Superbad

Superbad (USA, 2007)
di Greg Mottola
con Jonah Hill, Michael Cera, Christopher Mintz-Plasse

Inizialmente volevano sottotitolarlo “Maiali dietro ai banchi”. Poi, forse perché non era abbastanza geniale, si è deciso di optare per “Tre menti sopra il pelo”. Gioia e tripudio. Cazzo, io quelli che fanno questo lavoro, di inventare titoli orrendi, volgari, fastidiosi, da appiccicare ai film, un po’ li invidio. Che bello dev’essere ritrovarsi tutti assieme a sparar cazzate, a divertirsi a botte di “oh, ascolta, perché non lo chiamiamo così?”. Per non parlare poi di quando si decide che sei film scollegati fra di loro in Italia debbano chiamarsi tutti La casa (e il sesto si chiama La casa 7, perché il 6 porta sfiga). O trasformare in una femmina l’ape Magà, inventare parentele fra Mila e Mimì… no, davvero, è una figata. Da grande voglio fare quello che si inventa cazzate per far tirare di più la roba.

Superbad, comunque, è un altro film della premiata ditta Apatow & co., che in realtà da Apatow è solo prodotto, ma tanto ormai tutto quel che tocca diventa oro, quindi va bene così. Va bene anche magari sopravvalutare un po’ quel che esce dal suo circoletto di amici, perché in fondo si finisce bene o male per sopravvalutare cose comunque ottime, quindi non ci si può lamentare troppo e anzi, avercene.

Perché Superbad non è magari quel film geniale per cui alcuni provano a spacciarlo, ma è una commedia davvero azzeccata, che applica la formula di Molto incinta al film porcello-adolescenziale. Volendo si potrebbe dire che abbiamo trovato un erede per Animal House, Porky’s e (sigh) American Pie, che probabilmente riesce tanto bene quanto quei tre film a rispecchiare i giovani stronzi del decennio di cui parla (non che io conosca bene la vita sessuale degli adolescenti degli anni settanta e ottanta, ma mi piaceva l’idea di scrivere ‘sta cosa).

Più o meno autobiografico, scritto a quattro mani da Seth Rogen ed Evan Goldberg con due protagonisti che si chiamano – toh! – Evan e Seth, Superbad è una classica storiella di fine adolescenza. Si ride, tanto, di fronte a situazioni assurde e demenziali, ma tutto sommato (abbastanza) credibili e (quasi) realistiche. Ma si trovano anche personaggi solidi, credibili, ragazzi in difficoltà nell’affrontare la fine di un periodo importante della loro vita e alla ricerca di una direzione da seguire. E pure dei begli interpreti, con l’adorabile Michael Cera che svetta su tutti.

C’è una bella amarezza di fondo che percorre tutto il film, anche nei suoi momenti più assurdi, e lascia sempre in bocca un retrogusto amarognolo. C’è una scrittura solida e intelligente, che sfugge alle volgarità più ovvie e banali e riesce invece a divertire giocando col basso senza dare mai l’impressione di sfruttarlo in maniera truce o scorretta.

C’è insomma un bel film, che riesce ad essere delicato e a modo suo toccante pur parlando di adolescenti ingrifati che pensano solo a far sesso almeno una volta prima dell’università. E ovviamente c’è da parte mia il timore per una versione italiana che chissà mai quali disastri contiene. Ma in fondo chissenefrega, anche: io ve lo dico, guardatelo in lingua originale.

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