Echi perduti

Lost Echoes (USA, 2006)
di Joe R. Lansdale

A seguito di un’infezione fulminante all’orecchio, il giovane Harry sviluppa un curioso potere: quando ascolta suoni improvvisi rivive tragici eventi del passato a loro legati. Se sente sbattere una porta che aveva prodotto quello stesso rumore mentre nelle vicinanze avveniva per esempio uno stupro o un omicidio, l’episodio si manifesta nel suo cervello vivido e reale, come se stesse accadendo in quel momento. Parecchi anni dopo la nascita di questo potere, Harry è uno studente di college timido e timorato, che segue tutti i giorni la stessa routine, evita il più possibile gli imprevisti e il contatto con nuove persone e annebbia i suoi sensi riempiendosi d’alcool assieme all’amico di vecchia data Joey. Ogni rumore potrebbe nascondere una terribile visione e, insomma, non è che faccia piacere viverle, quindi Harry fa di tutto per evitarlo. Ovviamente non ci riuscirà fino in fondo.

Viste le premesse, ci si aspetterebbe una deriva horror, fatta di continue visioni inquietanti e descrizioni morbose, magari sullo stile di La notte del drive-in. Invece Lansdale sceglie una via diversa, si concentra sui suoi come sempre adorabili personaggi, tratteggia un disastrato maestro d’arti marziali di mezz’età che puzza un po’ d’autobiografico e mette in scena i soliti intrecci a base d’amicizia virile e romantico amoreggiare. Nel mezzo ci piazza un mistero da risolvere, un omicidio irrisolto dalle radici ben piantate nel passato dei protagonisti, che li trascinerà fino al classico duello finale in stile western.

Per fortuna non si scivola nel thriller, che continuo a trovare un genere in cui lo scrittore texano è davvero poco efficace: Echi Perduti sembra una versione meno cazzara e un po’ più malinconica delle avventure di Hap Collins e Leonard Pine, carica di ironia più nella caratterizzazione dei personaggi che nello stile del racconto. L’ennesimo romanzo di pura evasione, quel genere allo stato brado che tanto bene riesce a Lansdale e tanto piace al sottoscritto. Una lettura fresca e trascinante, che comunque non rinuncia ai soliti temi più o meno sottopelle, con perdenti vogliosi di riscatto che si muovono in un Texas carico di violenze sui più deboli, feroci conflitti di classe, razzismo mai sopito.

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