Cannes 2008

La rassegna milanese di Cannes, negli anni pari, è sempre un delirio, perché ai film, al lavoro, alle finali NBA, all’evento che per qualche motivo mi ruba sempre uno o due giorni, si aggiungono i Mondiali/Europei di calcio. E infatti si paga dazio con un livello di stanchezza devastante e una necessità di dormire insopportabile. Comunque, ancora una volta, sono sopravvissuto, e – seppur in notevole ritardo – sono pronto a parlare un po’ di quel che ho visto. Tanto per cambiare, invece che secondo l’ordine di visione, metto i film in film divisi per sezione, e magari pure in ordine alfabetico. Tanto ne ho visti pochi, appena una dozzina, quindi facciamo in fretta.

Concorso
Entre les murs (Francia)
di Laurent Cantet
con François Bégaudeau
Palma d’oro

Cantet – di cui prometto che prima o poi riuscirò a guardare il celebratissimo Risorse umane – mi aveva fulminato con A tempo pieno nella rassegna di Venezia del 2001 (madonnadeddio, all’epoca ero in grado di vedere quarantasette film in otto giorni, ora mi sfianca vederne undici… mi sento vecchio). Poi, però, mi ha fatto venire lo scorbuto con Verso il sud, visto nella rassegna di Venezia del 2005. Sono quindi molto lieto di annunciare che questo Entre les murs è veramente un gran bel film e una Palma d’oro una volta tanto davvero convincente. Racconta della vita di tutti i giorni all’interno di una scuola media francese, seguendo in particolare il lavoro di un professore, ma lo fa evitando di romanzare e di cadere nei soliti stereotipi da film “scolastico”. Il piglio è quasi documentaristico, la sceneggiatura è solida e credibile, piena di personaggi che scivolano fra le zone d’ombra e non si mostrano come strettamente positivi o negativi. E, soprattutto, il cast è perfetto: bravo davvero Cantet a far recitare in questo modo pazzesco tutti quanti gli attori, molti dei quali dubito siano esattamente professionisti scafati. Forse Il divo e Gomorra sono superiori, forse no, ma certo questo è un gran film, potente, intenso, importante.

Gomorra (Italia)
di Matteo Garrone
con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo
Grand Prix

Non ho letto il libro (“Ma come, sei pazzo? Leggilo subito!”), ma ho letto in giro che Garrone ha pescato nel sottobosco, tralasciando le grandi storie di camorra e limitandosi a raccontare dei piccoli pesci, della bassa manovalanza. E ha fatto gran bene, perché ne vengono fuori personaggi lontani anni luce ma allo stesso tempo impossibili da non sentire tremendamente vicini. Gomorra ti prende e ti trascina nello squallore e nella merda, ti costringe a vivere per un paio d’ore abbondanti dove non vorresti mai stare. Non giustifica, non motiva, non ragiona, ti sbatte solo in faccia, con la cruda voglia di farti del male vero, duro, fisico. Realistico e schietto, privo di moraline o di approfondimenti, racconta quel che deve raccontare in maniera splendida e perfetta, commettendo il solo (presunto) “errore” di non fornire contesto, di non voler fare il vero film “di denuncia”.

Il divo (Italia)
di Paolo Sorrentino
con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci
Premio della giuria

Splendida, splendida prova di coppia per Sorrentino e Servillo. Il primo si conferma regista pazzesco, in grado di porre (quasi) definitivamente il suo enorme talento registico al servizio di ciò che vuole raccontare, senza più l’impressione del virtuosismo autocompiaciuto e bisognoso di applausi. Il secondo regala un’interpretazione mostruosa, perfetta, capace di non apparire macchiettistica nel ritrarre un uomo che per certi versi macchietta è. Il divo è un grandissimo film, grottesco, seducente, curato nei minimi dettagli, in cui ogni singola inquadratura, ogni minimo movimento di macchina ha un suo senso perfetto e meraviglioso. Ha forse il solo “difetto” di dare davvero tanto per scontato e pretendere attenzione vispa e solida da parte dello spettatore fin dal primo minuto, ma vale ogni sforzo che richiede.

Üç maymun (Turchia)
di Nuri Bilge Ceylan
con Yavuz Bingöl, Hatice Aslan, Ahmet Rifat Sungar
Premio alla regia

Le solite storie da film festivalieri, con donne disposte a tutto per il bene del proprio figlio e mariti che faticano un po’ ad accettare fino a dove possa giungere questo “tutto”. Girato davvero bene, poco da dire, da vedere è proprio una goduria. Però ‘sto premio mi sembra un po’ un voler accontentare tutti e – questo sì – che non sia andato a Sorrentino fa un po’ ridere.

Waltz With Bashir (Israele, Francia, Germania)
di Ari Folman
Un soldato israeliano che ha assistito al massacro di Sabra e Shatila ha rimosso dalla memoria l’accaduto, fino al punto di non avere più certezze sulla sua reale partecipazione. Per cercare di mettere assieme i ricordi, decide di incontrare le persone che si trovavano in Libano con lui e farsi raccontare la loro versione dei fatti. Ne nasce una specie di interessante e toccante documentario realizzato sotto forma di cartone animato. Ritmi blandi, molto dialogo, qualche passaggio davvero evocativo, una voglia di “far poesia” a tutti i costi che a tratti mi ha lasciato perplesso, una colonna sonora magari un po’ fuori posto e più adatta a un film d’azione americano, ma anche tanta capacità di colpire allo stomaco con forza e impeto. La parte finale, nella quale finalmente il protagonista recupera i ricordi e l’animazione lascia spazio ad immagini di repertorio, lascia di sasso. Agghiacciante.

Fuori concorso
Sangue pazzo (Italia)
di Marco Tullio Giordana
con Monica Bellucci, Luca Zingaretti, Alessio Boni

Marco Tullio Giordana deve aver perso il senno da qualche parte durante la lavorazione di La meglio gioventù e non sembra essere in grado di riprendersi. Con quella precedente produzione, Sangue pazzo condivide la natura televisiva del progetto e l’impressione che sepolto lì sotto ci sia un gran regista non in grado di esistere fino in fondo. Ma mentre la saga dei Carati aveva il problema di perdere mano a mano coesione e, dopo una bellissima prima parte, sfaldarsi sempre più, questo Sangue pazzo è un’opera schizofrenica, fatta di clamorosi alti e bassi. Il melodramma, che dovrebbe fare da motore alla vicenda, funziona davvero poco, vuoi per una scrittura abbastanza debole dei personaggi, vuoi per le prove poco convincenti di buona parte degli attori, vuoi perché la Bellucci azzecca due espressioni in croce su 150 (centocinquanta!) minuti. A funzionare meglio è lo sguardo sulla grettezza a cui la guerra è capace di condurre, con scoppi di forza drammatica improvvisi e che ogni tanto colpiscono allo stomaco, nonostante un fastidioso retrogusto di maniera e di posticcio. Due ore e mezza che vanno via abbastanza tranquillamente, va detto, ma non dicono nulla di nuovo e quel che dicono lo dicono pure maluccio. E l'”amichevole partecipazione” di Lo Cascio è davvero buttata lì, sembra un cameo da film di John Landis.

Un Certain Régard
Tulpan (Germania, Svizzera, Kazakistan, Russia, Polonia)
di Sergey Dvortsevoy
con Ondas Besikbasov, Samal Esljamova, Askhat Kuchencherekov
Vincitore della sezione Un Certain Régard

Un affascinante e divertente viaggio nella vita selvaggia di una famiglia kazaka. I dubbi, le speranze, i desideri e i difficili rapporti famigliari. Film standard da festival, silenzi, macchina da presa ferma, drammi quotidiani dallo scarso impatto melodrammatico. Però bello.

Quinzaine des Réalisateurs
Acné (Uruguay, Argentina, Spagna, Messico)
di Federico Veiroj
con Alejandro Tocar, Julia Català

Un bel filmetto sulla vita di un adolescente brufoloso e un po’ sfigato alla disperata ricerca del suo primo bacio (per il sesso si è già abbondantemente provveduto a colpi di prostitute). Simpatico e tenero, forse un filo ripetitivo, ma interessante per come riesce a raccontare la solita storiella in maniera tutto sommato inedita.

Eldorado (Belgio, Francia)
di Bouli Lanners,
con Bouli Lanners, Fabrice Adde
Premio Label Europa Cinemas

Divertente road movie che mette assieme un’improbabile coppia di pseudo amici improvvisati: un burbero bestione e una specie di sfigatissimo ladro/tossico colto con le mani nella marmellata. I due s’imbarcano in un viaggio alla ricerca di genitori perduti e raccontano allo spettatore una faccia di Belgio affascinante ed evocativa. Risate e un po’ di malinconia. Quando sono passato a Brusselles c’erano manifesti dappertutto: fanno bene, è un bel film.

The Pleasure of Being Robbed (USA)
di Josh Safdie
con Eléonore Hendricks, Josh Safdie

Uno sguardo ammosciato e spento nella vita di una tizia che tira a campare rubando a destra e a manca. Piatto, monocorde, banale e “festivaliero” nel peggiore dei modi possibili. Un lancinante mattone sui testicoli.

Ecrans Junior
Diari (Italia)
di Attilio Azzola
con Roisin Greco, Amine Slimane, Antonio Sommella, Manuel Ferriera, Maria Teruzzi, Matilde Pezzotta, Joseph Scicluna, Monica Barbato, Davide Lottfalla, Luca Sonetti,
Sonny Aro, Elena Lolli, José Alberto Beltran Madalenguitia
Vincitore della sezione Ecrans Junior

Tre storie di varia gioventù (ma non solo) italiana, raccontate per immagini e tramite le parole scritte sui diari dei protagonisti. Un film d’esordio realizzato con quattro soldi, una produzione indipendente firmata da un regista che – dice – fino all’altro ieri si faceva le rassegne da spettatore e sognava di prendere in mano una macchina da presa. Dopo dieci minuti di film stavo cercando una corda con cui impiccarmi, ma alla fine ho deciso di aspettare e dare fiducia, facendo tutto sommato bene. La natura un po’ amatorial-televisiva non se la scrolla di dosso fino alla fine, ma piano piano il racconto prende forma e fanno capolino una manciata di trovate divertenti e personaggi gradevoli. Certo, c’è del poetismo un po’ forzato e a conti fatti si vede poco di davvero “nuovo” ma, considerando i mezzi con cui sembra essere stato girato, poteva andare ben peggio.

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