40 anni vergine

The 40 Year Old Virgin (USA, 2005)
di Judd Apatow
con Steve Carell, Catherine Keener, Paul Rudd, Romany Malco, Seth Rogen

Due anni prima di Molto incinta, Judd Apatow si faceva conoscere con questo 40 anni vergine, che all’epoca era decisamente più “il film di Steve Carell” – e del resto si basava su uno sketch già mostrato in tv dal comico statunitense – ma col senno di poi mostra chiaramente tutto quello che renderà Apatow quella specie di Re Mida della commedia americana che è poi diventato.

Così come il successivo film di Apatow, anche 40 anni vergine lavora all’interno di meccanismi consolidati per rileggerli alla sua maniera. Se in Molto incinta si parla di classica commedia romantica, qua siamo più dalle parti della commedia demenziale e “politicamente scorretta” in stile Farrelly. Ma se il genere è indubbiamente quello, lo stile e le modalità sono ben lontane.

La chiave del film sta ovviamente nel protagonista, uno Steve Carell strepitoso che riesce ad essere contemporaneamente un personaggio assurdo e improbabile ma anche una persona realistica e tremendamente ben caratterizzata. E del resto si rispecchia anche in chi gli gravita attorno la natura di personaggi-stereotipo, macchiette monodimensionali ma in qualche modo realistiche e credibili, ben tratteggiate nei dettagli di un dialogo, un sentimento, un tratto caratteristico.

E poi c’è quella insostenibile amarezza di fondo, quel continuo mettere in scena momenti in cui non riesci a capire se devi ridere o provare tristezza per il protagonista, quell’anima graffiante e satirica che ti entra sottopelle e ti convince di non stare guardando la minchiata colossale che t’aspettavi. I Farrelly ti fanno ridere sboccatamente delle sfighe altrui, 40 anni vergine ti fa sentire in colpa perché ne stai ridendo. E la differenza non è poca.

E poi Apatow ha una dote rara, quella sua deliziosa capacità di rendere in maniera naturale e a modo suo elegante argomenti, situazioni e modi di parlare che chiunque altro ridurrebbe a triste volgarità. Con 40 anni vergine non ci si ammazza forse dal ridere – se non in un finale pazzesco, che da solo vale la visione – ma sembra sempre di essere davanti a qualcosa di ben più intelligente rispetto a quanto voglia far credere. E anche se preferisco l’umorismo più terra-terra e credibile di Molto incinta, apprezzo e approvo.

P.S.
Ho visto il film in lingua originale, non mi assumo responsabilità sul doppiaggio italiano, che immagino mestamente virato al volgare e al basso come troppo spesso accade negli adattamenti delle commedie. Del resto già lo strillo di copertina è una garanzia: “Più tempo aspetti e più sarà duro”

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