L’incredibile Hulk

The Incredible Hulk (USA, 2008)
di Louis Leterrier
con Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, William Hurt, Tim Blake Nelson

L’incredibile Hulk, bisogna dirlo, parte bene, o quantomeno in maniera interessante. Non perché sconfessa fin da subito l’intero film di Ang Lee, negandone le origini del personaggio (assieme al conflitto padre-figlio su cui s’incentrava la pellicola) e mostrando in volata tutti i nuovi protagonisti, ma per il modo simpatico con cui i titoli di testa omaggiano il vecchio telefilm e per quella splendida ripresa volante su Rio.

Poi, però, si viene sepolti da un paio d’ore circa di noia insostenibile, durante la quale si riflette sulla mediocre prova di praticamente tutti gli attori, ci si ringalluzzisce nell’accorgersi che “ah, sì, quello è Leonard Samson” e nel cogliere tutte le strizzatine d’occhio ai fan dei fumetti, si salta un attimo sulla sedia nel riconoscere l’accennato tema musicale del telefilm e ci si chiede quanto cazzo manchi a ‘sta spettacolare rissa finale, che oltretutto spettacolare si rivelerà esserlo molto poco.

L’incredibile Hulk è un film micidialmente povero, che spazza via qualsiasi tentativo di raccontare una storia intensa e drammatica, di approfondire la psicologia dei personaggi, di fare insomma quello che le migliori storie a fumetti del gigante verde hanno fatto negli anni. Ci si ritrova invece con una storiellina esile e piatta, tenuta assieme da personaggi mosci come pochi, in cui si passa stancamente da una scena d’azione all’altra.

Sono poi belle le scene d’azione? Abbastanza, anche se un po’ troppo franco-tamarre per i miei gusti. C’è un Tim Roth disgustoso e divertente nella spocchia con cui affronta Hulk? Senza dubbio. Ma è sufficiente? No, perché non è questo l’Hulk davvero affascinante, perché si barcolla un po’ troppo sul filo del ridicolo senza volerlo abbracciare con la gioia e la consapevolezza di altri film, ma giocandosi anzi in maniera impacciata la carta dell’intenso melodramma, con la speranza che bastino un paio di sguardi intensi e una scopiazzatura malriuscita del corteggiamento di King Kong per dare un minimo di spessore a questa sottiletta.

Il problema è che L’incredibile Hulk è un filmetto d’azione da quattro soldi, che si compiace della sua aderenza “citazionista” al fumetto, ma non riesce a coglierne davvero i tratti essenziali. Prova ad abbracciare il filone Frankenstein, ma non riesce a convincere nei suoi aspetti melodrammatici. Prova a buttarla sul caciarone, ma non ha le palle di farlo con la giusta dose di consapevolezza, nonostante l’unica vera punta di autoironia del film sia (putacaso) forse anche la battuta più riuscita. È un pasticciaccio adolescenzialoide da quattro soldi, con davvero pochi, isolati, momenti degni di nota.

Per molti l’Hulk di Ang Lee è stato un fallimento, e di sicuro lo è stato dal punto di vista commerciale. Ma mille volte meglio un fallimento che prova a dire qualcosa, rispetto a queste due ore di squallido nulla, nelle quali puoi giusto compiacerti per degli effetti speciali ben realizzati, ridere per una o due battute, gongolare di fronte a Robert Downey Jr. e pensare che già Liv Tyler ti piace tanto meno di Jennifer Connelly, ma se poi passa due ore a piangere come una cretina, beh, ti vien proprio voglia di ucciderla. Sembra paradossale, ma Edward Norton sarebbe stato davvero tanto meglio nel primo Hulk che ha rifiutato, invece che in questo che ha voluto co-sceneggiare vedendosi poi – pare – stagliuzzate quasi tutte le sue aggiunte. Contrappasso?

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3 pensieri riguardo “L’incredibile Hulk”

  1. Oooh, finalmente qualcuno che la pensa come me. Pure io ho preferito l'Hulk di Ang Le, e l'ho preferito pure nelle scene di azione, dove si vedeva un gigante verde inarrestabile, non un fighetto verde col fisico da body builder.

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