La settimana a fumetti di giopep – 03/02/2008

Ben oltre un mese dopo l’ultima volta, torna la rubrica dedicata alle mie letture a fumetti, con un po’ meno roba del solito. Non so bene perché vado avanti a scriverla, anche se in maniera non proprio puntuale. Mettiamola così: se anche solo un lettore dovesse trovarci dentro qualcosa di interessante e/o stimolante, La settimana a fumetti di giopep avrà fatto il suo dovere.

DC
Justice #2 ***
Prosegue l’intrigante storia dedicata ai supercriminali DC che decidono di prendere il controllo della situazione. Sinceramente mi sembra un po’ troppo “riservata” ai profondi conoscitori dei personaggi coinvolti, ma certo le splendide tavole di Alex Ross sono sempre un clamoroso piacere da osservare per chiunque.

Wonder Woman: Blue Amazon ***
Capitolo conclusivo della trilogia costituita anche da Superman: Metropolis e Batman: Nosferatu, Blue Amazon prosegue nel cupo e inquietante omaggio al cinema tedesco messo in piedi da Randy Lofficier e Ted McKeever. Sinceramente l’ho trovato un po’ troppo freddo e piatto, con personaggi caratterizzati in maniera poco incisiva. L’unico reale motivo d’interesse, per quanto mi riguarda, sono gli splendidi disegni di McKeever.

Wonder Woman: The Hiketeia ***
Una storia dagli sviluppi abbastanza ordinari, che prende spunto da un mito greco per raccontare del conflitto d’interessi fra il dovere e il volere, gli obblighi di tradizione e quel che si ritiene sia giusto fare. Gli sviluppi sono prevedibili, ma il tutto è raccontato con la solita maestria di Rucka e ne viene fuori una storia appassionante, splendidamente disegnata e di grande impatto emotivo.

Manga
Lone Wolf & Cub #26 ****
Momento cardine nella saga del lupo solitario, che finalmente si libera di un fardello pesante e prepara il campo per lo scontro finale col suo avversario di sempre. L’ennesimo tuffo in un’epoca lontana, esotica, che racconta in maniera affascinante i tempi e i modi del Giappone medievale.

Moonlight Mile #5 ***
Ho l’impressione che col progredire della storia questo Moonlight Mile stia un po’ perdendo d’impatto, che l’estremo senso di melodramma e la narrazione esplicita stiano diventando un po’ maniera e che a conti fatti il coinvolgimento emotivo non sia più quello degli esordi. O magari è solo un momento di stanca. Vedremo.

One Piece #45 ***
Si chiude una saga e se ne apre un’altra, con l’ometto di gomma e i suoi amici di nuovo in partenza verso incredibili avventure. La sindrome da Dragonball avanza e, pur continuando ad apprezzare l’ottimo stile grafico e l’adorabile demenzialmelodramma, ci si comincia a chiedere quando finirà.

Steel Ball Run #11 ***
A proposito di sindrome, Hirohiko Araki non la pianta più, anche se perlomeno bisogna dargli atto che i suoi continui pestaggi non si limitano a cazzottoni, onde energetiche e rilevazioni su quanto caspita è forte il nuovo nemico. Le idee non saranno frizzanti come nel JoJo dei tempi migliori, ma per esempio questa nuova bambina modello genio della lampada ha una sua bella dignità.

Bonelli
Gea #18: “La casa dei santi” ***
Sono passati quasi otto anni e finalmente Gea giunge all’annunciata conclusione, con un finale che più inconcludente di così non poteva essere. Certo, è dichiarato, voluto e conclamato, ma mi ha lasciato comunque parecchio insoddisfatto. Che fosse proprio l’insoddisfazione del lettore l’obiettivo di un autore che sembra spesso più interessato a stupire e che a raccontare una storia? Comunque, nel complesso, nonostante un finale discutibile Gea è stata una bella serie, e tutto sommato credo che gli evidenti limiti imposti dal “formato” abbiano giovato al tutto, limitando la stucchevole strapoliticizzazione da cui ogni tanto Enoch si fa prendere.

Altro
Alice in Sunderland ****
Uno splendido, complesso, un po’ pesante, ma interessantissimo tuffo nella vita e nelle opere di Lewis Carrol, tramite il quale Bryan Talbot racconta una fetta di storia della sua Inghilterra e si lancia in un’analisi sociologica, storica e politica della storia di Sunderland. Un’opera tosta, difficile da digerire, che merita probabilmente più di una lettura, ma lascia il segno. E poi ce l’ho autografata!

Powers #6/10 *****
Un grazie al sempre ottimo Roncucci che mi ha permesso di colmare il gap nelle mie letture di Powers in breve tempo e spendendo un po’ meno del previsto. E un grazie a Brian Michael Bendis e Michael Avon Oeming che hanno creato una serie strepitosa, un noir metropolitano ambientato su un pianeta in cui vivono supereroi (anzi, “poteri”) tremendamente veri, realistici, vivi. In questi cinque volumi di Powers si vede tutto, dal giallo al thriller, dal trascinante “film” d’azione all’epica saga supereroistica, e ci sono colpi di scena, svolte narrative e cambi di direzione a catinelle. A occhio, succede più roba in cinque volumi di Powers che in cinque anni di Spider-Man.

The Walking Dead #7: “The Calm Before” *****
Ero indeciso se mettere in copertina Alice in Sunderland o Powers, ma play.com mi ha tolto il dubbio recapitandomi (finalmente) il settimo volume di The Walking Dead. Sarà che adoro le storie di zombie e che se ne vedono sempre poche e ancor meno di qualità, ma questa serie va molto vicina ad essere una fra le mie preferite di sempre. Robert Kirkman, c’è poco da fare, quando scrive le sue creature dà veramente il meglio di sé, riempiendo le pagine di personaggi fantastici, dialoghi intensi, storie dal ritmo trascinante ed emozionante. The Calm Before commuove con il rapporto fra Rick e sua moglie, angoscia con l’imminenza di un pericolo che potrebbe manifestarsi da un momento all’altro, solletica il groppo in gola con le mille storie dei rifugiati della prigione e appassiona come poche altre letture sono in grado di fare. E tutto questo in un fumetto sugli zombie nel quale gli zombie, ormai, fanno quasi da tappezzeria. Una tappezzeria che, per il lettore così come per i protagonisti della storia, è talmente spiaccicata sulle pareti che viene quasi da dimenticarsene, da sottovalutarla. Ed è proprio in quel momento che si corre il pericolo più grosso.

5 pensieri riguardo “La settimana a fumetti di giopep – 03/02/2008”

  1. Ciao, condivido con te la qualità di <>the Walking dead<>, davvero brillante.Mi chiedevo se avessi letto <>Guardie d’onore<>, uscito da poco in libreria e fumetteria.Io l’ho preso, tutto entusiasta, ieri in libreria, letto tutto d’un fiato.Un grosso volumone rilegato – 14,90 euroni, dannazione. <>Grosso<> più che altro per la cover. É spessa.Un fantasy mediocre, rapidissimo (poco da leggere), con i testi dei ballon scritti a pc (ARGH) e una certa banalità nell’insieme. La sceneggiatura, nel senso dell’uso delle vignette, è scarsina e i disegni, osannati qui e lì, mi paiono nella media, a volte pure così così, per non dire bruttini.Leggo da molti siti che sia geniale.. uhm…Io l’ho preso perchè ne leggevo spesso su Wizard e mi ero fatto trascinare dall’entusiasmo.Così, volevo ‘sentire’ il tuo parere.

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  2. Si, dai. Mi aspetto un commentino 😉Ti segnalo, invece, questo < HREF="http://www.altertube.tv/view_video.php?viewkey=31b55aa50c06529eaa21" REL="nofollow">link<> , c’è un interessante filmato su Alan Moore.Pare, anche, che questo suo libro, < HREF="http://www.thrillermagazine.it/libri/4526" REL="nofollow">La voce del fuoco<>, sia interessante.

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  3. Scrivo qui, ché tanto è lì stess.

    Dunque, sto leggendo The Walking Dead e sono arrivato a quando arrivano alla prigione. All'inizio, insomma.

    ATTENZIONE SPOILER
    Più precisamente, a quando le due bambine dell'agricoltore (Hershel) vengono sgozzate in una stanza della prigione.

    Hai presente?

    Ecco, confesso di aver provato una sensazione di rigetto mostruosa.

    Ma cazzo! Prima un figlio diventa zombie e lo tiene rinchiuso nel fienile, poi gliene muoiono altri due, quindi gli attaccano la fattoria e adesso gli sgozzano due figlie ancora cucciole.

    Insomma… Ho avuto la sensazione che l'autore avesse oltrepassato il confine tra il molto e il troppo. Non so se mi spiego.

    Certo, è anche vero che le emozioni suscitatemi sono state significative e in un'opera di intrattenimento la cosa dovrebbe essere sempre un fattore positivo.

    Però anche A Serbian Film suscita emozioni forti… tipo vomito… ma io avrei dato fuoco alla pellicola originale per assicurarmi che la cosa non venisse mai più riprodotta.

    Insomma… vivo sentimenti contrastanti.

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