King Kong

King Kong (USA, 2005)
di Peter Jackson
con Naomi Watts, Adrien Brody, Jack Black

Fin dagli esordi Peter Jackson ha sempre dichiarato il suo amore passionale per King Kong, un film che ha scatenato la sua fantasia di bambino e ha dato vita per primo alla sua passione per il cinema. Che realizzarne un remake fosse il suo sogno era risaputo da anni, quali razza di segoni debba essersi tirato nel poterlo fare con i mezzi finanziari e la libertà creativa derivanti dal successo della sua precedente trilogia tolkeniana, beh, lo si può solo immaginare.

Di sicuro, l’impressione è che si sia divertito un sacco, nel realizzare questo giocattolone pieno d’amore nei confronti di ciò che racconta così come del cinema stesso. King Kong è tre film in uno, tutti notevolmente riusciti e molto ben amalgamati. È un cupo, sordido e inquietante viaggio all’avventura, che si apre su un bel ritratto dell’America in preda alla Grande Depressione e prosegue verso la scoperta di una terra nascosta e pericolosa. È una spettacolare e travolgente battaglia fra titanici mostri, in mezzo ai quali un gruppo di sfortunati esseri umani tenta di portare a casa la pelle. È un melodrammatico e triste epilogo in cui la bella finisce per uccidere la bestia.

Nel mettere in scena il suo King Kong, Jackson racconta un bizzarro triangolo amoroso, che coinvolge lo sceneggiatore Jack Driscoll, l’attricetta Ann Darrow e un gigantesco scimmione. Nel mondo di Peter Jackson, King Kong non è solo un semplice spauracchio, un mostroso babau da cui fuggire, ma una creatura che si affeziona alla sua preda, con cui il personaggio interpretato da Naomi Watts sviluppa un legame di fiducia e affetto. Ne viene fuori un trasporto emotivo e romantico che nei precedenti due film era assente, o poco più che accennato, suggerito sottopelle. Qui, invece, il rapporto fra Ann e la creatura diventa ben presto il motore della vicenda, capace di generare scene deliziose come il “corteggiamento” in cima alla montagna o la danza sul ghiaccio a Central Park.

E attorno a tutto questo c’è anche uno spettacolare film d’azione, pieno di momenti esaltanti e che riesce a tenere alto il ritmo dall’inizio alla fine. C’è un personaggio riuscito come Carl “Orson Welles” Denham, che ha per me il difetto di essere interpretato da Jack Black (non lo sopporto), ma che con la sua avida sete di fama e potere funge da ulteriore, efficacissimo, motore per le vicende. E ci sono effetti speciali incredibili, con creature convincenti e pochi passaggi sottotono anche nella visione televisiva (la fuga fra le gambe dei dinosauri è un po’ piatta, diciamocelo).

Insomma, King Kong è un gran bel film, appassionante, romantico e divertente. Cinema popolare ambizioso e presuntuoso, che sbatte in faccia al pubblico tutta la sua prosopopea e la sua logorrea. Forse è un po’ troppo lungo, forse a qualche rutilante effetto speciale si poteva rinunciare, ma io non mi sono annoiato un attimo e mi sono divertito dall’inizio alla fine, come non mi capitava con un film di Peter Jackson dal primo dei tre “anelli”.

5 pensieri riguardo “King Kong”

  1. concordo con tutto..persino su jack black che però io non trovo insopportabile ma semplicemente fuori ruolo!ti consiglio comunque di rivedere l’ultima scena de l’originale del 33..quella in cima al palazzo con kong che accarezza per l’ultima volta la bella..era di un romanticismo assoluto!ti consiglio poi la visione del primo seguito ufficiale di king kong, girato dal regista de l’originale (schoedsack), che creò una storia simpatica e tenerissima sul figlio di kong (che è bianco!)..lo recensii a mio tempo sul blog..se riesci a recuperarlo dagli un occhiata!

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  2. Secondo me Jack Black più che fuori ruolo è proprio incapace, o quantomeno monocorde: sa fare solo un personaggio, e quando tenta di fare qualcosa di diverso (tipo anche nella commediola con Kate Winslett) viene fuori un po’ ridicolo.Però il fatto è che io proprio non lo reggo, ma non in questo film, non lo reggo in generale, ormai da un po’ di tempo. Non so bene quando questa insofferenza sia nata – perché ad esempio ricordo che in Alta Fedeltà mi era piaciuto – ma ad un certo punto ho iniziato a non sopportarlo più.Il King Kong del ’33 l’ho preso in edicola con Ciak un po’ di tempo fa e sono molto curioso di rivedermelo.🙂

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  3. Bah, JB a me è sempre riuscito a far ridere, però non mi esprimo sulla sua interpretazione in King Kong visto che, prima di tutto, lo vidi distrattamente e mi persi molte scene, e secondariamente perchè non mi ricordo assolutamente che parte interpretasse. Se non altro, mi hai fatto venire voglia di rivedermi (o vedermi) questo film. 🙂N!

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  4. Ma sì, ma guarda non ho mica problemi ad ammettere che si tratti soprattutto di antipatia mia per Jack Black.Però resto dell’idea che sappia fare bene solo un certo tipo di personaggio molto sopra le righe, e quando cerca di essere più “serio” non funzioni tanto bene.Al di là del fatto che a me sta sulle palle a prescindere, intendo. 😀

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  5. L’ho visto ieri sera e ti dirò, non mi è piaciuto molto, nonostante la presenza di Naomi Watts. Non so di preciso perché, ma boh, non mi ha preso particolarmente, nonostante ne riconosca i pregi.

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