Molto incinta

Knocked Up (USA, 2007)
di Judd Apatow
con Seth Rogen, Katherine Heigl, Paul Rudd, Leslie Mann

Spaventato dal timore nei confronti delle sfiatate e ormai insostenibili commediole americane tutte uguali e tutte divertenti come un calcio nei coglioni, bloccato poi – lo ammetto – da un titolo italiano impresentabile, a suo tempo ho trascurato Molto incinta. Certo, m’incuriosiva, perché ne sentivo parlare bene e perché continuavo a leggere e percepire entusiasmo su questo e sugli altri film partoriti da Judd Apatow e amichetti vari, e quindi mi ero messo in testa di vederlo, prima o poi.

Alla fine, stimolato dagli euro in singola cifra che chiedevano su Axelmusic per l’HD-DVD (che si vede da Dio, ovviamente), ho investito sulle avventure del latin lover Seth Rogen. E ho fatto benissimo, perché Molto incinta (Knocked Up, santoddio) è un gran bel film, una commedia romantica hollywoodiana capace di scardinare gli schemi del genere lavorandoseli dall’interno, senza tradirli, anzi abbracciandoli fino all’inevitabile lieto fine, ma spennellandoli di nichilismo e furia corrosiva.

Knocked Up, tanto per cominciare, ammazza di risate. In un mondo in cui la commedia americana media dura novanta minuti e rompe il cazzo dopo quaranta, il film di Apatow spacca dal ridere per due ore abbondanti, senza un attimo di cedimento, senza che ci sia mai l’impressione di brodo allungato. Tutto quel che c’è, ci dev’essere, ci sta bene, diverte, con un senso del ritmo e una solidità davvero notevoli.

Ma non basta, il bello è anche altro. Per esempio il fatto che si parte da una situazione standard (notte alcolica, danno irreparabile) e per certi versi assurda, procedendo poi per tutti i passi tipici della commediola, che è facile prevedere, ma riuscendo lo stesso a stupire e sorprendere. Perché? Per la qualità della scrittura e la voglia di uscire dai soliti stereotipi buonisti e per famiglie.

In Knocked Up ci sono bei personaggi, che escono dalle macchiette mostrate nei primi minuti e svelano insicurezze, dubbi, sentimenti, schemi mentali tremendamente veri, credibili, umani, nei quali è facile riconoscersi e identificarsi. E poi c’è il gusto per il basso e il terra-terra, in una commedia in cui i personaggi imprecano e sbraitano, litigano e s’incazzano, scoreggiano e sboccano, ma lo fanno per davvero, non si girano dall’altra parte facendo versi in un cestino. E tutto questo non con la voglia di eccesso, di esagerazione infantile tipica dei Farrelly. No, col sincero desiderio di raccontare persone vere e credibili. Ed è per questo che funziona sul serio. Bello, bello per davvero.

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