Wanted

Wanted (USA, 2008)
di Timur Bekmambetov
con James McAvoy, Angelina Jolie, Morgan Freeman, Terence Stamp, Thomas Kretschmann

Dopo aver diretto tre robe che, a giudicare dai voti di IMDB, sarebbe forse il caso di chiamare robette, Timur Bekmambetov è salito alla ribalta girando l’adattamento cinematografico del libro I guardiani della notte, primo di una serie del quale è già in preproduzione il terzo episodio. Si dice che Bekmambetov abbia rilanciato alla grande il cinema popolare russo, mostrando che da quelle parti non arrivano solo barbosi film da festival, ma anche megaproduzioni di genere lussuose e curate.

Io annuisco e mi fido, ma di tutto questo non ho visto niente. Una volta ho registrato I guardiani della notte su Sky, ma poi mi sono accorto di aver registrato un film in russo senza sottotitoli e, insomma, la roba in ostrogoto senza sottotitoli andava bene per un adolescente che voleva vedersi i film di Miyazaki che nessuno ancora doppiava, non per un trentenne che vuole guardare i vampiri che si menano. Comunque ho comprato il libro, magari prima o poi lo leggo.

In ogni caso, dopo aver rilanciato alla grande ‘sto cinema popolare russo, Bekmambetov ha fatto quello che tutti i registi di film di genere in lingue strane prima o poi fanno: è andato a lavorare a Hollywood. Ora, cosa succede se prendi un regista tamarro russo e gli metti in mano tanti dollari, una sceneggiatura ispirata a un minchiatone di Mark Millar e la versione anoressica pre-gravidanza di Angelina Jolie? Succede che viene fuori un film estremamente tamarro.

Wanted, il fumetto, è una robetta interessante, il classico fumetto-film d’azione à la Mark Millar, in cui la maggior parte del gusto sta nell’idea iniziale, nel ritmo indiavolato e nella valanga di volgarità, insulti e trovate “politicamente scorrette”. Wanted, il film, rispetto alla fonte nega un po’ di cose, a partire dall’idea del mondo in cui i supereroi sono stati spazzati via per arrivare a praticamente tutto il coacervo di volgarità e schifezze che tempestava la miniserie di Millar.

Al che uno potrebbe anche chiedersi cosa rimanga, se a Wanted gli togli lo spunto di partenza (che generava gag fantastiche come quella sugli “attori”) e la provocativa volgarità. La risposta è che rimane un filmaccio d’azione di quelli ignoranti e tumultuosi, dal gran ritmo e con qualche bella trovata, che mostra come tutto sommato, sotto le tamarrate, del talento ci sia.

Insomma, dei momenti che rimangono appiccicati alla retina ci sono, via, dalla scritta tasti & denti alla strepitosa sequenza in treno, e in generale c’è un bel ritmo, una regia delle scene d’azione non banale e tutto sommato una certa voglia di stupire con qualche morte non necessariamente telefonata e un finale abbastanza amaro.

E poi il protagonista è chiaramente Ken il guerriero, solo con le pistole. Voglio dire, guardate il momento in cui parte all’assalto del forte. Quando va dritto muovendo le braccia e sparando da tutte le parti, con i branchi di persone che gli muoiono ai lati. Quella scena è identica a quei momenti in cui Ken il guerriero andava dritto muovendo le braccia a caso e la gente esplodeva ai lati. È lui.

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