutazione di Will Ferrel, nel caso. 😀

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  7. Di quelli ho visto solo 50 volte il primo bacio…onestamente non me lo ricordo granchè. E questo mi sa che è sintomo di una valutazione al massimo discreta.Se mi capita una chance agli altri la dò…a Sandler l’opportunità la dò slo per via di Reign Over Me.Prima di quel film la mia era un’antipatia a pelle.

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  8. Sì sì, ma ripeto, 50 volte cha cha cha è un esempio di commedia “pura” a mio parere superiore alla media di quelle con Sandler.Gli altri due che ti ho citato sono cose abbastanza diverse, soprattutto Ubriaco d’amore.

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