Resistance: Fall of Man

Resistance: Fall of Man (SCE, 2006)
sviluppato da Insomniac Games

Come si fa a parlare di Resistance due anni dopo senza scadere nel banale e nel detto e ridetto? Sinceramente non ne ho idea, quindi parto subito col dirlo, il detto e il ridetto. Tipo il fatto che le armi sono uno spettacolo. Perché le armi dei giochi Insomniac sono sempre uno spettacolo: tante, varie, divertenti da usare, versatili, piene di cosette sfiziose che aggiungono profondità tattica.

Ecco, sì, ci siam tolti il dente. Adesso leviamocene un altro: da giocare, Resistance è un piacere. Non solo per le armi, che son fighe, ma per il modo in cui sono costruiti i livelli, per la tenacia dei nemici, per la necessità di affrontare le battaglie con un minimo di criterio. Insomma, è un gioco impegnativo e appassionante, perlomeno se affrontato a un livello di difficoltà degno. E in cooperativa, pure, guadagna non poco.

Il problema – terzo dente, detto e ridetto – è che sotto certi punti di vista è anche un po’ troppo derivativo e un po’ poco ispirato. Voglio dire, gli alieni, via, son veramente bruttarelli, legnosi, han proprio quel design “occidentale medio” privo di nerbo che nel dopo Gears of War fa davvero venire il latte alle ginocchia.

Si arriva poi – quarto dente – all’intrigante idea di raccontare la storia tramite le parole di una seducente e femminea voce brit, che in avvio ingrifa col suo modo di svelare segreti, ma sulla distanza finisce per “staccare” assai e far vivere gli eventi in maniera un po’ troppo passiva. Non che ci sia poi molto da raccontare, ma sinceramente quel che accade poteva essere esposto con un filo di pathos in più.

Anche vero – quinto dente – che momenti ricchi di emozione ce ne sono, anche se son dovuti soprattutto al buon impatto del motore grafico (davvero affascinanti certe scelte nell’uso delle luci e dei colori). Penso alla battaglia nella cattedrale di Westminster, all’avanzata fra le trincee di Manchester, all’esplorazione dei tunnel sotterranei, a quegli enormi “prosciuttoni” alieni penzolanti fra i crepacci della base.

Insomma, il fatto è che Resistance è un gioco un po’ medio, ma che ha alcuni elementi di gran valore, capaci di farlo rendere come ben più che medio (ci sarebbe pure un multiplayer tutt’altro che da buttare, anzi). Considerando che si è manifestato al lancio di PS3, c’è davvero poco da dire. Insomma, dall’altra parte al lancio c’era, santoddio, Perfect Dark Zero.

Epperò, se lo decontestualizziamo un attimo, vien difficile considerarlo come qualcosa di diverso da uno sparatutto francamente abbastanza ordinario. Che vanta pure i suoi bei guizzi e le sue belle finestre che si sfondano a ragnatela, per carità. Ma ordinario rimane. E le battaglie sui veicoli sono un po’ una rottura di palle.

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2 pensieri su “Resistance: Fall of Man”

  1. son d’accordo però c’è da dire che almeno PDZ proponeva una grafica piu evoluta e anche se il titolo non era il max almeno in una parte brillava, qui pare che sia tutto nella media….divertente si ma sempre nella media rimane 🙂

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