Quando l’amore brucia l’anima

Walk the Line (USA, 2005)
di James Mangold
con Joaquin Phoenix, Reese Witherspoon, Ginnifer Goodwin, Robert Patrick

Quando l’amore brucia l’anima, a me si bruciano i coglioni, perché davvero un titolo così non si può vedere. Ma d’altra parte bisogna ammettere che la dozzinale banalità di un adattamento che mortifica l’originale Walk the line in una roba da fiction televisiva è tutto sommato adatta al caso, visto che il film di Mangold è – se non dozzinale – quantomeno banale, prevedibile, già visto mille volte.

Tutte le regole non scritte, tutti gli stilemi del polpettone biografico sono sciorinati e rispettati, anche al punto di stravolgere in pieno elementi importanti del testo ispiratore. O così pare, se è vero come leggo in giro che il rapporto padre/figlio raccontato da Cash è ben diverso da quello che si vede nel film. Ma d’altra parte, che fai, in un film che racconta la tormentata vita di un vero eroe americano non potrai mica negarti un bel conflitto di quelli tosti, con sensi di colpa reciproci e accuse feroci, no?

No che non te lo neghi, piuttosto sorvoli sulla profonda religiosità del Johnny Cash, ridotta al rango di nota a margine per concentrarsi invece sulla romantica serie di “ti prendo, ti respingo, ti piglio, ti lascio, ti mollo, ti cancello” fra lui e lei. E sul tour itinerante con Elvis e Jerry Lee, pure, che fa colore e fa leggenda. Tanto a tenere in piedi il film ci pensano Reese, che è bella, brava e canta pure meglio di June Carter, e Joaquin, che fa veramente spavento (e a vederlo che si strugge per la morte del fratello un brividino ti ci sale per forza, lungo la schiena).

Ma che poi, intendiamoci, il problema vero è l’averne già visti tanti, forse troppi, di drammoni di formazione, di complicati e contorti rapporti fra padre e figlio (che poi funzionano sempre bene e il respiro intenso te lo fan venire), di romantiche passioni fra uomini in disgrazia e angeli salvatori. E pure un po’ il fatto che Cash, sì, ok, lo so chi è, e i suoi American Recordings sono meravigliosi, ma non sono nato in Kentucky e per me lui non è Capitan America, è solo un cantante un po’ famoso, che mi dicono essere una leggenda.

E alla fine, in un film del genere, così programmaticamente, sistematicamente, inevitabilmente uguale a tutti gli altri, a fare la differenza sono loro, gli interpreti, intensi, vivi, veri. E lei, la musica, vibrante, proprio da loro due cantata in maniera strepitosa e toccante. Ecco, alla fine Walk the Line è soprattutto chi. Chi viene raccontato, certo, ma più che altro chi ce lo racconta. E son dei “chi” per cui tutto sommato può valer la pena di sciropparsela, quest’ennesima storia di vita in cui tutto quel che accade è telefonato mezzora prima.

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