American Gangster

American Gangster (USA, 2007)
di Ridley Scott
con Denzel Washington, Russel Crowe, Chiwetel Ejiofor, Josh Brolin

Se Ridley Scott non avesse girato Soldato Jane, 1492 e – cazzo – Un’ottima annata, probabilmente oggi sarei ancora un suo fan, come quando ero un pirletta adolescente innamorato di Alien, Blade Runner e I duellanti. Adesso, invece, sono un pirletta trentenne innamorato di Michael Mann, mi piace tirarmela annuendo intensamente quando qualcuno dice che in fondo in fondo Tony potrebbe non essere il fratello scemo e al caro Ridley lo guardo un po’ con quell’occhio tenero che si riserva allo zio rincretinito.

Se fossi ancora quell’adolescente lì, beh, andrei a vedere American Gangster con la speranza di gustarmi, che so, una roba vagamente paragonabile a Il padrino o a Quei bravi ragazzi. E invece ci vado prevenuto, di Padrino mi viene in mente il terzo, e non spero neanche troppo che si graviti in zona The Departed. E finisce che in fondo un pochino rimango sorpreso, e non si sa perché.

Del resto che c’è da rimanere sorpresi, nell’osservare ancora una volta quanto impegno da pubblicitario creativo ci metta Ridley nel dipingere belle immagini? Che mica si può pensare di dire che American Gangster sia brutto da vedere, anzi, è proprio figo e bello solido. Il problema è che è troppo bello e troppo solido. Troppo pulitino, perfettino e leccatino, con quell’aria da epica criminale progettata a tavolino seguendo tutte le regole della ricetta.

Sembra fatto col manuale, non si sfugge a nulla e ci si becca tutto, dall’inizio alla fine. Che va pure bene, eh, se però si riesce a dare un filo di mordente, invece di tirar fuori ‘sto lavoro di routine banale come una scorreggia con la sbroda dopo che hai preso freddo al pancino. Un film da due ore e mezza a cui serviva un’altra mezzora almeno, anche se rimane la sensazione che Ridley non sarebbe riuscito a dargli spessore neanche in quattro ore.

Certo, ci sono delle gran belle immagini, quella cruda apertura fra le fiamme, quel matrimonio spezzato dal poliziotto rompicoglioni, quella maestosa retata, ma c’è anche tanto, troppo, di tirato via, buttato lì a caso, come tutta la vicenda del compagno di Russel Crowe o il tentativo un po’ maldestro di tratteggiare un’epoca, che vien la malinconia al pensiero di quanto bene c’era invece riuscito Ted Demme.

Oh, poi, si torna al punto di partenza: considerando certa roba che il Ridley riesce a tirar fuori quando ci si mette, American Gangster me lo bevo molto volentieri. Tanto più che un film con Denzel Washington in cui non mi viene voglia di uccidermi ogni volta che appare Denzel Washington non lo vedevo da un po’.

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